Chiude il Quadrifoglio, la comunità pubblica di Nisida

quadrifoglio impresa socialeSull’isolotto di Nisida, accanto all’istituto detentivo, c’è una comunità pubblica che ospita i ragazzi che scontano una misura penale attenuata: il Quadrifoglio. Unica  comunità pubblica per minori dell’area penale di Napoli, la cooperativa chiude dal 1 giugno, dopo 25 anni di attività.

Ne parliamo con Marina d’Auria, dipendente della cooperativa

Cosa succederà esattamente domenica 1 giugno?

Dal 1 giugno ci sarà la sospensione delle nostre attività, una sospensione immotivata e a tempo indeterminato, annunciata solo poche ore fa.  A comunicarcelo il Capo Dipartimento reggente della Giustizia Minorile da cui dipendiamo, senza ripeto, alcun tipo di motivazione ufficiale. La notizia –ufficiosa- che è trapelata è che intendano  fare dei lavori di ristrutturazione della durata di pochi mesi, ma lavori di ripristino ne sono stati fatti due anni fa, quindi non lo riteniamo verosimile… o quanto meno, non crediamo sia questa la vera ragione della sospensione del servizio.

Quale credete che sia, quindi?

Un’idea precisa non ce la siamo fatta, ma probabilmente smantellare la cooperativa rappresenta un risparmio per alcuni, un guadagno per altri. I nostri dipendenti , 15 in tutto, una decina dei quali dal 1 giugno si ritroverà senza lavoro, sono tutti inquadrati con contratto di lavoro nazionale, certo un costo per la pubblica amministrazione. Si tratta di educatori professionali e operatori di assistenza e vigilanza chiamati a ricollocarsi.

Cosa ne sarà degli ospiti della comunità?

Anche loro andranno ricollocati, sono solo 2 (noi possiamo ospitarne fino a 9 ma nel tempo il Ministero ce ne ha mandati sempre meno), che potrebbero andare nella comunità pubblica di Salerno, in quella di Santa Maria Capua Vetere (le altre due uniche comunità pubbliche in Campania) oppure in strutture private, ma non ci è dato sapere altro.

Con che tipo di conseguenze?

Disastrose.  Quello offerto dalla nostra struttura è un percorso rieducativo a dimensione familiare, i ragazzi in questo modo, col trasferimento, perdono non solo la continuità educativa, ma cosa peggiore quella affettiva, il rapporto stabilito con gli educatori che pure fa parte di un percorso di crescita è fondamentale. A questa si aggiunge la discontinuità nel rapporto con le famiglie di origine, per qualcuno di loro con la fidanzatina:  i genitori dei nostri ragazzi non hanno spesso neanche la macchina, provengono da situazioni economiche di grande disagio, figuriamoci quanto sarebbe complicato, oltre che costoso, andare a trovare il figlio in un’altra città addirittura.

SHG

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