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Martedì 25 Febbraio 2020




Consolidare i servizi

La missione dell’assessorato alle Politiche Sociali

roberta-gaeta-2La parola d’ordine è continuità. Dal pagamento dei debiti al consolidamento dei servizi, primi tra tutti quelli dedicati ai minori, i punti chiave della missione dell’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli diretto da Roberta Gaeta. 

La incontriamo all’ultimo sbarco di 877 profughi, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, alle prese con la questione dei minori non accompagnati, pane per l’animo di Roberta Gaeta che da sempre si occupa di temi sociali e per anni ha gestito delle case famiglia per minorenni vittime di violenza, battendosi in prima linea per il sostegno a quei servizi fondamentali troppo a lungo schiacciati sotto il peso dei debiti.  Ecco che è prima di tutto rivolto all’estinzione del debito l’impegno dell’assessore che oggi, a distanza di poco più di un anno dal suo insediamento a Palazzo San Giacomo, dice fieramente: “Abbiamo attuato una sistematizzazione del debito di anni di tutto il Sociale che era di 30 milioni di euro. Oggi siamo arrivati al pagamento fino a gennaio 2013 e presto estingueremo i debiti fino alla fine del 2013. Non si poteva continuare a chiedere a strutture al collasso”.
Proprio per evitare discontinuità e precariato il Comune ha approntato una delibera il 13 agosto scorso che regolamenta sia l’educativa territoriale che le attività dei centri socio-educativi. “Abbiamo pubblicato le disposizioni - spiega l’assessore- così che ci possa essere un convenzionamento e abbiamo previsto un periodo lungo per consolidare i servizi. L’educativa che stiamo andando a pubblicare durerà fino a luglio 2016. Quindi quasi due anni. Così come abbiamo già regolamentato gli ex semiconvitto così che anche loro stanno chiedendo le convenzioni. Inoltre l’anno scorso abbiamo chiesto alla Regione di inserire l’educativa territoriale nel regolamento regionale ed essa ha recepito in pieno la nostra richiesta. A breve ripartiranno tutti i servizi per i minori: l’educativa, la ludoteca cittadina, il tutoraggio. Li abbiamo pensati in un’ottica di sistema di servizi, così da valicare l’ottica dei progetti”. A Marechiaro ad esempio sta partendo una progettualità per un anno dedicata ai bambini delle famiglie più disagiate. “Abbiamo provato a dare maggiore continuità- spiega Gaeta - così da favorire la tranquillità per enti e operatori e il superamento della precarietà”.
Questa politica va di pari passo con il superamento dell’assistenzialismo: “vogliamo prevedere il percorso di entrata, ma anche di fuoriuscita degli utenti dai servizi. Ma per puntare su questo percorso serve la collaborazione con le altre istituzioni, in primis con la Regione che ha competenza rispetto a politiche di inclusione, lavoro e formazione”.
Sul molo 12 del porto di Napoli, la Gaeta si preoccupa dei minori non accompagnati la cui responsabilità ricade sulle spalle del Comune che tuttavia non possiede strutture ad hoc, “le strutture sono piene e quelle esistenti hanno non più di 8 posti ciascuna, molti dei quali già occupati- si rammarica-. L’esigenza sarebbe tenere insieme i bambini per nuclei familiari poiché già per loro è stato traumatico il viaggio, non è giusto separarli. C’è bisogno di strutture più grandi, che rispondano alle esigenze specifiche dei minori non accompagnati. Dopo Mare Nostrum c’è il rischio che non si riesca a fare un passo avanti rispetto alla situazione attuale. Bisogna fare un lavoro di programmazione immediata e chiara cercando di coinvolgere tutti gli enti perché una suddivisione è sostenibile, un concentramento di carichi per i singoli territori no”.
I rom, tra i migranti di più lunga data insediati sul territorio napoletano da generazioni, sono stati spesso uno dei punti più difficili da affrontare per le Politiche Sociali, spesso a causa del malcontento dei cittadini napoletani, rispetto ai quali l’assessore si pone come mediatrice. “E’ sempre bene non estremizzare le posizioni- spiega- io do per scontata la mia posizione a favore dei senza dimora o dei rom, ma non significa che vada in contrasto con quella dei cittadini. Bisogna tenere insieme i pezzi se no si esasperano maggiormente le posizioni e non si fa un lavoro di responsabilità. Rispetto ai rom abbiamo lavorato insieme nei vari territori ascoltando cittadini, rom e associazioni. Se si riesce a sviluppare un po’ di capacità di ascolto di chi le vive le cose forse è tutto più semplice. Ci stiamo attivando sia per terminare il villaggio nuovo di Cupa Perillo, ma anche per realizzare altri insediamenti che siano adeguati e di risposta agli insediamenti spontanei. Una ovvia richiesta era quella di avere l’acqua potabile così abbiamo collocato delle fontane ad hoc nelle vicinanze dei campi. Procederemo con l’accompagnamento scolastico dei bambini rom, non solo dei villaggi autorizzati, ma di tutta la città per contrastare la dispersione scolastica”.
L’assessorato punta infine ad una forte collaborazione con le singole municipalità e i cittadini. “Quello della stesura del PAC (Piano d’Azione e Coesione) è un lavoro gestito dalle municipalità ma lungamente condiviso con il centro. Le municipalità si sono spese tantissimo per i servizi all’infanzia, ma anche per gli anziani e le donne. Credo però che dobbiamo superare la settorializzazione dei progetti per categoria e pensare alla singola persona portatrice di caratteristiche ed esigenze specifiche. Così da parlare più di inclusione che di accoglienza. E questo ci deve accompagnare in tutte le scelte che faremo”.

Alessandra del Giudice

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