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Mercoledì 23 Ottobre 2019




Napoli nel ciclone Triton

Sindacati e associazioni tra azione e denuncia

immigrati sbarchiSi chiamava emergenza Nord Africa nel 2011, oggi si chiama emergenza Triton, poco o nulla è cambiato. Resta identico lo sguardo di chi occidentale deve risolvere un problema, mettere una pezza o semplicemente respingere, rimuovere l'altro, che ha dalla sua l'unica colpa essere nato dalla parte sbagliata di una frontiera. Vediamo come sta agendo Napoli e la Campania per denunciare le morti in mare e accogliere i profughi.

Anche Napoli si mobilita, dopo l'ennesimo naufragio di sabato 19 aprile. I sindacati insieme alle associazioni e ai cittadini protesteranno il 21 aprile (giorno in cui sulla questione sbarchi si riunisce la Commissione Europea) alle 19.00 davanti la prefettura in piazza Plebiscito per "rendere omaggio a uomini, donne e bambini, morti perché hanno l'unica colpa di cercare la libertà e chiedere fatti non parole: la  creazione immediata di  un corridoio umanitario nel Mediterraneo e che l'Europa assuma le sue responsabilità non delegando solo l'Italia all'accoglienza".

Da Mare Nostrum a Triton. Dall'inizio dell'anno sono stati oltre 20.000 gli sbarchi della disperazione in Italia e oltre 1600 i profughi morti nel Mediterraneo, tra i 700 e i 900 solo nell'ultima tragedia.  L'emergenza Triton, che prende il nome da Triton di Frontex (originariamente chiamata Frontex Plus), programma a guida Unione Europea , tramite Frontex l'agenzia europea di controllo delle frontiere del Mar Mediterraneo a partire dal 1º novembre 2014, quando ha sostituito l'"Operazione Mare nostrum" attuata dall'ottobre 2013 al 1º novembre 2014 dalle forze della Marina Militare dell'Aeronautica Militare italiane. "Mare nostrum, che purtroppo è stato un breve intermezzo tra emergenza Nord Africa ed emergenza Triton, puntava al salvataggio delle vite umane- spiega Jamal Qaddorah, delegato all'immigrazione della Cgil di Napoli- Triton è finalizzato al controllo di frontiera, non ha budget, non ha personale specializzato, non ha umanità. D'altra parte l'Italia da sola non ce la fa, tutti i paesi devono prendere la loro parte di responsabilità per garantire un viaggio e un'accoglienza sicuri ai migranti. Bisogna agire anche per modificare la percezione dei migranti da parte degli italiani che postano commenti malvagi su fb, non che di alcuni rappresentanti politici che incitano ad "affondare i barconi". Purtroppo viviamo in un mondo mediocre dove anche i mediocri possono parlare pubblicamente. Ma come diceva Martin Luther King "non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti".
Di fatto "Triton non ha avuto alcuna funzione deterrente, infatti non è diminuito il numero delle partenze, è solo aumentato il numero dei morti", denuncia Lassaad Azabi, mediatore della Cooperativa Dedalus.immigrati sbarchi 2
Ed è per fare chiarezza anche a livello locale della gestione dell'emergenza profughi, affidata alle prefetture, che Cgil Cisl Uil hanno chiesto un incontro col nuovo prefetto di Napoli Gerarda Maria Pantalone, già impegnata nella questione immigrazione a Salerno, una donna "molto sensibile e molto efficace, che punta a risolvere i problemi, senza fermarsi davanti alla burocrazia", dice Qaddorah che ha già ha avuto modo di collaborare con il prefetto a Salerno.

L'emergenza a Napoli e in Campania. Si stenta a tenere il conto dei profughi attualmente ospitati in Campania, che dovrebbero essere oltre 1500 a Napoli e oltre 2100 in Campania secondo l'ufficio immigrazione della Cgil.
E' di pochi giorni fa la circolare firmata dal prefetto Mario Morcone, direttore del Dipartimento Immigrazione del Viminale indirizzata ai prefetti che chiede di trovare subito 6.500 posti anche con "provvedimenti di occupazione d’urgenza e requisizione", poiché i luoghi destinati all’accoglienza sono pieni e le previsioni parlano di migliaia di persone pronte ad arrivare in Italia pertanto si prevede di utilizzare le caserme per ospitare i profughi. In particolare si prevede che Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia e Campania mettano a disposizione 700 posti, 300 la Puglia, 250 il Lazio e le Marche mentre altri 1.500 vanno divisi nel resto d’Italia.
L'ultimo bando per selezionare le associazioni preposte all'accoglienza

 è del 31 marzo e i criteri sono più restrittivi, ovvero le garanzie e i servizi prestati devono essere di qualità superiore a quelli forniti fin ora, quindi c'è da sperare in un miglioramento della situazione che ora è difficile.
"La gestione dell'emergenza a Napoli è in affanno- descrive così la situazione Qaddorah della Cgil-, non ci sono posti preparati ad un'accoglienza, basta parlare con i profughi, manca l'assistenza sanitaria, a fronte di strutture con camerate con decine di migranti mancano i mediatori culturali o ce ne è uno che lavora su più strutture gestite da un'unica associazione, i migranti aspettano da mesi il pocket money (n.d.r. ogni profugo ha diritto a 2,50 euro al giorno da spendere come vuole, oltre al vitto e all'alloggio e all'assistenza sanitaria, ma il procedimento per ricevere la misera "paghetta" è farraginoso e prevede l'apertura di un conto postale, perciò si possono aspettare mesi senza avere la possibilità di comprare neanche una scheda telefonica per chiamare i parenti), in molti protestano per il cibo distribuito nelle diverse strutture e talvolta preferiscono quello distribuito in strada ai senza dimora dalla Comunità di Sant'Egidio".

Tra alberghi e caserme. Numerose sono le associazioni e cooperative che si occupano di accoglienza dei profughi, spesso più che l'esperienza nel campo dei servizi ai migranti e la presenza di operatori specializzati ciò che conta è avere la possibilità economica di fittare ampie strutture da adibire all'accoglienza, veri e propri casermoni in alcuni casi. Ecco che a rispondere alle numerose gare d'appalto del ministero non solo piccole associazioni locali, ma anche vere e proprie imprese come la New Family Srl che ha strutture molto grandi con camerate distribuite sul territorio campano, o la Virtus che gestisce una struttura nel centro storico di Napoli.
Ma c'è anche il caso di migranti ospiti di strutture alberghiere a dimensione più umana, come nel caso degli hotel San Giorgio e La Ville, situati nei pressi di piazza Garibaldi che ospitano circa 140 persone di cui si prende cura la Croce Rossa di Napoli.
"I "nostri" profughi - racconta Paolo Monorchio, presidente della CRI di Napoli- sono arrivati con gli sbarchi di agosto e settembre. Quelli che volevano raggiungere i famigliari sono partiti e il numero è stato integrato da nuovi arrivi, mentre chi è rimasto vuole lavorare a Napoli. La maggior parte provengono da: Centro Africa, Nigeria, Pakistan, ci sono anche 4 donne e una coppia. Tutti hanno ricevuto il primo permesso di soggiorno provvisorio di tre mesi e sono in attesa del secondo, tutti posseggono codici fiscali e tesserini sanitari. E oltre al vitto, concordato secondo le abitudini alimentari e le credenze religiose, e all'alloggio forniamo il vestiario, il kit per l'igiene personale, incontri con psicologi e mediatori e promuoviamo 2 volte a settimana corsi di lingua italiana e partite di calcetto e a fine giugno organizzeremo anche un torneo sportivo e iscriveremo chi è pronto all'esame di italiano. I migranti alloggiano in camere con bagno, tv e massimo tre letti, in una situazione di gran lunga migliore di quella dei migranti ospiti in grandi casermoni con camerate. Il punto è che il costo per lo Stato è lo stesso (n.d.r. 29-35 euro al giorno a persona), ma la qualità dipende dalle singole realtà che gestiscono l'accoglienza. Il problema per tutti è quello dei tempi di attesa per il permesso umanitario, dei migranti accolti da noi a settembre ancora nessuno è stato chiamato per l'udienza a Caserta. Molti fuggono perché temono il diniego o perché sono stanchi di restare in un limbo".

I minori. L'accoglienza dei minori migranti non accompagnati è delegata ai comuni a cui approdano i minori: della retta regionale quotidiana, che varia tra gli 80 e i 110 euro, il Ministero si fa carico di 45 euro, mentre il resto è a carico dei comuni. "L'accoglienza dei minori in Campania varia asseconda della disponibilità delle singole amministrazioni- racconta Azabi, mediatore esperto nella tutela dei minori-. Napoli solo l'anno scorso ha accolto oltre 250 minori in emergenza grazie alla sensibilità del Sindaco e del suo staff, ma ci sono comuni come Salerno dove dietro un'accoglienza di facciata è emerso un disinteresse nei fatti: diverse strutture hanno denunciato il mancato pagamento della retta da parte del Comune. Fatto sta che in Campania c'è una carenza di strutture specializzate nell'accoglienza dei minori".

Verso un altro paese. Chi resta lo fa perché non ha un progetto migratorio legato ad altri familiari, mentre chi ha già parenti o amici altrove cerca di  lasciare l'Italia il prima possibile, "molti sbarcano in Italia ma sono diretti in nord Europa e arrivano con le idee molto chiare e con reti strutturate che gli permettono di raggiungere i paesi di destinazione. "I profughi raccontano- spiega Qaddorah-  che anche in Sicilia o nei porti campani di approdo dove gli sono state prese le impronte gli viene chiesto esplicitamente dove sono diretti e non sono poste limitazioni alla "fuga", di fatto i migranti sono liberi di muoversi, sebbene siano schedati. Il problema talvolta si pone nel paese di arrivo che verificando dove sono state prese le impronte rispedisce la persona indietro, come è successo ad alcuni eritrei sbarcati a Napoli e diretti in Belgio".
Esiste in Europa la Convenzione di Dublino per il ricongiungimento familiare, che sarebbe uno strumento utilissimo se funzionasse in tempi utili, "circa l'80% dei profughi non vuole restare in Italia, ma vuole raggiungere i parenti- spiega Laassad Azabi della Dedalus-. Molti sono migranti economici che cercano condizioni di vita migliori, ma i tempi per il "dublinato" sono lunghissimi poiché manca la comunicazione tra l'Italia e gli altri paesi e l'ufficio preposto di Roma è oberato di richieste. Ecco che si preferisce fuggire piuttosto che seguire l'iter burocratico". 

L'accoglienza-parcheggio e le Commissioni di Caserta e Salerno: Ci sono tempi di attesa lunghissimi alla Commissione di Caserta, ma anche la questura di Napoli va a rilento con i permessi temporanei e molti migranti arrivati a settembre ancora non hanno ricevuto alcun documento  (n.d.r. la questura concede un primo permesso di 3 mesi, poi un'altro di 3 e infine uno di 6 mesi in attesa dell'analisi del singolo caso da parte della Commissione che stabilisce lo status dei profughi o il diniego della richiesta d'asilo), ecco che i profughi sono parcheggiati nelle strutture per mesi, impossibilitati a lavorare mentre lo Stato paga. Basti pensare che solo per i 1400 profughi adulti ospiti a Napoli si spendono 50 mila euro al giorno. La famigerata Commissione di Caserta è la più rigida in Italia per percentuale di dinieghi, "ci sono liste d'attesa per essere intervistati ed avere il responso di oltre 3.000 migranti- racconta Lassaad Azabi, mediatore culturale della Cooperativa Dedalus- i dinieghi sono altissimi, ma quasi nella totalità dei casi i migrati fanno ricorso sostenuti dagli avvocati delle associazioni di settore e in gran parte dei casi vincono il ricorso. Già la struttura di Caserta è fuori legge, un'enorme edificio privo di bagni dove le persone attendono anche 8 ore e dove gli impiegati sono arroganti e privi di rispetto. Per fortuna da un paio di mesi è stata creata una nuova Commissione a Salerno che si occuperà dei migranti di Napoli e Salerno per alleggerire Caserta. Ancora non sono stati dati pareri, ma già dall'accoglienza delle domande dei migranti, da parte della Commissione ho potuto verificare un atteggiamento completamente diverso, molto più umano e rispettoso".

La soluzione.  "La nostra proposta è che venga concesso il permesso umanitario a tutti, senza perdere tempo e soldi. Non è giusto che persone rimangano abbandonate a se nelle strutture di accoglienza anche per due anni in attesa di vincere la causa contro la Commissione di pertinenza. Il permesso umanitario che dura un anno permette a chi vuole lavorare di poter cercare un lavoro e rifarsi una vita" dichiara Jamal Qaddorah della Cgil. Questa è la posizione della maggior parte delle associazioni e dei sindacati napoletani impegnati nel sostegno ai percorsi migratori.

Alessandra del Giudice

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Reportage

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