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Martedì 25 Febbraio 2020




Sostanze stupefacenti: uno stile di vita

Strategie diversificate per una nuova idea della riduzione del danno

cocainaE’ caccia all’untore: sono 58 le ordinanze di custodia emesse dalla Dda di Napoli per altrettanti spacciatori di cocaina. Si grida all’emergenza, ma il consumo di stupefacenti in città è molto più stabile, complesso e diffuso di ciò che si pensi. Ce ne parla Stefano Vecchio, dirigente del Servizio Tossicodipendenze della Asl di Napoli.

Mentre l’eroina è consumata maggiormente da migranti e senza dimora a più alto rischio overdose e infezioni; la cocaina prima considerata la droga dei ricchi è utilizzata in quartieri come Chiaia, Posillipo e Napoli Centro da studenti, professionisti, abitanti della notte, il suo uso è più tollerato, salvo superare un limite che mette a rischio la stessa quotidianità.
Stefano Vecchio ci tende prima di tutto a precisare che “è un atteggiamento sorpassato partire dal giudizio morale e associare la droga con l’emergenza e il rischio. L’uso di stupefacenti è molto diffuso ovunque: l’eroina iniettiva è più diffusa tra i migranti e i senza dimora della zona della ferrovia e di Scampia ed è l’uso stesso dell’eroina tagliata male o l’abuso di alcol ad essere fatali in contesti così precari; a consumare cocaina invece sono soggetti più integrati, che tendono a fare un uso più sporadico della sostanza, o chi lavora di notte o molte ore al giorno. Molto diffuso tra i giovani è l’uso combinato di cannabis e alcol, così come il policonsumo di coca, alcol, pasticche nei contesti di divertimento notturni o feste private in cui alcune sostanze disinibitorie e stimolanti sono collegate alla fruizione di un certo tipo di musica e alla ricerca di una “tribalità” collettiva. Anche lo spaccio di sostanze è molto articolata: in tutti i quartieri c’è un pusher che si adatta alle esigenze dei consumatori, portando anche a casa la droga. Si tratta di strategie di mercato, non è un caso che quando il mercato dell’eroina è saturo si attuano strategie per diffondere maggiormente l’uso della cocaina”. 
A Napoli, gli 11 Sert, Servizi per le tossicodipendenze,(uno per Municipalità, più un servizio per l’area carceraria) accolgono circa 800 utenti, un’ottantina per struttura, molti dei quali frequentano una delle strutture diurne e residenziali afferenti all’Unità Operativa Complessa Dipendenze Patologiche, dislocate in quattro aree strategiche della città. A questi servizi fanno da corredo un’unità di strada e due centri residenziali notturni. Con l’unità di strada la Asl ha compiuto 800 interventi per overdose solo negli ultimi 2 anni. “Agiamo nella riduzione del danno - spiega Vecchio- sia fornendo siringhe sterili e assistenza sanitaria, sia informando e cercando di modificare i comportamenti a rischio: circa 100 persone sono state condotte ai servizi”. 
Caso a parte è quello dei consumatori di cocaina, professionisti, studenti, imprenditori, che difficilmente si riferiscono ai Sert, temendo di essere stigmatizzati. Per loro a Napoli esiste il progetto MamaCoca, finanziato dal Fondo per la lotta alla droga e realizzato dal Dipartimento delle Farmacodipendenze della Asl Na1 Centro in collaborazione con il Gruppo di Imprese Sociali Gesco. Il centro di consulenza Mamacoca, situato in una zona nevralgica della città, ma privo di insegne che lo rendano riconoscibile, lavora “in incognito”. E’ quando la persona non riesce più a mantenere i punti saldi della propria vita come il lavoro, le relazioni familiari perché l’abuso della sostanza ne condiziona la quotidianità, che entra in gioco il servizio e la sua équipe diretta da Chiara Cicala, dirigente psicologa del Dipartimento Farmacodipendenze della Asl Napoli 1 Centro. Dal 2010 sono 150 le persone prese in carico. Contrariamente a quanto si pensa, la maggioranza dei consumatori di coca sono trentenni e non ex giovani oltre i 40 anni. Il 30% degli utenti di MamaCoca ha 30-34 anni, mentre nella fascia d’età  40-44 anni c’è il 17% degli utenti, il 16% è nella fascia 25-29, il 13% nella fascia 35-39. Mentre nella fascia 45-49 anni c’è solo il 9% degli utenti, percentuale che scende al 4,7 per i 50-54 anni. Non mancano utenti molto giovani: sono il 7,6% quelli tra i 20 e i 24 anni. La maggioranza sono uomini: il 90,5% e hanno un’occupazione stabile nel 54% dei casi, mentre i disoccupati sono quasi il 23% e i precari il 16%. Nel 61% dei casi sono diplomati, nel 9% dei casi laureati. “Con le persone che si sono rivolte a noi abbiamo trovato una strategia e un obiettivo raggiungibile- conclude Vecchio-. C’è chi ha ritenuto interrompere, chi ha ridotto. Lo scopo di seguire il percorso individuale è quello di essere più consapevoli, ritrovare l’impegno e l’interesse per l’assistenza alla famiglia, il lavoro, la cura di se e tutte dimensioni di vita che erano state messe da parte a fronte del desiderio incontrollato della cocaina. L’importante è arrivare in tempo, non “toccare il fondo” e perdere il controllo della propria vita perché risalire è molto più difficile. Per questo realizziamo campagne di informazione nei locali notturni e nel nostro sito offriamo un autotest. Il tentativo è di lavorare a largo raggio, capire e monitorare cosa succede nei diversi contesti”.

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I dati. Non ci sono dati statistici a livello napoletano così come a livello nazionale, rispetto alla dipendenza da sostanze stupefacenti poiché è difficile realizzare ricerche su un fenomeno la cui visibilità è strettamente collegata allo stereotipo sociale. L’indagine più attendibile è l’Espad-Italia dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa sulle abitudini degli studenti italiani in fatto di droga che nel 2013 ha contato 16mila adolescenti schiavi dell’eroina, 55mila della cocaina  e  520mila giovani fumano invece lo spinello, il 16% e, fra questi, 1 su 5 (poco piu' di 75.000 ragazzi) consuma cannabis quasi quotidianamente (20 o piu' volte al mese). In merito al consumo di cocaina dopo anni di crescita fino al 2007 si è assistito a un graduale declino fino al 2012 per riprendere nell'ultimo anno e raggiungere il 4,1% per quanto riguarda la sperimentazione e il 2,8% il consumo nell'anno. La Campania si attesta al di sotto della media per il consumo di stupefacenti. Ma non ci sono studi altrettanto attendibili per gli adulti.

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