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Domenica 27 Settenbre 2020




Scontri tra polizia e rifugiati, in 5 condannati per direttissima

Le associazioni: “Mancava l’interprete, non hanno potuto fornire la loro versione”.

immigrati-polizia-napoliUn anno e mezzo con pena sospesa. Questa la condanna per i cinque richiedenti asilo fermati dopo gli scontri con la polizia avvenuti giovedì mattina nell’ Ufficio Immigrazione della Questura di via Galileo Ferraris. Le associazioni, che da un anno seguono le vicende dei 1200 profughi dell’emergenza Nord Africa giunti a Napoli, insorgono: “Episodio frutto dell’esasperazione. La Protezione Civile che ne è responsabile se ne lava le mani”.

Secondo la ricostruzione fornita dalla questura un gruppo di una trentina di profughi malesi avrebbe messo in atto un vero e proprio blitz premeditato, sfondando porte, devastando gli uffici e ferendo gli agenti. Solo l’intervento della squadra mobile avrebbe evitato il peggio, disperdendo gli assalitori ed impedendo che negli scontri fossero coinvolte le persone in fila agli sportelli. Diversa la versione raccontata da altri testimoni:  “I migranti volevano risposte su cosa sarebbe avvenuto di loro alla scadenza del programma di protezione prevista per il prossimo dicembre. Il gruppo, accompagnato dal gestore dell’hotel in cui sono alloggiati, è giunto a via Ferraris, ma dopo lunga attesa non ha potuto confrontarsi con il personale in servizio. Non c’era  alcun mediatore (figura che sarebbe forse indispensabile in un ufficio Immigrazione), esasperati e impossibilitati a capir quello che gli sta accadendo hanno iniziato una manifestazione di resistenza passiva, stendendosi a terra all’interno dell’Ufficio. La reazione della polizia è stata subitanea e violenta. Poi la situazione è degenerata, ferite e traumi sono stati riportati sia dai migranti che dagli agenti”. E al processo di stamane gli imputati non avrebbero avuto modo di difendersi adeguatamente: “I nostri avvocati ci segnalano una grave violazione del diritto di difesa”, affermano i volontari dell’associazione Garibaldi 101 che da oltre un anno assiste i profughi dell’Emergenza NordAfrica presenti a Napoli, “Agli imputati è stata di fatto impedita la nomina di un legale di fiducia ed è stata negata la possibilità di partecipare all'udienza con l'ausilio di un interprete capace di tradurre nella madre lingua, ritenendoli con approssimazione francofoni”.  A sostegno degli arrestati si schiera l’associazione Less che a Napoli sostiene il programma di assistenza per rifugiati Sprar: “Gli immigrati malmenati da agenti in assetto anti sommossa, richiedevano semplicemente e legittimamente notizie in merito all’esito della loro procedura di protezione internazionale e al rilascio del loro permesso di soggiorno per richiesta d’asilo, bloccato in Questura da più di sei mesi”.

L’episodio rinnova le polemiche sulla gestione dell’emergenza umanitaria da parte della Protezione Civile regionale. “Un’emergenza umanitaria pronta ad esplodere. Da oltre un anno ci offriamo di dare un nostro contributo per una soluzione ma veniamo ignorati”, ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali Sergio D’Angelo che ha chiesto un incontro con il ministro Cancellieri sulla questione. Per la Cgil regionale Immigrazione “una tensione crescente prodotta da una gestione fallimentare. Ingenti fondi sprecati senza che fosse avviato un serio percorso di integrazione e mediazione culturale”. L’associazione Garibaldi 101 fa notare come anche a seguito degli scontri non si sia registrato un intervento di mediatori: “La protezione civile non è intervenuta in nessun momento della giornata. Ci chiediamo come sia possibile pensare che un essere umano, per quanto tranquillo possa essere, debba resistere e contenere la paura e la rabbia per anni, e soprattutto come sia possibile che in una situazione così delicata continui ad essere così sottovalutato il ruolo della mediazione culturale, sia nelle strutture di accoglienza sia negli uffici competenti”. 

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