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venerdì 18 Settenbre 2020




I Rom che cambiano la città

campo-rom-rulotA partire dalla scolarizzazione dei bambini, i progetti che coinvolgono la storica comunità dei Rom, stanno modificando il modo stesso dei napoletani di rapportarsi all'altro.

Le buone notizie le riconosci quando riguardano cambiamenti non estemporanei, quando non sono frutto di una causa esterna, ma sono essi stessi a promuovere una nuova prospettiva.  Così è con i Rom, comunità storicamente presente sul territorio napoletano eppure ancora esclusa, cacciata, silenziata. Ma oggi si può dire che tanti passi avanti nel senso dell'integrazione e dell'inclusione tra rom e napoletani sono stati fatti, e a riconoscerlo sono gli attori sociali di quello sviluppo che è reale quando ci metti braccia, anima e cuore.
Un segno paradossale di questo cambiamento è ad esempio che il bando "Integrazione ed inclusione scolastica a favore dei minori Rom, Sinti e Caminanti" indetto dal Comune di Napoli sia andato deserto. Le caratteristiche richieste rispetto agli operatori sociali erano infatti talmente elevate che nessuna cooperativa o associazione è riuscita a soddisfarle, proprio perché il livello di attenzione e di cura sulla questione "Rom" si è notevolmente accresciuto negli ultimi anni .
L'avviso la manifestazione di interesse a collaborare alla realizzazione del Progetto dedicato alla scolarizzazione dei minori è stato rilanciato ed è attualmente sul sito del Comune di Napoli: con i dovuti aggiusti non andrà deserto, ma bisogna affrettarsi perché il termine è in scadenza. 
Il bando è relativo alla prosecuzione del Progetto Sperimentale per l'inclusione e l'integrazione di minori rom, sinti e caminanti elaborato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali  realizzato nell'anno scolastico 2013/2014 dalla direzione Welfare e Servizi Educativi del Comune in due classi di scuole napoletane con una grande presenza rom. Il progetto  ha ottenuto effetti tanto positivi, che il Comune intende unificare ed estendere le modalità e le azioni degli interventi a tutto l'ambito territoriale nell'anno scolastico 2014/1015, al fine di dare continuità ai percorsi di scolarizzazione degli alunni rom iscritti, garantire ad un numero maggiore di minori delle opportunità formative e sociali ed attivare e/o potenziare specifici interventi di inclusione scolastica. 
"Il lavoro ha dato ottimi risultati nelle due classi campione, ora vogliamo creare una rete che coinvolga tutto il contesto scolastico nell'applicazione del learning by doing per l'inclusione degli alunni rom. Negli anni il servizio anti dispersione ha fatto moltissimo e la gran parte dei minori è riuscita a frequentare, ma vogliamo che tutti i bambini rom, nessuno escluso, possano andare a scuola. Inoltre quest'anno un'equipe coordinerà e monitorerà i risultati nelle singole scuole", spiega Ignazio Callari, assistente sociale impiegato al Comune di Napoli che farà parte della equipe di ricerca.  "Sono molto felice che il progetto sia stato esteso a tutte le scuole napoletane con presenza di bambini rom", racconta Barbara Pierro di Chi rom e chi no, associazione che l'anno scorso si è aggiudicata il progetto sperimentale nella scuola Ilaria Alpi- oggi comprensivo Alpi-Levi di Scampia, insieme all'associazione Nea che invece ha curato il progetto a Ponticelli.
Nella classe presa in carico c'erano 20 bimbi, di cui 11 rom e il progetto ha coinvolto sia la scuola che la famiglia. L'operatore-classe e l'operatore famiglia si sono interfacciati costantemente con il servizio politiche di inclusione sociale del Comune diretto da Giulietta Chieffo,  l'istituto degli Innocenti di ricerca sull'infanzia e l'adolescenza, ai dirigenti e agli insegnanti scolastici e ai vari servizi territoriali come la Asl.
"Abbiamo curato una prima fase formativa- continua Pierro-  diretta da relatori significativi che hanno affrontato la questione Rom da più punti di vista: storico, legale, sociale, della vita di tutti i giorni. L'altra parte del progetto è stata quella dei laboratori interni alla classe che si rivolgevano a tutto il gruppo classe: dal circo, al carnevale, al canto e teatro. Importantissima è stata la realizzazione di  A B C - piccolo abbecedario italiano - romanes realizzato insieme ai bambini partendo dalla raccolta di nenie, racconti orali, ricordi. Le mamme hanno partecipato attivamente e si sono emozionate a raccontare i propri ricordi affettivi nella lingua madre. L'abecedario è stato distribuito nelle scuole e crediamo che se le maestre impareranno alcune parole rom con cui rivolgersi ai nuovi allievi sarà più facile rompere e smontare le diffidenze iniziali. Tutto il progetto ha visto la partecipazione attiva delle famiglie italiane e rom che ci hanno consentito di rimodulare passo, passo il percorso così da incontrare le loro necessità. Il problema della dispersione non è dei rom infatti ma riguarda anche gli italiani, non tanto alle elementari quanto nell'adolescenza, quando si fa più stridente il rapporto con le famiglie e in particolare per i ragazzi rom e per quelli delle periferie è difficile affermare la propria identità.  Ma proprio nelle zone più complesse come Scampia le realtà scolastiche e associative sono ormai più preparate che altrove ad affrontare queste problematiche".Ma non tutti sono preparati ad aprirsi alla diversità secondo Salvatore Esposito della Comunità di Sant'Egidio: " Le grandi battute d'arresto del processo di integrazione tra rom e napoletani sono determinate dall'inaccoglienza. Negli ultimi 20 anni la situazione dei rom è migliorata tantissimo, anche se il rogo di Ponticelli nel 2008 ha arrestato il processo di sviluppo: le persone hanno vagato prima a viale Maddalena in una struttura abbandonata, poi in via del Riposo, poi alla Marinella, e poi a Casavatore. Oggi i rom di Ponticelli si trovano in maggior parte a Gianturco in tre campi attigui: tra 1000 e 1500 persone". 
La Comunità di Sant'Egidio dal 2008, prima nel campo di Ponticelli e ora, ogni mercoledì, presso la parrocchia San Carlo Borromeo, gestisce un ambulatorio medico dedicato ai rom:  tutte le settimane c'è pediatra a cui si affianca di volta in volta uno specialista diverso.  Ogni settimana i rom si recano nei locali della chiesa, per un totale di oltre 1000 persone diverse visitate in un anno.
"Alcuni  vengono, altri prenotano e li andiamo a prendere nel campo- racconta Esposito che segue il progetto realizzato grazie a donazioni private, fin dall'inizio- . Molti hanno problemi gastrointestinali perchè vengono da città rumene come Costanza, Iasi e Kalaracy dove c'è la fame vera e arrivati in Italia l'unica preoccupazione è mangiare, "fare i soldini". Molti mangiano troppa carne e frittura tanto che a 30 anni hanno problemi di salute di persone di 70. All'inizio ciò che offriamo loro è l'assistenza medica ma piano, piano il legame che si crea ci consente di parlare di alimentazione, di scuola per i figli, di modi più sani di vivere. In questo processo di crescita fondamentale è la scolarizzazione per questo sosteniamo un progetto di borse di studio per circa 150 bambini di 50 euro al mese: i genitori che garantiscono la presenza scolastica dei figli con un massimo di 3 assenze al mese possono contare sulla borsa. Il progetto sta andando molto bene: stiamo seguendo anche ragazzi alle medie e alcuni alle superiori perciò ci auguriamo che ci siano sempre più finanziatori privati per moltiplicare le possibilità di studio.
Lavorando sul campo possiamo dire che la buona notizia c'è: tanti rom vivono in città sebbene nei bassi, bambini rom e napoletani sono amici, in tanti casi non ci sono barriere. Siamo convinti per questo che il mondo dei rom può cambiare, trovare una strada di convivenza pacifica, di crescita, in una realtà che non sia più quella dei campi.  Il futuro è vivere insieme e lo si costruisce giorno per giorno col lavoro di tutti".

AdG

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