"La politica si decida a dire se il welfare è ancora un settore strategico"

giacomo-smarrazzoIl 5 ottobre cinquemila persone hanno presidiato piazza del Gesù per protestare contro i ritardi nei pagamenti che mettono in ginocchio il Terzo Settore. Giacomo Smarrazzo, tra i portavoce del comitato il "Welfare non è un lusso" spiega la situazione attuale e prospetta gli scenari futuri: "La politica deve decidere, una volta per tutte, se il welfare resta un settore strategico. Se non è così, allora, abbiano il coraggio di dire chiaramente che dobbiamo chiudere"

Oltre duecento milioni di arretrati. Come si è arrivati a questo buco?

"Tutti i progetti che sono stati realizzati in tema di servizi sociali da associazioni e cooperative, in origine, hanno sempre avuto copertura finanziaria. I fondi almeno sulla carta c'erano ed erano stati rendicontati per questo. Il problema è che le casse degli enti pubblici sono dei calderoni, i soldi vengono impiegati di volta in volta per le emergenze immediate, come pagare gli stipendi dei dipendenti. E così finiscono per svuotarsi rendendo impossibile la liquidazione delle nostre spettanze. Come se i nostri, invece, non fossero stipendi. I tagli lineari ai trasferimenti dallo Stato agli enti locali stanno dando poi il colpo di grazia".

Con le casse vuote degli enti locali, come pensate possa risolversi la vostra vertenza?

"La questione non deve essere affrontata in termini tecnici. Altrimenti non c'è speranza. Occorre che la politica si assuma una chiara responsabilità. Senza tergiversare. Dicano chiaramente se vogliono continuare a investire. Noi non possiamo più sobbarcarci i costi dell'assistenza. Vantiamo mesi e addirittura anni di pagamenti arretrati, quasi tutte le cooperative hanno continuato a offrire i servizi con prestiti bancari. Adesso però non hanno più capacità di indebitamento, sono costrette a chiudere. Se sarà così la responsabilità del costo sociale che ne deriverà peserà chiaramente sulle scelte della politica"

Avete incontrato i rappresentanti di Comune, Regione e Prefettura, quali impegni sono stati presi?

"L'assessore al Bilancio Realfonso ci ha garantito di trovare in tempi brevi una soluzione per la parte che gli compete. In Regione l'assessore competente Russo era assente e ci ha ricevuto l'assessore Sommese che si limiterà a farci da portavoce presso il suo collega. In prefettura abbiamo chiesto al viceprefetto che ci ha ricevuto un tavolo tecnico con Regione e Comuni per un piano di recupero dei crediti. E un altro con l'Inps: serve una moratoria, o meglio una sospensione, per il versamento dei contributi. E'paradossale che lo Stato non ci paghi quanto ci è dovuto per il lavoro svolto e poi pretenda senza ritardi i pagamenti previdenziali.

C'è qualche spiraglio allora?

"C'è l'impegno di costruirli questi tavoli. Ma bisogna aspettare per capire se non siano solo dichiarazioni d'intenti. Una domanda del vice prefetto, ad esempio, ci ha lasciati di stucco, evidenziando tutte le incomprensioni sulla nostra vertenza: ci ha chiesto di presentare un piano di razionalizzazione dei servizi. Evidentemente insinuando che noi il denaro lo sprechiamo. Un'assurdità: già lavoriamo e forniamo servizi per assistenza con le briciole. In Campania la spesa sociale pro capite annua è di 60 euro, meno della metà della media nazionale"

Allo stato attuale quali sono le prospettive per il welfare?

"C'è un modello alternativo chiaro, emerge da quanto dice e scrive l'attuale ministro al Welfare Sacconi. Parla di un profondo cambiamento. Dice che si deve passare dalla cultura del servizio a quella del dono. E nella riforma assistenziale in discussione adesso in Parlamento usa un'espressione che a noi fa venire i brividi: organizzare il sostegno ai veramente bisognosi. Il veramente lascia intendere che fino ad ora si è dato sostegno ai falsi, e la parola bisognoso trasforma il dovere di fornire servizi essenziali alle persone in un gesto di generosità e filantropia".

Lo Stato no se ne occuperà più?

"Tutto lascia prevedere questo scenario. In futuro sarà tutto delegato all'iniziativa privata. Lo Stato se ne laverà le mani, e non detterà neppure le linee generali. Spetterà al privato, un privato profit, decidere dove investire. Di fatto il welfare sarà estinto".

Luca Romano

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