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Sabato 26 Settenbre 2020




Sociale: spesa regionale 2015 insufficiente

Approvato Bilancio Regionale, manca piano di gestione 

consiglio-regionale-campaniaIl Consiglio Regionale della Campania, ha approvato in calcio d'angolo il Bilancio regionale per l’anno 2015 e pluriennale 2015/2017. Salta subito all'occhio il taglio di 10 miliardi di euro e il piano di gestione è ancora una chimera. Ne parliamo con Luca Sorrentino, responsabile Legacoopsociali Campania.

Arriva a 2 giorni dalla fine del 2014 il Bilancio della Regione Campania con ritardo e un taglio delle spese in controtendenza rispetto alla necessità comune di superare la crisi attraverso l'incremento di investimenti per lo sviluppo. La Regione sceglie inoltre di approvare solo un bilancio di previsione, atto ragionieristico, con sole finalità contabili, e non una legge finanziaria, che avrebbe consentito di conoscere il pensiero politico della giunta e della maggioranza.
Il bilancio di previsione del 2015 è complessivamente è di 18,8 miliardi di euro, 10 miliardi in meno rispetto a quanto preventivato nel  2014. "La Regione ha tagliato trasversalmente tutte le voci di spesa senza compiere una scelta ragionata- spiega Luca Sorrentino- . In particolare è diminuita la spesa per garantire il diritto di cittadinanza: di circa 150 milioni per l'istruzione con un taglio al diritto allo studio; di circa 110 milioni sulla tutela dei beni culturali; sono state azzerate le spese giovanili e per il tempo libero; circa 100 milioni sono stati tagliati sull'edilizia abitativa e la spesa sull'housing sociale, è stata quasi azzerata. Il budget dei trasporti è stato dimezzato con un taglio di 600 milioni che ovviamente andrà ad incidere sulle fasce più deboli obbligate all'uso dei mezzi pubblici a fronte di un servizio assolutamente scadente e dell'aumento del biglietto".
Per quanto riguarda la spesa sociale, per intenderci quella relativa alla legge  328 dei servizi sociali, sono stati previsti 124 milioni di euro, comprensivi dei trasferimenti del Governo nazionale. " Dal 2009 ad oggi si è assistito ad una progressiva erosione delle risorse destinate alle politiche sociali, mentre è aumentata la spesa sanitaria.  I 124 milioni del 2015 sono di gran lunga sottostimati rispetto al fabbisogno: subiamo una precarietà nella continuità dei servizi sociali, sono disattesi gli interventi nei confronti delle fasce sociali fragili e delle nuove povertà, mancano misure reali di contrasto alla povertà. La Campania si attesta l'ultima regione in Italia per spesa pro-capite al pari della Calabria con una spesa di circa 20 euro pro capite  a disposizione della Regione a cui va a ad aggiungersi l'assegnazione di risorse da parte dei singoli comuni, determinando una spesa complessiva che non supera i 40 euro in media per territorio rispetto alla media nazionale che si attesta ad oltre il doppio. Manca quindi una definizione precisa della spesa pro capite che la Regione intende investire nel sociale. La soluzione in ogni caso non va trovata in misure quali social card e bonus bebè, che non garantiscono l'esigibilità dei diritti costituzionali,  in quanto azioni straordinarie e non universalistiche".
Proprio per avviare un'inversione di rotta una serie di organizzazioni (Agci Solidarietà Campania, Federsolidarietà Campania, Legacoopsociali Campania, Arci Campania, UISP Campania, AUSER Campania, ANTEAS Campania, ARCI Ragazzi, Legambiente Campania, Federconsumatori Campania, FISH, FederHand, Unione Italiana Ciechi Napoli) hanno firmato un documento in cui chiedono che si ponga al centro delle politiche regionali la persona favorendone  e  sostenendone l’empowerment  a partire dalle situazioni di maggior disagio.
Nello specifico domandano che:
-Si provveda ad invertire la tendenza si qui applicata, reinvestendo sulle politiche sociali e socio sanitarie, migliorando la condizione di bilancio di settore, appostando almeno 100.000.000,00 di euro; si  definisca una quota capitaria pro utente fissa regionale; si costituisca e finanzi un capitolo di spesa dedicato al socio-sanitario; si emani il sistema tariffario delle prestazioni sociali in corrispondenza del catalogo dei servizi approvato con regolamento regionale.
-Si sostenga l’allargamento del portfolio di servizi alla persona, utilizzando ed estendendo il budget di cura, promuovendo la sostenibilità dei progetti di vita indipendente (oggi in sperimentazione nazionale), introducendo nuovi servizi di sostegno all’inclusione, favorendo l’aggiornamento del personale regionale e degli ambiti di zona.
-Si identifichi un sistema di integrazione al reddito come strumento di contrasto alla povertà .
-Si strutturino le modalità di relazione pubblico – privato sociale, con l’adozione del sistema di accreditamento regionale, convenzione con ambito sociale di riferimento, possibilità di offerta di servirvi regionali e compensazione intra-ambito sociale; si aggiornino le linee guida per le modalità di selezione del contraente privato per i servizi non erogabili in accreditamento da individuare con gara d’appalto.
Si programmino le risorse provenienti dai fondi strutturali europei in considerazione delle necessità implementative delle quote regionali, a sostegno del conto gestione dei servizi e a sostegno dell’economia sociale, con l’adozione di veri e propri sistemi di ingegneria finanziaria, come presupposto per l’accesso al credito facilitato per le imprese sociali ed il terzo settore, in particolare per la cooperazione sociale, l'associazionismo di promozione sociale ed il volontariato.
-Si promuova e rafforzi il sistema per l’inserimento lavorativo delle categorie più fragili di cittadini, attraverso il reale coinvolgimento della cooperazione sociale di tipo B .
-Si rafforzi e rifinanzi il servizio civile regionale.
-Si doti di adeguata copertura finanziaria la legge regionale sull'immigrazione.
-Si adotti la legge regionale sulla cooperazione sociale a sostengo e promozione di questo importante soggetto dell’economia sociale locale.

Alessandra del Giudice

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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