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Mercoledì 5 Agosto 2020




A Scampia non solo morti ammazzati

Le associazioni: “Non vogliamo l’esercito, ma interventi concreti”.

vodiscaDiverse le reazioni delle associazioni napoletane e delle istituzioni locali all’indomani dell’agguato di Scampia, in cui un uomo è stato ucciso nel cortile di una scuola materna. Le associazioni del territorio chiedono fatti, non solo parole.

“Si parla di Scampia solo per i morti ammazzati – sottolinea Giovanni Zoppoli, responsabile del centro territoriale Il Mammut e referente della rete Spazio Pubblico – Siamo stanchi di giornali e tv che sulle morti a Scampia costruiscono il loro racconto, facendolo somigliare più a una lezione di letteratura che a giornalismo. A questa visione, che per noi è sconcertante quanto quello che è successo qui ieri, vogliamo mettere un punto”. “E’ innegabilmente un episodio gravissimo – continua Zoppoli – di quelli che si ripetono sempre più spesso purtroppo e che ci pone di fronte a una serie di interrogativi. Perché l’industria della droga continua a utilizzare la morte come regolazione dei conti? Perché dal governo arrivano sempre grandi promesse, e l’immancabile esercito, ma nessuna risposta risolutiva? Perché alle scuole del territorio, compresa la scuola Montale, non arriva un euro a sostegno dei progetti per i giovani? Perché lo Stato non interviene, ad esempio, cambiando la legislazione in materia di consumo di droga?”.

Preoccupato e contrario alla militarizzazione del territorio anche Rosario Esposito La Rossa, responsabile dell’associazione VodiSca (Voci di Scampia): “Siamo sotto i riflettori solo quando muore qualcuno. Oggi c’è un morto ammazzato, domani ce ne sarà un altro. E cosa fa intanto lo Stato? Manda l’esercito e lancia grandi proclami, ma interventi concreti nessuno. Nel frattempo, realtà come il centro territoriale Mammut rischiano la chiusura, ma questo, per quanto drammatico, non fa notizia. Tutto è lasciato alla libera iniziativa e nessuno sforzo viene compiuto dal governo per favorire la nascita di imprese e per creare posti di lavoro per i giovani. Di cosa ci meravigliamo?”. A pensarla così è anche Enzo Vanacore, presidente della cooperativa sociale L’Uomo e il legno che ha sede in viale della Resistenza: “Sono state fatte scelte sbagliate, chiudere l’educativa territoriale e la ludoteca, continuando a investire sull’onda dell’emergenza, mentre bisogna ragionare sull’ordinario, puntando sulla cultura del lavoro come concetto egemone perchè qui il motto dei ragazzi è ‘Meglio 3 anni da leone che 50 da pecora’. Invitiamo le istituzioni qui a vedere cosa facciamo tutti i giorni, non solo quando accadono episodi del genere”. 

Duri i commenti anche dei rappresentanti istituzionali sulla vicenda. “Un vero e proprio atto terroristico”, lo definisce il sindaco di Napoli de Magistris, che chiede al governo: “Un potenziamento immediato delle strutture giudiziarie e investigative, e una maggior presenza delle forze dell’ordine sul territorio”. Altrettanto netto il commento dell’assessore comunale alla Scuola Annamaria Palmieri, che parla di “una scuola che protegge il futuro dei nostri figli, ma è minacciata dal presente”. “L’incommensurabile distanza e l’atroce frizione tra cori di bambini e canti di Natale dentro le aule scolastiche e la tempesta di fuoco e violenza che si agita fuori e che ne minaccia la soglia è la misura della barbarie contemporanea – sottolinea la Palmieri - Chiediamo a tutte le istituzioni  di alzare la voce e la guardia poiché se non si saprà proteggere la scuola con tutte le forze non ci sarà più alcuna città da salvaguardare”. Profonda preoccupazione anche da parte del presidente della regione Campania Stefano Caldoro: “Questa volta è il luogo scelto che rappresenta un ulteriore e più allarmante segnale. Devono vincere la collaborazione istituzionale e una forte ed indignata risposta dei napoletani, ma la magistratura e le forze dell’ordine non vanno lasciate sole”.

Redazione

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