L’impegno del Comune di Napoli per i beni confiscati

bene-confiscatoI beni confiscati alla criminalità organizzata rappresentano un patrimonio di enorme valore non solo per l’oggettivo prestigio patrimoniale ma soprattutto per il loro significato simbolico: il Comune di Napoli ha pubblicato l’elenco dei beni confiscati per la valorizzazione e il miglior utilizzo possibile di questa grande risorsa del territorio.

L’obiettivo dell’amministrazione comunale, anche alla luce della più recente legislazione e della prossima apertura nel capoluogo campano di una sede dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, è quello di riutilizzare pienamente i beni confiscati, come si legge sul sito istituzionale, “sia perché l’aggressione ai patrimoni mafiosi si è dimostrata uno degli strumenti più efficaci per la disarticolazione delle aggregazioni criminali sia perché il valore simbolico della restituzione alla collettività dei beni illecitamente sottratti assume una particolare rilevanza sociale”.

Secondo i dati riportati dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), in Italia sono presenti quasi 13 mila beni confiscati. Oltre l’80% si trova nelle sei regioni di intervento della Fondazione, e principalmente in Sicilia (con circa il 43% dei beni confiscati), Campania (circa il 15%), Calabria (circa il 14%) e Puglia (circa il 9%) .
Di questi beni confiscati, meno della metà (circa sei mila) risultano effettivamente consegnati e trasferiti al patrimonio indisponibile degli enti territoriali, per lo più Comuni, per essere destinati a finalità sociali.

Si tratta di una percentuale che a malapena supera quota 33%, mentre oltre il 55% resta completamente inutilizzato. La durata e la complessità del procedimento di destinazione ed assegnazione dei beni confiscati rende spesso quest’ultimo difficoltoso e fa sì che i beni, anche se in buone condizioni al momento del sequestro, arrivino all’assegnazione in stato di abbandono. Un ostacolo a un impiego più diffuso dei beni confiscati alle mafie in termini di pubblica utilità è rappresentato infatti dallo stato di degrado in cui versano i beni stessi e dalle difficoltà economico-finanziarie che le realtà affidatarie incontrano nell’avviare le loro attività. Ciò determina una situazione di stallo in cui, da un lato, l’ente locale non può recuperare il bene e, dall’altro, la platea di potenziali destinatari non può materialmente utilizzarlo perché non è in grado di far fronte a un investimento così ingente.

Come stabiliscono la legge n. 575/1965 e il D.lgs 159 del 6 settembre 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché delle nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), i comuni sono destinatari di diversi beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, da utilizzare per fini istituzionali o sociali. Ai sensi dell’art. 48 (comma 3 lett. c del nuovo Codice) gli enti territoriali sono tenuti a predisporre un apposito elenco da pubblicare e aggiornare periodicamente. Da qui parte l’impegno del Comune di Napoli per il riutilizzo al meglio di tutte le potenzialità dei beni confiscati alla criminalità organizzata. (mn)

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