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Giovedì 20 Gennaio 2022




Una storia d’amore che valica ogni stereotipo

Carlo e Marco si candidano a essere i primi a iscriversi nel Registro delle unioni civili

carlo-e-marcoFeste in famiglia, la vigilia dai tuoi, Natale dai miei, i suoceri e le suocere che si conoscono e frequentano, diciotto anni di vita insieme. La loro vicenda potrebbe essere lo spot della famiglia ideale, se non fosse che i protagonisti di questa lunga storia d’amore si chiamano Carlo e Marco. E per la legge italiana non possono unirsi in matrimonio.

A loro proprio non va giù e per rivendicare il loro diritto a vivere come ogni altra coppia hanno deciso di metterci la faccia: saltano felici reggendo i fili di centinaia di palloncini colorati in uno dei manifesti del prossimo Napoli Pride, sotto lo slogan: “Amare, Volare, Sposare!”. Carlo e Marco ci accolgono nella loro casa al quartiere Montecalvario, affacciata sullo splendido panorama di una Napoli che sembra lontana anni luce, seppure è presente. Nel giardino ombreggiato in cui ci offrono il caffè girano placidi i due mici della coppia. “Altro che destrutturare la famiglia. Noi difendiamo con tenacia l’istituto del matrimonio” dicono sorridendo, ma molto sul serio, “Dopo quasi un ventennio di vita insieme vorremmo coronare il sogno di sposarci, di rendere ufficiale il nostro rapporto, di ottenere un riconoscimento pubblico con tanto di festa, fiori e confetti”. Si candidano a essere tra i primi ad apporre le firme sul registro delle Unioni civili, istituito dal Comune di Napoli, “anche se – aggiungono – attendiamo di leggere la delibera per capire cosa comporterà in termini di diritti”.

Diciotto anni di amore e di lotta. Carlo Cremona e Marco Taglialatela hanno consolidato il loro rapporto anche attraverso la militanza nella battaglia per la rivendicazione dei diritti dei gay. Nel 2005 hanno fondato l’associazione I-Ken: “Per promuovere la realizzazione di progetti di integrazione, culturali, di pari opportunità e sostegno psicologico a favore di chi non può e non riesce a vivere la propria diversità con normalità”, spiega Carlo che ne è il presidente. “Noi siamo stati fortunati, il supporto delle famiglie ha fatto sì che la nostra storia fosse davvero un' isola felice, ma purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi non avviene”. A sentirli parlare l'un dell'altro appaiono  innamoratissimi.  "Abbiamo vissuto la crisi del sesto anno, ma l'abbiamo superata", dice Marco. I diciotto anni insieme proprio non li dimostrano, così come i quarant’anni superati da poco. Si sono conosciuti ventenni  in discoteca e da quella prima sera non si sono più separati.

Certo non sono mancate le difficoltà. Il primo scoglio un anno dopo il colpo di fulmine: “Si era appena sposato mio fratello e mia mamma ricevette una telefonata anonima: “Auguri, ma a quando il matrimonio di Carlo e Marco?”, racconta Marco, “Per lei fu un trauma, decise che Carlo non dovesse più entrare in casa. Mi rinfacciava di non averle detto nulla, ma per me era normale non dirlo. I miei fratelli mica dichiaravano di essere eterosessuali, perché per me doveva essere diverso?”. Eppure la mamma di Marco ha fatto il gesto d’amore, forse più emblematico che c’è: mettersi in discussione. Si è rivolta ad uno psicologo per imparare a superare i suoi limiti, non come purtroppo ancora spesso avviene per portarci il figlio ritenuto “malato”. “La cosa che più di tutto faceva soffrire mia mamma- continua Marco- è di non aver capito il mio orientamento sessuale quando ero adolescente e dunque di non essermi stata-secondo lei-vicina abbastanza”.

Oggi tra Carlo e la suocera c’è un ottimo rapporto e la signora è un’attivista che non manca mai alle manifestazioni, in prima fila sui carri del Pride. Carlo, invece, quando ha deciso di comunicare il suo amore per Marco ai genitori è rimasto sorpreso dall’assenza di sorpresa: già sapevano, tacendo per discrezione. “Capisco lo smarrimento di un padre e una madre che crescono i figli immaginandosi per loro un futuro che aderisce ai modelli standard della vita di coppia. Fare coming out presto può essere utile”, dice Carlo, “Ma purtroppo accade spesso che si venga considerati degli appestati e scacciati. In tanti vivono così la propria  sessualità clandestinamente o si reprimono. La prima indagine sociologica sull’omosessualità realizzata recentemente dall’Istat su un campione di 1 milione di cittadini, ha mostrato che oltre il 7% della popolazione ha un’identità diversa da quella eterosessuale, ma il 73% dei genitori di gay e lesbiche non sono a conoscenza dell’orientamento sessuale dei figli. Il trenta percento dei suicidi tra i giovani è legato a problemi di genere. Io stesso ho avuto compagni di scuola che si sono tolti la vita perché omosessuali e altri che nonostante siano gay continuano a tenere nascosto il loro orientamento”.  A questo scopo l’associazione I-ken ha richiesto e ottenuto un bene confiscato dove vuole realizzare una casa di accoglienza per giovani gay cacciati dalla propria famiglia

Quella di Carlo e Marco è un’oasi felice, lo sottolineano più volte, in un deserto di discriminazione e disconoscimento dove impera ancora una visione patriarcale e misogina della società. “Le politiche sulle Pari Opportunità sembrano quasi non far conto degli omosessuali, non è un caso che si dia per scontato che un assessore alle pari opportunità debba essere una donna etero, piuttosto che un gay o una lesbica”, accusano, “per non parlare del lavoro, dove essere gay può pesare su un’assunzione a dispetto della professionalità. Addirittura  una buona parte della popolazione ritiene che per un gay non sia lecito fare l’insegnate o il medico”.  Marco, architetto, lavora proprio nelle scuole, dove la sua esperienza rappresenta un valore pedagogico aggiunto nello svolgere il ruolo di insegnante: “Nelle classi dove insegno, dichiaro apertamente il mio orientamento e questo aiuta gli adolescenti gay e lesbiche a chiedermi consigli ed esprimere più serenamente la propria identità”.

Oltre al matrimonio, un altro sogno nel cassetto della coppia sarebbe quello di avere un figlio, “io ho sempre amato molto i bambini, Carlo ultimamente sta iniziando a sentire l’istinto paterno. Ma non siamo più giovanissimi e credo che quello di avere un figlio resterà un sogno”- racconta Marco. “Tra l’altro avere un figlio in Italia per una coppia gay- continua Carlo- , con il limite alla fecondazione eterologa è impossibile, resta un fatto borghese: che si può permettere solo chi ha molti soldi e decide di andare all’estero e per gli uomini è ancora più complicato: bisogna anche trovare un utero in affitto”.

Rispetto ai tempi in cui si sono conosciuti percepiscono un’evoluzione sociale: non è un caso l’accoglienza dell’Arcivescovo Crescenzio Sepe che ha incontrato i rappresentanti di I-ken. C’è più decisione nelle battaglie per i diritti e voglia di non nascondersi più. Anche il rapporto con l’esterno sembra migliorato di cui la storia della loro convivenza diventa metafora: “Dalla prima casa che prendemmo in fitto, dieci anni fa, fummo letteralmente cacciati quando si seppe che eravamo una coppia. Nel condominio del secondo appartamento in cui abbiamo vissuto, invece, tutti sapevano, ma noi restavamo un argomento tabù. Oggi i vicini ci chiamano i guagliun e vengono spesso a farci visita”.

 “Oggi per mia mamma la nostra storia è il termine di paragone positivo rispetto alle vicissitudini sentimentali dei miei fratelli”, spiega Marco. “Festeggiamo il 29 di ogni mese il nostro anniversario, i giorni in cui siamo stati lontani si possono contare sulle dita di una mano", conferma Carlo. E’ già ora di andare: la coppia pronta ad immergersi nella città, unita come sempre, per un incontro di organizzazione del Gay Pride che, considerando i 17.000 click in 7 giorni sullo spot ufficiale si preannuncia un successo.

Alessandra Del Giudice e Luca Romano

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