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Martedì 28 Gennaio 2020




Casa Fiorinda riparte

L’assessorato al Welfare dalla parte delle Donne

casa-fiorindaCasa Fiorinda continuerà ad accogliere le donne vittime di violenza grazie al sostegno  dell’assessorato al Welfare del Comune di Napoli che ha scelto di porre tra le priorità assolute le donne. I lavori sono in corso per stabilizzare e ampliare i servizi presenti sul territorio e rendere omogenee e uniformi le procedure di intervento nel sostegno alle donne vittime di violenza.

È proprio a partire dalla valorizzazione delle esperienze già fatte, come quella di casa Fiorinda e degli sportelli antiviolenza delle Municipalità, che l’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli vuole partire per ristrutturare le politiche, i servizi e gli interventi di genere.

Casa Fiorinda, casa di accoglienza e centro antiviolenza per donne maltrattate, è attualmente l’unico luogo a Napoli specializzato nell’ospitare le donne vittime di violenza con o senza figli e rischiava di chiudere perché il progetto finanziato con fondi POR si era concluso.

Ma l’assessorato al Welfare, vista l’importanza fondamentale del servizio, ha preso la decisione precisa di portarlo in continuità per un periodo lungo utilizzando fondi di bilancio.  “Garantiremo alle donne vittime di violenza di poter ricevere un’adeguata accoglienza di tipo residenziale - spiega la funzionaria dell’assessorato al Welfare Rosamaria Romella - In questa direzione va anche la scelta dell’assessore Gaeta di potenziare l’offerta di accoglienza delle donne vittime di violenza presso idonee strutture cittadine garantendo loro la possibilità dell’allontanamento dal proprio contesto di vita nel quale spesso sono agite le violenze”.
L’assessorato insieme ai servizi sociali e alla rete antiviolenza delle associazioni ha infatti lavorato nella direzione di superare l’articolo 403 che stabilisce l’allontanamento delle donne da un ambiente casalingo violento solo in relazione alla presenza di un minore, pertanto le donne venivano collocate in strutture che non possedevano una specificità rispetto alla violenza di genere, mentre quelle senza figli rischiavano di essere abbandonate a se stesse, mentre ora sarà il Comune a prenderle in carico pagando la retta in apposite strutture. “La direzione è quella di fare chiarezza e fornire gli strumenti adatti secondo le tipologie di bisogno specifiche attivando un convenzionamento con strutture autorizzate accreditate per la tipologia di intervento e che si rendano disponibili all’accoglienza ed a fornire un percorso di presa in carico in cui le donne siano seguite da avvocati e psicologi”.

Centri antiviolenza. Nell’ambito dello storico progetto antiviolenza Aurora del Comune di Napoli quest’anno sono stati attivati gli sportelli antiviolenza per ogni singola Municipalità, che prevedono prestazioni relative all’accoglienza, all’informazione, alla consulenza, e un coordinamento con la sede centrale istituito nel Centro Antiviolenza a Montesanto, in linea con le normative internazionali, nazionali e regionali che stabiliscano la presenza dei centri in ogni ambito territoriale.
è del 16 ottobre il decreto grazie al quale il Comune di Napoli è stato assegnatario da parte della Regione  Campania del finanziamento di circa 600 mila euro per il potenziamento dei centri antiviolenza. L’idea dell’assessorato è quella di mettere a sistema e standardizzare la modalità di accesso e renderne la presenza capillare su tutto il territorio comunale, collocando gli sportelli anche in contesti non identificati come istituzionali a cui spesso le donne non si avvicinano temendo di essere riconosciute. “Quella della violenza è un’area delicata: abbiamo a che fare con donne ferite e fragili e che vanno messe al centro dell’intervento. La violenza di genere è trasversale alle classi sociali e al reddito. Spesso le donne vittime delle classi più povere sono quelle più raggiungibili poiché si recano presso i servizi sociali per chiedere un sostegno al reddito o servizi di supporto materiale, mentre quelle borghesi restano nell’ombra. Un altro lavoro che va fatto è la raccolta dati poiché le statistiche che possediamo sono realizzate a livello macro. Inoltre stiamo ragionando sulla prevenzione che si deve realizzare su due livelli. Da un lato attraverso l’educazione scolastica che riguarda l’affettività, il rispetto, la gestione dei conflitti e in questo senso ci sono ipotesi di intervento in partenariato con l’assessorato all’Istruzione. Inoltre c’è il livello della prevenzione rispetto alla violenza agita in modo che la donna riesca a fuoriuscire dalla spirale della violenza in tempo, senza incorrere nel femminicidio. In questo caso l’unica possibilità è fornire delle alternative valide”.

Alessandra del Giudice

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