Una delibera per sostenere bambini e genitori

CAM01775Dare un sostegno a chi è più vulnerabile: le famiglie napoletane, i bambini e gli adulti che le costituiscono. È questa una delle attività su cui è concentrata l’attenzione e gli sforzi dell’amministrazione comunale. E la Giunta ha approvato, a firma dell’Assessore al Welfare Roberta Gaeta, una delibera importante.

I centri per le famiglie e del servizio di mediazione familiare prendono corpo: le linee di indirizzo per la realizzazione di un sistema integrato di sostegno alla genitorialità e supporto alle famiglie sono state, infatti, approvate. Ciò significa che si è avviato il processo di convenzionamento con enti prestatori di servizi territoriali ai sensi del Regolamento regionale 4/2014. Meno tecnicamente, si sta mettendo in cantiere di realizzare con il coinvolgimento di altre realtà  delle azioni  specialistiche e professionali come il tutoraggio familiare, gli interventi di educativa familiare, gli interventi di sostegno alla genitorialità, gli interventi nelle situazioni di elevata conflittualità genitoriale, così come la promozione e il sostegno dell’affido familiare nelle sue diverse forme.

Nel dettaglio, questi interventi di protezione, tutela e promozione del benessere dei bambini, garantendo loro il diritto fondamentale a vivere con la propria famiglia sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e dalla legislazione nazionale e internazionale, nascono da un anno di lavoro davvero intenso del Comune di Napoli che NapoliCittàSociale ha monitorato nei suoi sviluppi per rendere le informazioni accessibili e utili per tutti.

Partiamo dai dati: sappiamo che sono oltre 5mila i minori che in città sono assistiti dai servizi sociali e circa 2000 di loro hanno un vissuto di maltrattamento che si esplica all’interno del nucleo familiare: ciò non significa solo ed esclusivamente violenza fisica ma anche altro. Molto altro. Circa 1000 bambini, ad esempio, devono vedersela con la trascuratezza che significa soprattutto sperimentare su sé stessi, quando non si è ancora in grado di cavarsela da soli, l’incuria. 300 sono vittime di maltrattamento psicologico,  106  di “patologia delle cure” ovvero la patologia nella somministrazione delle cure che i genitori dovrebbero rivolgere ad un bambino ma che risultano inadeguate ai suoi bisogni fisici, psichici e soprattutto alla sua età ed al suo sviluppo.  160 sono invece i bambini e ragazzi che conoscono il maltrattamento fisico e 400 hanno assistito allo stesso e pur non essendone la vittima diretta, ne subiscono le conseguenze: quelle dell’aver visto, sentito, forse compreso. Il sostegno alla genitorialità diventa allora necessario perché è evidente che prendersi cura di un bambino vuol dire prendersi cura e sostenere la sua famiglia.

Ma cosa succede quando un minore è privo di un ambiente familiare idoneo? Può essere affidato, temporaneamente, a un’altra famiglia, a coppie sposate o meno, con figli o senza, o a singole persone. Non ci sono vincoli di età o di reddito ma altri requisiti fondamentali: in primo luogo, una grande apertura. Il progetto di affido etero familiare (ovvero fuori dalla famiglia di origine) lanciato dal Comune di Napoli a fine gennaio 2015, rappresenta allora uno strumento privilegiato per l’assistenza ai minori, in quanto garantisce un sistema familiare di cure, favorendo anche la costruzione di legame di solidarietà tra famiglie e cittadini perché gli affidatari non accolgono solo il minore, ma si aprono anche alla relazione con i suoi genitori (scopri come diventare una famiglia affidataria)

La delibera approvata dalla Giunta vuole allora far evolvere quell’insieme di esperienze che hanno rappresentato negli ultimi anni una importante azione di supporto alle famiglie fragili e vulnerabili e nello stesso tempo inserirle in una cornice più ampia, al cui interno far sviluppare le innovazioni prodotte con alcuni interventi sperimentali nazionali che spingono a dare sempre maggiore attenzione alla costruzione di gruppi e reti di famiglie e alla promozione di comunità prossime e solidali. Spiega l’Assessore Gaeta: “La realizzazione di poli per le famiglie diffusi nel territorio cittadino consentirà di garantire la presenza di luoghi accoglienti che possano agire come catalizzatori e facilitatori di interventi in rete e di azioni di supporto e di comunità dove i cittadini possano responsabilmente prendersi carico delle difficoltà degli altri, offrendo un insieme di opportunità senza frammentare gli interventi”.

Raffaella R. Ferré

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