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Sabato 24 Ottobre 2020




L’altra faccia della moneta

Il corteo Block BCE in nome della vita reale

block-bce-napoli-2L’altra faccia del denaro e della Banca Centrale Europea sono i volti delle persone scese in massa dai Colli Aminei questa mattina verso il Centro della Città, sono le loro storie reali che ogni giorno si scontrano con l’immaterialità di sogni precari.

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Mentre i potenti delle Banche stretti intorno a Mario Draghi discutono delle sorti economiche d’Europa  asserragliati in una Reggia di Capodimonte super militarizzata i giovani, precari, disoccupati, studenti, i comitati che lottano per il diritto al lavoro, alla salute, alla casa camminano in nome della vita reale delle persone al grido di “Block BCE”. Partiti dalla metropolitana dei Colli Aminei arrivano a Capodimonte dove con una scala cercano di issare un manifesto di protesta sul muro della Reggia, ma Mario, precario con tre figli, viene fatto cadere con il getto degli idranti e poi condotto in Questura, cosa che genera la carica della polizia che tuttavia si conclude velocemente senza feriti.
Sono 2000 i poliziotti che difendono la corte dorata della finanza e i cittadini da temute rivolte dei blackblock. In realtà il clima di paura è sconfessato da una manifestazione pacifica che vede il sostegno dei cittadini e dei commercianti.  “Niente blackblock- ripetono dal megafono collegato al camioncino che apre il corteo-, i veri violenti sono quelli in giacca e cravatta che stanno là dentro e decidono del nostro futuro senza essere stati eletti”.
Genny, operatore sociale sottolinea: "Ci interessa lanciare un messaggio a tutti: non credete al terrorismo mediatico: non c'è nessun black block, in strada ci sono giovani, studenti, operatori sociali: tutti coloro contribuiscono a far si che la vita delle persone sia più dignitosa, un popolo che ha fame di giustizia".
E’ il tema del lavoro ad essere centrale tema della protesta, Rino dei precari Bros organizzati spiega: “Vogliamo protestare contro chi ha creato la crisi in Europa a tavolino per giustificare precarietà, disoccupazione e dei tagli alle strutture pubbliche. Alla BCE decidono anche chi deve governare e come deve governare. Riteniamo che questi signori creano le condizioni migliori per loro tenendo le popolazioni nella fame. Anche Renzi che si dice in opposizione alle banche, di fatto con il taglio all’articolo 18 toglie uno strumento fondamentale che tutela i lavoratori. E’ lo smantellamento dello stato sociale”. Gli fa eco una ragazza che grida dal megafono: “Siamo scesi in strada perché vogliamo riscrivere un'altra storia, come sempre è accaduto partendo dal popolo. Vogliamo che tutti possano avere una vita degna e un lavoro sicuro. Non vogliamo guadagnare 4 euro all’ora sfruttati, vogliamo che le ferie o le malattie siano, come dovrebbero essere, un diritto e non un favore. Non possono pretendere che paghiamo tasse così alte a fronte di stipendi bassissimi e farci la multa se non abbiamo neanche i soldi per pagare l'assicurazione del motorino. Non vogliamo più che si possa morire per mano della polizia”. Il pensiero di tutti è rivolto a Davide Bifolco, il ragazzo ucciso da un agente di polizia.
Intanto il corteo arriva nel Quartiere Sanità dove donne, bambini e anziani fanno da sponda accogliente al corteo e come in uno specchio sostengono i manifestanti  rilanciando le loro vicende: due signore sull’uscio di casa protestano contro la sanità pubblica pessima e a pagamento e la mancanza di lavoro per i nipoti.
Accanto ai lavoratori marciano gli studenti, Matteo del Collettivo Autorganizzato Universitario chiarisce perchè: "La nostra protesta va contro tutti i governi europei che sostengono le banche e anche contro Renzi, il suo job act e la riforma della scuola. La questione studentesca rientra in tutto ciò perché noi che presto accederemo presto al mondo del lavoro in questa società basata sulla finanza non abbiamo un futuro". 
Sono facce fiere quelle dei manifestanti, che raccontano di storie di resistenza vitale, Michela che nei Quartieri Spagnoli dove vive viene chiamata “Michela a bresciana” ha fatto una scelta coraggiosa: trasferirsi dal nord a Napoli per i corsi della specialistica in lettere. “A Siena lavoravo part time- racconta- e mi mantenevo studiando, ma era una città spenta più o meno come Brescia. Così ho deciso di venire a Napoli con il mio fidanzato che ha genitori napoletani ma è nato al nord. Certo qui il lavoro full time è pagato quanto un part time al nord, qui c’è la fame e anche quel minimo di welfare sta venendo sempre meno e l’illegalità vera la fa chi sfrutta i lavoratori. La Banca Europea sta nascondendo dietro la finta storia della crisi la volontà di tagliare i diritti delle persone e renderle ricattabili per favorire pochi ricchi. Io voglio vivere a Napoli perché è una città viva: per sopravvivere le persone si ingegnano con creatività partendo dai propri interessi e sono convinta che se ci sarà un cambiamento del sistema partirà proprio da qui”.
Un’altra storia di resistenza gioiosa è quella di Francesco che con alcuni amici ha creato una cooperativa in provincia di Benevento dove coltiva la canapa e la trasforma in prodotti alimentari e in tessuti: “Abbiamo appena festeggiato il raccolto, ora dobbiamo riseminare la canapa, ma la legge ci impedisce di utilizzare i semi delle nostre piante che già abbiamo e ci impone di riacquistarli dalle multinazionali. Nel settore dell’agricoltura c’è la multinazionale Monsanto che produce semi e ogm che impone i suoi prodotti sul mercato mondiale. L’Europa permette tutto questo massacrando di fatto le economie locali e le produzioni a km zero”.
Conferma lo strapotere della BCE Leandro di Mezzocannone Occupato: “Sono persone non elette da nessuno e decidono al 99% cosa avviene nei nostri territori imponendo tagli ai trasporti, al sociale. Noi non vogliamo l’Europa delle Banche, ma un’ Europa dei popoli e delle nuove democrazie”.
Parte della manifestazione anche la protesta delle donne ucraine che alzano al cielo la bandiera dell’Ucraina al contrario e macchiata di sangue perché, spiega Olena "le banche mondiali sostengono la guerra. La gente deve capire che in Ucraina è ormai tutto rovesciato, come la bandiera che esponiamo noi oggi”.
La protesta è il fine, ma anche il mezzo per esprimere dal basso proposte costruttive per cambiare il sistema governato dalle banche e realizzare una vita più dignitosa per le persone.
Egidio Giordano della Rete Commons è drastico:  “Tagli alla sanità, al welfare, precarietà, mancanza di strutture pubbliche per la cura e l’istruzione. Il degrado e uno stato di povertà assoluto e lo sfruttamento ambientale sono le ricadute delle decisioni prese da 20 persone che in nome della speculazione finanziaria decidono il destino economico comunitario. Salario minimo europeo e misure di welfare straordinarie sono le uniche soluzioni”. Tra i manifestanti anche i Clash City Workers, gruppo nato a Napoli che da più di 5 anni si occupa di fare inchieste e fare emergere lo sfruttamento nel mondo del lavoro. Stefano del CCW, a proposito di soluzioni, propone: “Dobbiamo recuperare la solidarietà tra tutte le vittime del sistema, studenti, immigrati, cittadini comuni, precari. Dopo anni in cui i governi ci hanno parlato di austerity abbiamo capito che i sacrifici li stavano facendo solo gli strati subalterni della popolazione, oggi la retorica è un po’ cambiata e ci parlano di crescita, ma non ci dicono come vogliono far ripartire l’economica. Intanto cresce lo sfruttamento e la precarietà.  Ci sono tante persone che lavorano 10 ore al giorno ed altre che non lavorano affatto. La nostra soluzione è lavorare meno e lavorare tutti”.
La marcia si conclude a piazza della Borsa quando si viene a sapere che Mario è stato liberato. Ma è solo un arrivederci. I Block BCE sono pronti a organizzare nuove proteste.

Alessandra del Giudice

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