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Lunedì 29 Novembre 2021




A voce alta, tra volontà politiche e opinione pubblica, per parlare di omofobia e transfobia

fabio corbisiero 2Il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale contro l'Omofobia, la bifobia e la trans fobia, una ricorrenza promossa dall'Unione Europea. A Napoli in questa occasione, il 19 maggio dalle ore 15:00 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Sociali di Napoli, si terrà “A Voce Alta. Voci e storie di omofobia e transfobia”. Ne parliamo con Fabio Corbisiero, ricercatore universitario e coordinatore scientifico dell’Osservatorio LGBT.

Nel nostro Paese per molti ragazzi e molte ragazze gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, la scuola è il primo ambiente difficile con cui devono interfacciarsi.  Da spazio privilegiato in cui riconoscere il diritto ad essere sostenuti nel cammino verso "il pieno sviluppo della persona umana"  attraverso la rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale" le aule spesso diventano il luogo in cui insulti, derisione, isolamento, bullismo prendo il via. Da poco è partita la campagna “Stop omofobia a scuola”. Qual è la situazione nelle Università? I ragazzi più grandi sono anche più maturi, integrati e rispettosi?

Diciamo che la situazione cambia nelle Università rispetto alla scuola perché il fenomeno non risulta dibattuto alla stessa maniera. Nei licei, negli istituti, i ragazzi ne parlano, ci sono iniziative che li portano a riflettere, discutere e maturare un’opinione. All’Università si assume che i ragazzi abbiano invece già interiorizzato. Non sempre è così: poco tempo fa mentre promuovevamo un convegno su “genere e linguaggio” comparve una scritta che recitava “fuori gli omosessuali dal dipartimento”. Allo stesso tempo, però, esistono anche moltissimi giovani che sia nei miei corsi che in quelli di altri docenti richiedono di approfondire la tematica: sono molti anche i tesisti, gli studenti che promuovono dibattiti e iniziative come quella di martedì 19.

L'Università degli Studi di Napoli Federico II ha promosso moltissime iniziative simili e, al di là delle giornate di studio, ha aperto anche una strada più semplice per gli studenti in transizione di genere. Se già a partire dal 2010 è possibile richiedere un libretto universitario temporaneo in cui è riportato il nome che più corrisponde al genere percepito, oggi, c’è la carriera  universitaria "Alias" che prevede l’assegnazione di un’identità provvisoria (clicca qui per saperne di più). Come procede questa sperimentazione?

Il dispositivo è sicuramente innovativo: abbiamo avuto una piccola battuta d’arresto nel passaggio dalla modulistica dei verbali cartacei ad elettronici che è ora risolta e i primi libretti ci sono. Si tratta di una procedura che vuole aiutare le persone a vivere il proprio ambiente di studio in maniera più serena, riducendo le discriminazioni e  tutelando la propria privacy. 

Un’iniziativa molto importante, se consideriamo che il nostro è uno dei pochi Paesi dell’Occidente democratico che, in piena epoca post-moderna, dibatte ancora sull’opportunità che due persone dello stesso sesso possano fare famiglia e vedere riconosciuti diversi diritti. Questo dato rappresenta, tra i tanti, un indicatore della posizione omofoba in cui si trova l’Italia. Ma è un problema di opinione pubblica o volontà politica?

Secondo me si tratta di entrambe le cose. Abbiamo una classe politica che è abituata ad una visione desueta delle minoranze e se ne continua a discutere in maniera retriva. Dal punto di vista delle persone e delle città ci sono però quelle che io chiamo “realtà arcobaleno” dove invece è possibile riscontrare una fuga in avanti. Sindaci come il nostro che hanno riconosciuto il registro delle Unioni Civili o dei matrimoni contratti all’estero, ad esempio, hanno degli approcci che non vanno sottovaluti soprattutto in un’epoca in cui è difficile e raro parlare di famiglie in generale.

Durante la giornata del 19 ci sarà spazio anche per il caso di Mariluisa Mazzarella, medaglia d'oro al valor civile del Comune di Napoli e attivista del Comitato Arcigay di Napoli, che nel 2009 subì una terribile aggressione fisica e verbale per aver difeso il suo amico omosessuale da un  gruppo di balordi nel centro storico di Napoli. Tra le motivazioni della recente sentenza c’è anche l’aggravante omofoba. Quanto sono necessarie delle leggi chiare a tutela e in difesa delle persone lgbt?

Molto e la battaglia delle associazioni lgbt va proprio in questa direzione. Non esiste, ad oggi, il reato di omofobia e anche in questa assenza va riscontrata una discriminazione.

Il convegno vedrà la presenza di studiosi e personalità delle istituzioni e della società civile tra cui anche György Mészáros dell’Università di Budapest che presenterà uno studio comparativo sulla lotta all’omofobia in Europa, mostrandoci i risultati delle sue ricerche in Ungheria. Ci può anticipare qual è la situazione e quali le differenze con l’Italia?

In Ungheria vale più o meno lo stesso discorso applicabile nel nostro Paese: ci sono delle città gay-friendly, aperte e integrate. E ci sono dei contesti in cui invece bisogna lavorare. Proprio in questo periodo, però, l’Ungheria vede un premier che sta modificando alcune norme e paradossalmente il Paese sta facendo dei passi indietro invece che in avanti. Di questo e di molte altre cose parleremo al convegno.

Qui la pagina facebook dell’evento https://goo.gl/oVJpvS.

Per informazioni scrivere a info@osservatoriolgbt.eu

Leggi il programma completo

Raffaella R. Ferré

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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