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Sabato 25 Gennaio 2020




Cosa sarà dopo gli Opg?

Gli internati partenopei e le strategie regionali

je so pazzA Napoli studenti e cittadini occupano l'ex Opg di via Imbriani per restituirlo alla città. E' tutta la comunità, d'altro canto che deve farsi carico degli ex internati. Sul dopo 31 marzo in Campania, tante domande e alcune risposte.

“Je so’ pazzo”, come la canzone più famosa del compianto Pino Daniele, si chiama il collettivo formato da studenti, lavoratori e cittadini che lo scorso 2 marzo a Napoli ha occupato l’ex Ospedale psichiatrico giudiziario del quartiere Materdei (in via Imbriani) per restituirlo alla città. In seguito alle minacce di sgombero gli attivisti hanno lanciato l'appello: “Se ci cacciate le persone che sono state rinchiuse qui dentro non avranno giustizia”. La petizione ha già raccolto centinaia di firme di protagonisti della cultura, della politica e delle associazioni (per informazioni e per firmare la petizione: www.caunapoli.org). L'azione oltre che puntare a riutilizzare collettivamente lo spazio dell'ex Opg con finalità culturali e sociali, ha un portato simbolico e politico molto forte: recuperare la memoria e dunque la storia degli ex internati. “La manutenzione dell’edificio – dice Celeste, del Collettivo Autorganizzato Universitario che è già in contatto con l’associazione Sergio Piro per realizzare il progetto di conservazione delle memorie dell’ex Opg  – doveva essere a cura della polizia penitenziaria ma non è mai stata realizzata. E ora gli stessi agenti penitenziari, che non ne hanno nemmeno la facoltà, vogliono sgomberarci. Ma se ci cacciano, con noi scomparirà ogni traccia delle persone che hanno sofferto tra queste mura”.

Una rivoluzione culturale. "La battaglia per il superamento degli Opg mette al centro la modifica del codice Rocco che categorizzava le persone in base alla presunta "pericolosità sociale". Bisogna invece restituire la dignità alle persone attribuendo loro la responsabilità di ciò che hanno commesso, stabilendo la loro destinazione nel dopo Opg a partire dal bisogno prevalente di cura o di custodia, senza mischiare i due piani. La psichiatria è solo una parte del discorso sulla salute mentale e la presa in carico dei pazienti deve coinvolgere tutti e non solo le paure di tutti", chiarisce Fedele Maurano, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'ASL Na1 Centro.
Intanto il termine ultimo per la chiusura degli Opg è fissato al 31 marzo e a farsi carico degli internati, saranno le singole regioni di provenienza, nell'idea che la persona vada restituita al suo territorio di provenienza, restituendole la sua storia e il suo contesto sociale.

 
In Campania. Su circa 700-800 internati ancora rinchiusi negli Opg italiani, "nei due Opg campani, di Aversa e di Napoli, ci sono ancora circa 190 persone, di cui circa il 30% campani.
Mentre i partenopei, dunque di competenza della regione Campania, chiusi negli Opg in tutta Italia, sono 99, appena scesi sotto i cento, di cui 15 destinati alle articolazioni della salute mentale in carcere. Del restante 80% quasi il 50% sono stati valutati come dimissibili, dunque saranno seguiti dalle Asl di competenza in percorsi diversi dalle future Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive, definite “mini Opg”) dove verranno destinate invece le persone restanti, che pur non dovendo più scontare una pena sono ritenute pericolose secondo il codice 222", spiega lo psichiatra Peppe Nese, coordinatore regionale del tavolo per il superamento degli Opg.
"Le Rems sono paradossali- dice Maurano- poiché si tratta di istituzioni sanitarie che hanno però qualcosa di giudiziario poiché al loro interno verranno applicate misure di sicurezza. Nelle Rems, come negli Opg si confonde cura e custodia".
Di fatto uno dei punti qualificanti della legge 81/2014, che ha convertito con modifiche il Decreto Legge 52/2014, è lo spostamento del focus dalle misure di sicurezza detentive alle misure di sicurezza alternative alla detenzione. La Campania ha recepito la legge 81 diminuendo da 8 a 2 le Rems in programma; saranno pronte entrambe entro l'estate, una a Caserta e una ad Avellino, con 20 posti ciascuna.
Inoltre, grazie alla legge 81, la Campania ha stabilito che 16 milioni di euro su 19 assegnati una tantum per l'edilizia sanitaria dedicata alla dismissione degli Opg invece di essere usati per le Rems verranno utilizzati per potenziare i servizi di salute mentale preesistenti e inoltre che dei 5 milioni di euro annuali del finanziamento dedicato al personale, solo poco meno di 2 milioni saranno destinati alle Rems, mentre gli altri saranno utilizzati per piani individualizzati e interventi mirati.
"Circa il 15% degli internati italiani, e il 30% di quelli campani- chiarisce Nese-, sono carcerati che hanno mostrato una patologia e sono stati spostati negli Opg o nuovi detenuti che devono essere assistiti dalla salute mentale. Le persone che debbono scontare una pena e non possono utilizzare né le residenze né le misure alternative saranno spostate nelle articolazioni della salute mentale appositamente realizzate nelle carceri. In Campania ne sono state programmate 5, istituite dal decreto del Ministero della Giustizia. Quella delle articolazioni è una parte strategica essenziale del piano di dismissione, soprattutto  in una regione come la Campania che ha il maggior numero di posti dententivi regolamentari".
Entro 31 marzo è fissata la data finale, ma già entro il 15 marzo le regioni devono comunicare i servizi predisposti per la dismissione. "Il termine sarà rispettato- continua Nese-, ma perché le misure alternative agli Opg vadano a regime ci vorranno anni. Per ora si attiveranno soluzioni transitorie, ma il primo e fondamentale passo è non far entrare più nessun campano negli Opg". A Napoli.  Nell'Opg di Secondigliano di sono 10 persone che sicuramente saranno dismesse anche prima del 31 marzo, "Abbiamo ancora tante domande sul dopo Opg, ma siamo ottimisti- spiega il direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'ASL Na1 Centro- i pazienti di Napoli, quasi tutti andranno nelle strutture residenziali di riabilitazione psichiatrica pubbliche istituite già a fine anni '90 con la chiusura dei manicomi (10 solo sul territorio di Napoli), così che la Asl attraverso un programma di cura personalizzato li reinserisca socialmente e lavorativamente: la persona deve essere il centro del progetto con i suoi bisogni. Chi potrà sarà mandato in famiglia oppure avviato al percorso abitativo delle comunità alloggio che tuttavia a Napoli, al contrario delle altre province campane, sono assenti e dunque vanno realizzate. Chi è napoletano e deve scontare una pena sarà assegnato all'articolazione per la salute mentale del carcere di Secondigliano, che ha a disposizione 18 posti letto. Una delle possibilità per recuperare la propria salute mentale è la capacità di elaborare il proprio vissuto è anche per questo che alla persona deve essere restituita la responsabilità delle proprie azioni".

AdG

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