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Giovedì 17 Ottobre 2019




La lettura per combattere la devianza: protocollo Comune e carceri a Napoli

lettura in carcereLa lettura come strumento per combattere la devianza. La promuove l’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli che ha siglato due protocolli d’intesa con la casa circondariale di Poggioreale e il centro penitenziario di Secondigliano, in un incontro presso l’Emeroteca Biblioteca Tucci in occasione della Giornata mondiale del libro e di una donazione di volumi e riviste per le biblioteche comunali fatta dalla Tucci.

In virtù dell’accordo, i libri del sistema delle biblioteche comunali saranno messi a disposizione dei detenuti. «L’apertura di un rapporto mediato dai libri tra la gente e i detenuti è il primo passo per rendere concreta la funzione di educazione sociale della pena», ha detto Ida Alessio Vernì, dirigente del Servizio Biblioteche del Comune di Napoli. «Sottolineo quanto si possa leggere in questo atto a proposito degli orientamenti culturali, civili e professionali di chi si occupa di rieducazione. È straordinario che la battaglia per la sicurezza diventi battaglia per la cultura». Con i protocolli si avvia un lavoro comune con i penitenziari napoletani, prevedendo attività che vanno dalla collaborazione dei bibliotecari comunali, alla catalogazione, al prestito e alla formazione, e con il coinvolgimento attivo delle persone recluse.  «Per noi è molto importante esserci – ha affermato il direttore della casa circondariale di Poggioreale Antonio Fullone – e consolida l’appartenenza al territorio di un’istituzione complessa come il carcere. La cultura è un elemento importante per l’opera di rieducazione e di risocializzazione che dobbiamo fare».  Soddisfazione è stata espressa anche da direttore del centro penitenziario di Secondigliano Liberato Guerriero: «Il nostro lavoro ha un senso per le persone detenute e per tutta la collettività solo quando riusciamo a offrire opportunità come questa. Si dice che nella nostra struttura ci siano gli “ultimi” di Napoli: ci fa piacere poter toccare con mano che non è sempre cosi». A Secondigliano, ha ricordato il direttore, è attiva anche l’associazione “Nati per leggere” dove i volontari coinvolgono i figli dei detenuti nella lettura e stimolano i padri a leggere ai bambini nelle sale colloqui, dove sono collocate delle piccole librerie. «Sono spesso persone che non hanno mai preso un libro in mano –ha detto Guerriero – e avvicinare i bambini alla lettura cosa significa guardare al futuro con una speranza in più». «Fu la Fondazione Premio Napoli ad aprire i comitati di lettura  nella carceri – ha ricordato la giornalista e scrittrice Donatella Trotta, membro del consiglio direttivo dell’Emeroteca Biblioteca Tucci – mente l’associazione Kolibrì ha fatto un’esperienza analoga nell’istituto penale minorile di Nisida, a cui ha regalato centinaia di volumi, come ricorda la testimonianza raccolta nel volume “La pecora nera e altri sogni”.  Si tratta di azioni contro la barbarie esistente e di un’applicazione concreta dell’articolo 27 del Codice penale che prevede la rieducazione negli istituti penali».  Napoli è la prima città a realizzare questo  tipo di iniziative, come ha spiegato il dirigente del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria della Campania Claudio Flores. «Sono previsti protocolli d’intesa in tutta Italia, Napoli è la prima a sottoscriverli – ha detto Flores -  Dobbiamo rivalutare il servizio delle biblioteche penitenziarie e inserirci in questo carcere che sta cambiando, dotare di biblioteche e sale lettura le sezioni aperte dove i detenuti possono accedere. È vero che la richiesta è solo del 10 per cento dei detenuti che però se si considerano i 7mila della Campania, sono un numero significativo perché si tratta di 700 persone». (ip)

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