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Martedì 29 Settenbre 2020




Sempre più italiani alla Caritas

"Le istituzioni ci inviano le persone bisognose di aiuto"

sepe-caritasDal 2010 negli ultimi 4 anni i napoletani che chiedono aiuto alla Caritas sono aumentati tantissimo. "Prima i nostri utenti erano nel 60% dei casi stranieri e nel 40% italiani. Oggi il 70% sono italiani e il 30% stranieri", Giancamillo Trani, vice direttore della Caritas Diocesana di Napoli, stila la cronaca di un disastro annunciato.

Le altre novità riscontrate dagli Sportelli Ascolto sono:  una comunità asiatica in espansione, ma poco integrata, rom sempre più propensi a chiedere aiuto, un livello altissimo di solidarietà da parte dei benefattori.

Il Centro dei servizi della Caritas di Napoli ad agosto ha una nuova sede in via Pietro Trinchera 7, e spazi più ampi consoni ad ospitare i tanti sportelli di prossimità alle persone: il centro ascolto per italiani, due centri di ascolto per migranti e donne migranti, lo sportello, Ipazia contro la violenza donne, l'osservatorio povertà e risorse, il servizio civile, la pastorale sanitaria, la pastorale del lavoro, il prestito della speranza.
Si tratta di una riorganizzazione e potenziamento dei servizi della Chiesa necessari a fronte di un vuoto istituzionale, che preannunciato già negli anni scorsi, si sta facendo voragine.  "La situazione è drammatica- dice senza mezzi termini Giancamillo Trani, da 26 anni in Caritas, da 5 dirigente- complici le progressive restrizioni dei fondi per il welfare, la latitanza istituzionale, la Chiesa si trova da sola in mezzo al guado. Sta crescendo il livore sociale. Mediamente arrivano da noi 50 persone al giorno tra migranti e italiani, 250 a settimana, oltre mille in un mese. Noi cerchiamo di aiutare nel possibile, ma è impensabile che la Chiesa possa far fronte al disastro. Il ruolo originario della Caritas dovrebbe essere animare le comunità, rendere edotte le persone sui loro diritti e doveri e indicare a chi nella società vanno chieste le risposte. Invece  sono le stesse istituzioni a pregarci di aiutare le persone, abbiamo tante lettere a testimonianza. Stiamo assistendo ad un ribaltamento dei ruoli che farebbe sorridere se non ci fosse da piangere".Il profilo degli utenti. Alla Caritas di Napoli si rivolgono sempre più italiani e sempre più giovani. Circa il 70% degli utenti del Centro di Ascolto sono italiani, a fronte del 40% di quattro anni fa, quando già la crisi non lasciava presagire nulla di buono e richiedeva risposte urgenti al Governo. Termometri del "disastro" sono i parroci che relazionano per scritto i casi di povertà alla Caritas.  "C'è un impoverimento complessivo. Mentre prima ti trovavi a sostenere una famiglia che non poteva pagare una bolletta, oggi si rivolgono a noi persone che hanno 6 fitti arretrati. Non mancano le note stonate per la difficoltà ad adeguarsi verso il basso: le famiglie non riescono a pagare il fitto, ma hanno l'i-pod o mandano i figli a calcetto. Nessuno vuole rinunciare a ciò che aveva conquistato. Il timore è non intercettare i casi di povertà estrema che in Chiesa non arrivano, per questo stiamo pensando di utilizzare i camper per andare per strada ad incontrare le persone", continua Trani che nel centro Caritas di Napoli si avvale della collaborazione di 2 operatori dipendenti, 2 a contratto e 8 giovani del Servizio Civile.

Nuovi poveri.
Sempre più richieste di aiuto vengono dai giovani e c'è una trasversalità delle classi sociali: non solo persone con un basso livello di istruzione, ma anche professionisti e docenti universitari che si sono trovati in mezzo ad una strada da un giorno all'altro. "Un ricercatore universitario di 55 anni, chiaramente con un alto livello culturale, a cui non è stato rinnovato il contratto si è trovato senza lavoro e senza un soldo, e poi senza casa poiché il collega che lo ospitava è morto. Ci ha chiesto, oltre al cibo, un computer per continuare le sue ricerche. Una volta superata l'emergenza per fortuna è ripartito".
Altra categoria a rischio intercettata dallo sportello della Caritas è quella dei padri separati che Trani definisce "piaga". La legge italiana tutela innanzitutto la madre, assegnandole la casa e l'assegno di mantenimento, ecco che "il padre si trova a sopravvivere con 500 euro, la macchina per casa. Spesso quando sono di turno i padri portano i figli dai genitori dove possono usufruire di un tetto e un pasto caldo. I nonni sono spesso la salvezza di tutta la famiglia, l'unico ammortizzatore sociale, fanno miracoli con pochi soldi e assolvono alla cura dei bambini".
Tra le iniziative promosse dalla Caritas c'è il Banco del Farmaco istituito presso il centro la Tenda dove si raccolgono e poi distribuiscono numerosi farmaci previa presentazione della ricetta. A maggio scorso la Caritas si è occupata della colletta alimentare perché era ferma distribuzione garantita dallo Stato e in 2 giorni ha raccolto 2 tonnellate di cibo. "Spesso le istituzioni - spiega Trani- varano o interrompono improvvisamente i provvedimenti senza rendersi conto della realtà, penso alla proposta del Governo di dare un sostegno alla disoccupazione a chi ha almeno 3 mesi di contributi versati, mentre a Napoli c'è chi è arrivato alla pensione senza mai avere un vero contratto di lavoro. La prima cosa sarebbe far ripartire l'occupazione, non a caso chi viene da noi chiede come prima cosa il lavoro". Immigrati: stabili, ma non integrati.  A Napoli è sempre al primo posto la comunità dello Sri Lanka con circa 8000 persone, mentre a livello regionale le presenze più numerose sono quelle di ucraini, marocchini e rumeni in crescita. La novità, secondo la Caritas,  è che in forte crescita sono le comunità asiatiche, non solo quella cinese, ma anche migranti da Filippine, India, Bangladesh, Pachistan. "Gli immigrati sono stabili- chiarisce il responsabile del settore migranti della Caritas-  ma integrati non direi, soprattutto perché noi abbiamo proposto modelli di assimilazione forzata che loro non hanno accettato. Sintomatico è che i cingalesi abbiano le loro scuole private: una di queste era proprio nella centralissima piazza Dante, ma poi è stata spostata per problemi con i vicini".  
E a proposito della mancata integrazione altro dato è la speculazione dei proprietari di casa: "Più di una volta sono arrivati da noi ragazzi africani che avevano subito minacce o percosse dai proprietari, in un caso un ragazzo ferito a sangue, perché non avevano pagato l'affitto del posto letto, circa 110-150 euro in stanze sovraffollate. Spesso si tratta di proprietari di un tessuto urbano degradato, ma non mancano insospettabili proprietari dei ceti cosiddetti "bene".
Diminuiscono i casi di sfruttamento sul lavoro perché da un lato i datori dell'agricoltura hanno compreso che non possono fare a meno dei migranti che svolgono mansioni per le quali gli italiani non sono adatti e non vogliono svolgere, sia perché il lavoro di cura sta andando a scemare. "Le famiglie tagliano sul costo di badanti e colf. Il numero di migranti che risulta lavorare in questi campi è in realtà gonfiato: spesso le persone vengono regolarizzate come colf e badanti ma fanno altro. Inoltre c'è un piccolo ritorno di italiani che tornano a lavare le scale o portare immondizia e che tornerebbero anche a lavorare in fabbrica dove però sono più apprezzati gli stranieri perché riescono a sostenere ritmi e tempi pesanti. Purtroppo aumentano i casi di intolleranza proprio perché si vede il migrante come antagonista nell'ottenimento di lavoro e casa".

Aumentano i rom che chiedono aiuto.
Il 20% dell'utenza complessiva del Centro Caritas di Napoli è di origine rom. "L'apertura di un apposito sportello e le nostre visite ai campi hanno fatto si che i rom si fidino di noi. Ci occupiamo soprattutto di aiutarli ad ottenere i documenti, talvolta facendo ricerche sugli atti di nascita nei paesi d'origine e facciamo direttamente il bonifico al Consolato del costo del documento. Arrivano da noi anche rom minorenni di 14-16 anni con figli che ci chiedono un lavoro e di poter fare una vita diversa dai genitori. Inoltre acquistiamo i libri sia per i rom, gli italiani e i migranti. E' scandaloso che ogni anno cambino i libri: prima se avevi 5 figli i libri li passavi di mano in mano, oggi è impensabile". L'emergenza. Anche la Caritas si sta occupando dei richiedenti asilo che stanno arrivando a migliaia in questi ultimi mesi con Mare Nostrum. La Caritas di Napoli sta ospitando 40 adulti originari dell'Africa Sub Sahariana nell'ambito di un progetto realizzato insieme a Federazione Internazionale Città Sociale, Pioppo e Frati Minori nella struttura "la Palma", mentre 5 minori del Gambia sono ospiti della Casa Crescenzio in attesa di essere trasferiti. "La situazione dei migranti arrivati con lo sbarco si sta  precarizzando sempre più, molti finiscono a chiedere l'elemosina, nelle maglie della camorra o della prostituzione. Mare Nostrum è una splendida operazione di solidarietà, ma bisogna chiarirsi sulla reale capacità di inclusione, sviluppando programmi di inclusione".

Un dato positivo: aumenta la carità.
"Sono da26 anni in Caritas e non ho mai visto un tale livello di solidarietà e generosità- racconta il responsabile Caritas-. Le donazioni sono sempre di più e più alte, sono soprattutto gli anziani a donare, forse perché lo stato di solitudine li induce ad aiutare il prossimo piuttosto che lasciare l'eredità a parenti distanti. C'è anche una buona risposta solidale da parte delle categorie professionali quali l'Unione Industriali. Papa Francesco rappresenta un esempio positivo fondamentale: ha stanziato fondi extra, soprattutto per il contrasto alla povertà alimentare e per sostenere i nuclei familiari disagiati. L'incremento delle donazioni dipende anche dalla comunicazione: la Chiesa è sempre più trasparente e rendiconta le sue azioni agli occhi di chi la sostiene. Un esempio è il film partenopeo "Questo non è un film" che racconta storie vere con un occhio alla solidarietà ".

Alessandra del Giudice

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