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Sabato 26 Settenbre 2020




Sindaci contro il gioco d’azzardo

slot-machinesPiù regole per contrastare le patologie da gioco d’azzardo. È questo il senso dell’iniziativa a cui ha aderito il Comune di Napoli, tra le amministrazioni firmatarie del “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”. L’obiettivo è quello di contrastare la diffusione del gioco d’azzardo sia con l’adozione di specifiche misure normative e regolamentari a livello nazionale e locale, sia con la creazione di reti territoriali.

L’amministrazione comunale scende in campo, insieme agli atri soggetti coinvolti, dall’Asl alle organizzazioni sociali, per contrastare un fenomeno degenerativo con forti collegamenti con la criminalità organizzata, il riciclaggio del denaro, la prostituzione. Ridurre le autorizzazioni agli esercizi commerciali, evitare un’eccessiva concentrazione territoriale di sale da gioco, limitare la pubblicità, sono alcuni dei modi per intervenire secondo il comune, che oggi, nel corso del convegno “Istituzioni, associazioni, persone: in campo contro le patologie da gioco d’azzardo” svoltosi al Maschio Angioino, ha annunciato l’istituzione di un tavolo sul tema, con delega all’assessore al Lavoro Enrico Panini.

La ludopatia è stata inserita nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. Si tratta dell’unico settore che non conosce contrazione né crisi: con 100 miliardi di fatturato (4% del PIL nazionale) il gioco d’azzardo è di fatto la terza industria italiana, 8 sono i miliardi di tasse corrispondenti, i dati parlano del 12% della spesa delle famiglie italiane, del 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo, del 4,4% del mercato mondiale, di 400.000 slot-machine e di 6.181 locali e agenzie autorizzate. Ancora: 15 milioni sono i giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, circa 800.000 i giocatori già patologici. La spesa necessaria per curare i dipendenti dal gioco patologico è pari a 5-6 miliardi l’anno.

Nella sola città di Napoli operano, ad oggi, 106 sale gioco mentre il numero degli esercizi commerciali ove sono installati giochi leciti arriva a ben 2.115 unità. Anche l’Asl sta lavorando al problema, attivando le strutture intermedie e destinando spazi e tempi dedicati all’interno dei Sert, ad oggi gli unici servizi che si prendono in carico le dipendenze da gioco. “Bisogna intervenire in maniera integrata e interdisciplinare – spiega Stefano Vecchio, direttore dell’Unità Operativa Complessa Dipendenze Asl Napoli 1 – Noi stiamo già sperimentando la figura di un tutor, ovvero un operatore che sia d’accompagnamento, capace di istruire il giocatore patologico sui rischi cui va incontro e al contempo di supportare le famiglie”. Una sperimentazione già in atto dove sono attive le strutture intermedie, il Centro Lilluput a Ponticelli e quello Arteteca a Miano, entrambi gestiti in collaborazione con la cooperativa Era. Ma a breve partirà una campagna più generale di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, per cui sono attesi fondi regionali, spiega Stefano Vecchio: “C’è in cantiere anche una ricerca qualitativa per fare luce sulle caratteristiche del giocatore d’azzardo, entrare nei suoi contesti di vita e prevenirne in qualche misura le conseguenze della patologia”.

La signora del sottoproletariato di Scampia che compra il Gratta e Vinci sperando di essere premiata dal caso, il ragazzino di buona famiglia che gioca on line, il padre affezionato alle slot machine del bar sotto casa: non c’è un vero e proprio identikit del giocatore patologico, hanno spiegato oggi a Napoli gli esperti a confronto. Molto spesso, però, i meccanismi per cui si continua a giocare sono gli stessi, così come comuni sono le conseguenze, a partire da quelle economiche. Anche su questo bisogna intervenire: “Le regioni dovrebbero legiferare – dice Stefano Vecchio - per offrire facilitazioni alle persone che, a causa della dipendenza da gioco, finiscono nei guai indebitandosi, all’interno di una strategia di sistema, che sia capace di contenere il problema, anche attraverso strumenti finanziari, come fidi e prestiti a condizioni particolari”. (mn)

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