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Giovedì 18 Luglio 2019




Omofobia

L'Italia al 34° posto, Napoli all'11° tra le città arcobaleno

omofobia noL'Italia scende al 34° posto nel Rapporto 2015 ILGA Europe sull’inclusione sociale degli omosessuali. Tra le città italiane "arcobaleno" Napoli si posiziona all'11° posto secondo una ricerca del Dipartimento delle Scienze Sociali dell'Università Federico II.

Organizzato il 19 maggio dal dipartimento di Scienze Sociali di Napoli in occasione della XI^ Giornata Mondiale contro l’omofobia, il convegno “A Voce Alta. Voci e storie di omofobia e transfobia”, fa il punto su omofobia e transfobia mettendo in evidenza alcuni dati significativi. "L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Occidente democratico che, in piena epoca post-moderna, dibatte ancora sull’opportunità che due persone dello stesso sesso possano fare famiglia. Questo dato rappresenta, tra i tanti, un indicatore della posizione omofoba in cui si trova l’Italia", afferma Fabio Corbisiero, coordinatore Scientifico dell’Osservatorio LGBT e ricercatore del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II.

Italia omofoba secondo ILGA. E' il Regno Unito il paese dove gli omosessuali possono vivere serenamente secondo il Rapporto ILGA Europe 2015 (pubblicato il 10 maggio scorso) organizzazione europea che racchiude le principali associazioni LGBT europee,  che verifica l'inclusione sociale lgbt sulla base dei seguenti indicatori: diritto di asilo (possibilità di richiedere asilo nel Paese per l’orientamento sessuale); uguaglianza e non discriminazione; atti e/o norme contro i comportamenti omofobici; riconoscimento delle coppie same-sex, dei diritti genitoriali e possibilità per le persone transessuali di sposarsi con una persona del sesso opposto; libertà di assemblea, associazione e di espressione; riconoscimento giuridico del cambio di sesso per le persone transessuali.
In classifica, secondo è il Belgio e terzo è Malta, a seguire la maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale, mentre l'Italia occupa il 34° posto su 49, è il Paese più omofobo dell'Europa Occidentale, posizionata all'inizio del quadrante rosso, più vicina all'ultimo posto, l'Azerbaijan, che al primo della classifica.country ranking
L'Italia è al 22% in calo rispetto al 2014, quando grazie soprattutto alla strategia antidiscriminazione dell’UNAR risalì di sei punti percentuali posizionandosi 32° al 25%. ILGA pone in particolare risalto due aspetti che hanno caratterizzato la situazione italiana nell’ultimo anno: l’ostilità nei confronti dei programmi educativi che hanno indotto il governo a mitigarne la già esigua portata e la circolare di Alfano atta a chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero.
L'unico aspetto positivo messo in risalto dall'ILGA è che diversi sindaci hanno cercato ripetutamente di riconoscere le unioni omosessuali a livello locale, sia riconoscendo unioni contratte all'estero  sia consentendo ai residenti di registrare la loro unione in registri di stato civile.
"Nonostante in questi giorni il testo base sulla regolamentazione delle unioni civili -afferma, Fabio Corbisiero - abbia trovato anche in Senato il suo primo sì, il dibattito e le spaccature sulle unioni omosessuali in Italia è ancora acceso. L’assenza di leggi nazionali di carattere complessivo in materia di diritti delle coppie di fatto in quanto tali (invero tanto etero, quanto omosessuali) rende il nostro uno dei Paesi del mondo democratico più fermo sotto questo profilo.
Tale deficit normativo ha una serie di conseguenze: da una parte implica la forzata supplenza dei giudici sul tema, sollecitati da istanze di riconoscimento dei diritti degli omosessuali in funzione antidiscriminatoria; dall’altra aumenta la tenacia dei movimenti e delle organizzazioni LGBT le cui rivendicazioni, sempre più incisive sul piano sociale, si stanno coagulando intorno alla figura dei Sindaci a cui, da qualche anno, è stata socialmente affidata la responsabilità di tradurre e mediare le rivendicazioni omosessuali dal piano locale a quello nazionale. Se la fuga avanti dei “Sindaci arcobaleno” assume, talvolta, il sapore di una battaglia contro l’intemerata cattolica, la loro è una forma di adesione alla propria agenda politica e, al tempo stesso, pressione politica sul Parlamento". Città Arcobaleno. Nell’ottobre 2014 i sindaci di Cagliari, Bologna, Milano, Napoli e Roma sono stati alla ribalta delle cronache per avere assunto una posizione di sfida nei confronti del Ministro degli Interni Angelino Alfano e aver difeso a spada tratta il registro delle unioni civili come strumento di cittadinanza formale, benché simbolica.
Si tratta di alcune tra quelle che Corbisiero ha classificato come “città arcobaleno”: aree del Paese in cui il governo locale e le associazioni omosessuali rivendicano diritti di cittadinanza che materializzano attraverso dispositivi di policy, spesso più simbolica che sostanziale, come i registri delle unioni civili.
Nel progetto di ricerca del Dipartimento delle Scienze Sociali, “Diritti, politiche e servizi territoriali per l’inclusione sociale dei cittadini omosessuali” (2012-2014) Corbisiero ha classificato le città italiane più inclusive sulla base di una serie di indicatori: dispositivi di welfare; reti sociali e organizzative; associazionismo/Circoli territoriali; unioni civili/attestazione anagrafica; formazione (scuole); inserimento lavorativo; spazi (pubblici) della socialità; turismo e loisir (pubblico/privato).
E attraverso una serie di analisi: l'analisi sociologica politica (dispositivi di welfare- servizi/Progetti territoriali, associazionismo, terzo settore lgbt, circoli arcigay); l'analisi giuridica (normativa generale, normativa regionale,  dispositivi normativi, regolamenti locali); analisi statistica (indice sintetico di inclusiveness, ranking città, georeferenziazione); analisi psicologica (servizi/progetti territoriali, dimensione identitaria), ha stilato una classifica delle città più inclusive.
Dal 1°al 10° posto si posizionano: Roma, Bologna, Bari, Catania, Cuneo, Milano, Torino, Reggio Emilia, Bolzano, Modena. Dall' 11°al 20° posto: Napoli, Verona, Cosenza, Palermo, Pesaro, Barletta, Perugia, Salerno, Ferrara, Brescia. Dal 21°al 30°: Rimini, Arezzo, Ravenna, Genova, Udine, Pavia, Reggio Calabria, Trieste, Aosta, Foggia. Dal 31°al  37°: Cremona, Pistoia, Grosseto, Livorno, Padova, Vercelli, Piacenza.
A Napoli, l'innovazione più significativa in termini di inclusione è stata l'istituzione del registro delle unioni civili e che Napoli si è candidata ad ospitare il Gay Pride nazionale 2014.
Prima in classifica c'è Roma, guidata da Ignazio Marino che il 18 ottobre 2014, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, ha proceduto alla trascrizione, nel registro di stato civile, dei matrimoni celebrati all'estero di 16 coppie omosessuali che ne avevano fatto richiesta. Altre città con un indice "arcobaleno" alto sono Torino e Bologna. "Con il riconoscimento delle unioni civili- chiarisce Piero Fassino, sindaco di Torino-, le normative comunali sono state integrate e adeguate. Il regolamento Casa, sull’assegnazione degli alloggi nei casi di emergenza abitativa, aggiunge ai nuclei familiari anche le unioni civili. Nel regolamento dei Cimiteri è la volontà del defunto per l’individuazione della persona che disporrà della salma e dei funerali e unisce, al coniuge o i familiari, anche il convivente". Mentre il Comune di Bologna, ora governato da Virginio Merola, già dal gennaio 1999 riconosce le “famiglie basate su vincoli affettivi”, attraverso l'istituzione del registro delle Unioni Civili e ha così reso possibile il rilascio ai cittadini e cittadine di un attestato di iscrizione anagrafica per famiglia costituita da persone coabitanti legate da vincoli affettivi.

Guardando al futuro. "Alla luce di queste considerazioni- conclude Corbisiero-  si possono avanzare alcune riflessioni. In primo luogo, è evidente che se il governo delle cosiddette politiche arcobaleno si organizza sostanzialmente intorno al rapporto tra sindaci e associazionismo LGBT, questo non può colmare il deficit normativo che ancora c’è in Italia su alcune dimensioni della vita degli omosessuali, come la convivenza e/o il matrimonio; dall’altro le dimensioni demografiche e territoriali, le culture e i livelli di civicness dell’Italia giocano un ruolo importante per l’inclusione sociale delle persone omosessuali. In un rapporto di stretta reciprocità tra capacità proattiva dei Sindaci e forza delle organizzazioni LGBT, il Parlamento italiano dovrebbe strizzare l’occhio ai territori e alle sue rappresentanze istituzionali e sociali, perché  si vada oltre il decisionismo simbolico (degli amministratori locali) e il movimentismo (delle associazioni omosessuali). Un maggiore dialogo tra città arcobaleno e parlamento italiano potrebbe colmare quel deficit di democrazia di cui il nostro Paese ancora soffre, sostenendo uno scatto verso il riconoscimento di piena cittadinanza a tutti gli italiani. Anche a prescindere dal proprio orientamento sessuale".

AdG

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