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venerdì 21 Gennaio 2022




Dal 1800 a Napoli, l’Ospedale delle bambole

Al via i corsi destinati ai ragazzi a rischio 

ospedale-delle-bamboleHa oltre 100 anni e li dimostra tutti. L’ “Ospedale delle bambole” di Napoli in via S. Biagio dei librai 46 e 81, è un luogo incantato al di fuori del tempo, in cui si “curano” i giocattoli grazie all’esperienza tramandata da quattro generazioni di artigiani e la consapevolezza che ogni bambino, così come ogni giocattolo, deve essere unico.

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Il lavoro di quattro generazioni. Gambe, teste, occhi di vetro sono appesi al soffitto e ai muri del laboratorio- ambulatorio gestito da Tiziana Grassi,  che ha appreso la “medicina delle bambole” dal padre artigiano e dalla madre che confeziona meravigliosi mini abiti in tulle, taffettà o seta. L’ospedale nasce alla fine del 1800 quando il bisnonno di Tiziana, scenografo dei teatrini dei pupi abile nell’aggiustare le marionette, “guarì” una bambola di una famiglia nobiliare diventando noto  in tutta Napoli e attirando tantissimi clienti. Le bambole da aggiustare, appese fuori dalla bottega catturarono l’attenzione di una passante che affermò: “sembra l’ospedale delle bambole”. Da allora fu coniato il nome del negozio artigiano ormai famoso in tutto il mondo.

Nell’ambulatorio sono in mostra bambole di diverse epoche tramandate di generazione in generazione, da quelle in ceramica di fine ottocento, a quelle in cartone pressato e gessato, tra cui spicca una bambola dallo splendido volto nero, per passare alle bambole in celluloide degli anni ’50 tra le quali una esibisce un foglio con la sua “prognosi riservata”: “Pdd, morbo della bambola triste”. Si, perché le bambole vengono dimesse dall’ospedale con tanto di certificato di patologia e cura, dopo essere state ripulite e confezionate in belle scatole con fotocopie di immagini d’epoca.

Nell’ospedale si aggiustano i meccanismi, si riconnettono i pezzi slegati, si rifà il trucco, si restituisce una folta e lucida parrucca alle vecchie bambole. Inoltre vengono confezionate e vendute bambole uniche realizzate con i pezzi rottamati, come le sirenette dal volto di bambina e coda di tessuto e perline o le “chiattone napoletane” definite “anti Barbie”.

Restaurare i ricordi e le emozioni. “Proponiamo innanzitutto l’idea che le bambole non debbano essere necessariamente malate- chiarisce Tiziana-, la nostra sfida è che le bambine di altri paesi vengano a trovarci o ci inviino le proprie bambole degli anni ’70 o ’80 anche solo per una visita di controllo o per effettuare un restyling, per poi ripartire con un certificato di buona salute”.

Il lavoro va oltre l’artigianato: è un mestiere dell’anima. Regalare a una nonna la sua bambola aggiustata e ripulita per Natale, donare a una bambina una bambola che non può avere nessun’altra non ha prezzo (ed effettivamente il costo di un restyling completo non è basso, per questo conviene donare la bambola restaurata per una ricorrenza speciale). Restaurare una bambola significa non solo ridarle vita, ma riportare alla luce i sentimenti intimi dei proprietari. “Mi commuovono molto gli uomini che portano ad aggiustare le bambole di madri, mogli e figlie- continua Tiziana-. Sono teneri. Non dimenticherò mai un signore sulla cinquantina che mi portò a restaurare la bambola della moglie defunta di cui era innamoratissimo. Aprendola, trovai dentro una lettera d’amore della donna per il marito. Scoppiai a piangere con lui quando venne a ritirarla”.

Una bambola unica, partendo dal riciclaggio.“Le bambole contemporanee nella maggior parte dei casi sono realizzate in serie in Cina con visi brutti e meccanismi infernali che una volta rotti non si possono più aggiustare, così sono buttate via e sostituite da un nuovo gioco di “moda”. I bambini sono spinti dai genitori ad omologarsi al mercato consumistico. Oggi le persone spendono anche 1000 euro per una borsa griffata pensando di avere una cosa “unica” per il solo fatto che non possono permettersela tutti. Mentre recuperare una bambola o un giocattolo del passato significa compiere un gesto d’amore verso l’ambiente e allo stesso tempo avere qualcosa di veramente unico. Bambole e peluche diventano compagni di vita quando si instaura con loro un legame affettivo che fa sentire i bambini speciali. Ma anche gli adulti:ricordo una signora talmente affezionata alla sua bambola che quando venne a riprenderla mi disse “la vedo un po’ sciupata” - racconta ancora Tiziana che sostiene, attraverso il suo lavoro, la trasmissione della cultura del riciclo. Quando una bambola non può essere riparata, può sempre “donare gli organi” che serviranno per aggiustare altre bambole. Spesso l’ospedale riceve le donazioni di signore che temono, dopo la loro morte, che le loro bambole finiscano nella spazzatura; una parte delle bambole donate vengono aggiustate e poi regalate alle case famiglia per minori o alla Caritas.

Insegnare l’arte di curare le bambole ai ragazzi a rischio. Tiziana ha sempre svolto la sua professione con un occhio speciale rivolto al sociale realizzando laboratori con i ragazzi delle scuole e tenendo gratuitamente per tre anni un ambulatorio per animali peluche in accordo con lo zoo di Napoli per trasmettere ai bambini il rispetto per gli animali, a partire da quelli di pezza.

A breve inizierà una nuova avventura: insegnare l’arte del restauro ai ragazzi che hanno lasciato prematuramente la scuola.

Il progetto si inscrive in un programma molto più vasto e ambizioso realizzato dall’associazione “A ruota libera Onlus” nel Pio Monte di Misericordia, in via dei Tribunali, 253: “Grazie ai fondi di “Enel Cuore” stiamo realizzando una casa delle arti e dei mestieri- racconta Luca Trapanese, presidente di “A ruota libera”- , dove i più grandi artigiani napoletani potranno esporre le loro opere e allo stesso tempo tenere dei laboratori di formazione per ragazzi fuoriusciti dal circuito scolastico. Avremo: scultura, falegnameria, tappezzeria, arte presepiale e appunto restauro delle bambole. Partiremo ad aprile”.

Alessandra del Giudice

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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