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Sabato 24 Ottobre 2020




La salute in carcere: il punto nel convegno della comunità di Sant’Egidio

Il ministro Orlando: “Il governo sta andando nella direzione giusta”

20150113 131255“Poggioreale come esempio del superamento dell’emergenza sovraffollamento”. Lo ha affermato oggi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, presente a Napoli per il convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio presso la casa circondariale intitolata a Giuseppe Salvia, dal titolo “2008-2014 – Riforma della salute in carcere: analisi, criticità e proposte”.

Il carcere di Poggioreale, in effetti, attualmente ospita circa 1900 persone, comunque di più della sua capienza massima (1387), ma in numero nettamente inferiore rispetto all’anno precedente, quando si contavano circa 2700 detenuti. “Quasi mille detenuti in meno, una situazione impensabile fino a qualche tempo fa”, così Orlando ha rivendicato gli ottimi risultati raggiunti in questo anno, a partire dal decreto cosiddetto “Svuota-carceri”, per cui il numero complessivo dei detenuti presenti nelle carceri italiane è passato da 65mila a circa 54mila unità.

L’intervento del ministro Andrea Orlando

“Questo non vuol dire che non ci siano realtà in cui è ancora presenti il fenomeno – sottolinea il responsabile di Grazia e Giustizia del governo Renzi – ma per il primo anno nel 2014 la Corte Europea ha riconosciuto il superamento dell’emergenza”. Dopo aver ribadito l’equità di diritti e la parità di trattamento e servizi tra persone libere e persone private della libertà personale, il ministro ha annunciato: “Siamo alla vigilia di un profondo cambiamento del sistema, da realizzare attraverso il coinvolgimento attivo di tutte le parti, non solo degli esperti, ma anche di chi si occupa di sociale, lavoro, economia, cultura”, convocando per i prossimi mesi degli Sati Generali in materia. La salute, intesa come “stato di benessere psico-fisico”, dunque, è in cima alle priorità del governo e non solo, secondo il delegato della Giustizia, deve essere garantita ma anche sostenuta attraverso un ruolo attivo e propositivo di tutti, anche in termini di prevenzione e monitoraggio.

Lo stato dell’arte della riforma della salute nelle carceri

Ma a che punto è l’attuazione della riforma avviata dal decreto del 1 aprile 2008 (che segna il passaggio di competenza dell’assistenza sanitaria dal ministero della Giustizia alle Asl, ndr)? Quello che emerge dall’incontro di oggi è un quadro segnato da luci e ombre: alla riforma si sono sì allineate tutte le regioni italiane (fatta eccezioni per la Sicilia), ma ci sono ancora molti problemi, a partire dalla mancanza di risorse, sia economiche sia umane, da destinare al lento ma inevitabile processo. “Nelle carceri napoletane ci sono solo due centri diagnostici, a Poggioreale e Secondigliano – ha spiegato Tommaso Contestabile, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Campania – ridotti a semplici infermierie. I detenuti se vogliono operarsi devono aspettare liste di attesa di oltre 6 mesi e comunque non hanno a disposizione che pochi posti negli ospedali partenopei”. “La prima richiesta che ci fanno i detenuti – ha detto oggi Don Virgilio Balducchi, ispettore dei Cappellani delle carceri – è quella di farmaci, un po’ perché ne hanno davvero bisogno, in alcuni casi in sostituzione delle sostanze stupefacenti, in altri come risposta alla depressione che, di per sé, il carcere produce nelle persone”.

Le proposte

Una delle proposte venute fuori dal convegno di stamane è quella di prevedere all’interno del nascente Ospedale del Mare un reparto capace di accogliere, in maniera adeguata, la popolazione carceraria di Napoli. Oltre a Contestabile, a parlarne è stata la garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania, Adriana Tocco, che ha anche lanciato un appello “per la sospensione della pena o il ricorso ai domiciliari nel caso di patologie particolarmente gravi, come quello di persone che devono affrontare chemioterapie o dialisi, o che hanno subito un ictus e sono rimaste paralizzate”. Un invito a vigilare, invece, arriva dal mondo del volontariato, rappresentato stamattina da Stefania Tallei, della Comunità di Sant’Egidio: “I direttori degli istituti devono monitorare le condizioni di salute dei detenuti, anche se non ne hanno più la stretta responsabilità e competenza”.

Il ruolo della Regione Campania

“Il punto non è tanto di chi sia la competenza, ma il modo in cui si garantisce la giusta accoglienza alle persone private della libertà”, ha precisato Ernesto Esposito, direttore generale dell’Asl Napoli 1, che ha anche prodotto un opuscolo sul tema (‘L’offerta assistenziale di sanità penitenziaria in Asl Napoli 1 Centro’). La Regione Campania dal canto suo non può fare molto se non ci sono fondi a livello centrale. A sostenerlo nel corso dell’incontro, moderato da Antonio Mattone della Comunità di Sant’Egidio, è stato il governatore della Campania, Stefano Caldoro: “Come in un sistema di vasi comunicanti, la nostra regione dipende strettamente dalle altre e dal livello di spesa che si decide di destinare al livello territoriale. La popolazione ristretta, come quella carceraria, ha lo stesso diritto alla cura del resto della popolazione e così vive anche gli stessi problemi e le stesse criticità generali”.

La Comunità di Sant’Egidio

La Comunità di Sant’Egidio è presente in 17 carceri italiane (Lazio, Campania, Toscana, Liguria, Piemonte). Svolge, tra gli altri, interventi di prima assistenza:  distribuzione di generi di prima necessità, divenuti indispensabili e addirittura richiesti dalle amministrazioni, a causa del sovraffollamento e dei tagli; colloqui di sostegno e orientamento, espletamento di pratiche burocratiche, ricerca di lavoro e di sistemazioni alloggiative al momento dell'uscita dal carcere; informazione, orientamento sui contenuti delle normative, degli ordinamenti penitenziari e sulla loro applicazione; animazione culturale e sociale; visite a detenuti e sostegno in regime di detenzione domiciliare; corrispondenza epistolare con circa 500 detenuti in carceri lontane; mediazione culturale e monitoraggio del rispetto dei diritti della persona.

Maria Nocerino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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