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Mercoledì 29 Gennaio 2020




Profughi abbandonati in strada, tra loro donne incinte

La Protezione civile non provvede a una sistemazione, presidio a piazza Garibaldi

profughi01Hanno dormito in strada anche stanotte i sei richiedenti asilo nigeriani sbarcati in Italia un anno fa che fino all’altro ieri erano ospitati in un albergo della provincia di Napoli. A mezzanotte di giovedì scorso hanno scaricato la loro montagna di valigie da un camion, le hanno addossate al muro della Stazione Centrale di Napoli e si sono sdraiati su cartoni raccolti in strada. Da allora, nessun segnale dalle autorità competenti, nessun supporto da chi per legge dovrebbe occuparsi di loro.

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 E se la Protezione civile si lava le mani di una questione per cui riceve stanziamenti milionari dal governo, scarica la responsabilità della gestione dell'accoglienza sui soli albergatori e non interviene neppure di fronte a situazioni che rischiano di degenerare pericolosamente, allora quella che a prima vista potrebbe sembrare incomprensibile è davvero l’unica soluzione possibile. Questo è solo l’ultimo caso di una gestione dell’emergenza nord Africa che in Campania ha già scatenato più di una polemica. Da mesi le associazioni e i sindacati denunciano scarsa trasparenza nella gestione della Protezione Civile. Lo Stato destina per ogni rifugiato 45 euro al giorno, soldi con cui andrebbero pagati gli affidamenti agli alberghi, le forniture, i servizi sanitari e l’assistenza legale a cui ogni richiedente asilo ospitato in un C.a.r.a. avrebbe diritto. Servizi che spesso non arrivano, o arrivano di pessima qualità e con grande ritardo.

Tutto è cominciato al residence Baita del Re di Ottaviano, dove la tensione era salita pericolosamente già da qualche giorno. Da mercoledì dodici profughi africani si erano asserragliati in un autobus nel parcheggio dell’albergo. Sei nuclei familiari, con donne incinte e un neonato. Il proprietario del residence dove erano ospitati da due mesi aveva rifiutato una proroga dell'affidamento, scaduto il 24 maggio scorso, ma aveva consentito che rimanessero lì in attesa di una soluzione alternativa. Dovevano essere trasferiti in una struttura nell'Avellinese, ma la
nuova sistemazione non era risultata gradita agli africani, che mesi prima avevano ottenuto dalla Protezione civile la promessa di piccoli appartamenti. Si erano rifiutati di scendere, e così l'albergatore aveva deciso di fare dietrofront e affidarli alla prefettura o alla questura, che però gli ha imposto di riportarli a Ottaviano. Con l'autista imbestialito perché l'indomani avrebbe dovuto effettuare un viaggio e rischiava di perdere il lavoro, mentre il proprietario dell'albergo restava incollato al cellulare per chiedere l'intervento di Protezione civile e Prefettura. Ci ha provato per ore, inutilmente. "Mi dite che posso fare? Siamo ostaggio da giorni, domani qui si
festeggerà un matrimonio. Come faccio?". Da quando sono in Italia, questi profughi sono stati sottoposti a più di un trasferimento, in attesa di una sistemazione definitiva che sembra non arrivare mai. Prima un albergo a Melito, poi una sistemazione a Mercato San Severino, infine l’hotel a Ottaviano. “Siamo stufi, ci spostano da un posto all’altro e ci illudono con promesse che poi non mantengono”, accusa una delle occupanti dell’autobus. Promesse mancate e soluzioni provvisorie che li hanno esasperati a tal punto che qualche giorno fa uno di loro ha minacciato di gettarsi dal tetto dell'albergo, mentre è dovuta intervenire la polizia in assetto antisommossa per sventare il rischio di una rivolta.

"Ora basta, li caccio io a modo mio". Giovedì il proprietario dell'autobus era furibondo, minacciava di farli scendere con le maniere forti. Soltanto l'intervento di un funzionario della polizia è
riuscito a calmarlo. Intanto il cellulare dell'albergatore era infuocato, sempre attaccato all'orecchio. Cercava la Protezione civile, la Prefettura, il sindaco del suo paese. Ma quando il telefono
non suonava a vuoto, la risposta era sempre la stessa: "Ci stiamo attivando, abbiamo comunicato la situazione agli organi competenti, dovete aspettare". “Per due giorni non è venuto nessuno ad aiutarci”, denuncia furioso, “sapevano tutto eppure ci hanno abbandonati. L’unica presenza dello Stato è stata una pattuglia della polizia, ma queste non sono solo questioni di ordine pubblico. Qualcuno dovrebbe dirci cosa fare”. A evitare che la situazione degenerasse, soltanto le ragazze dell'associazione Garibaldi 101, che a titolo volontario da mesi cercano di tamponare l’emergenza facendo mediazione linguistica e culturale e organizzando molti di quei servizi che dovrebbero fornire le istituzioni competenti.

Solo al calare della notte, quando ormai la tensione si era fatta esplosiva e qualcuno stava pensando di farsi giustizia da sé, la situazione si è sbloccata grazie all’arrivo di Jamal Qaddorah, responsabile immigrazione della Cgil. "Questo è l'esempio eclatante della gestione fallimentare del sistema di accoglienza in Campania che fa capo alla Protezione Civile e che noi denunciamo da mesi”, accusa.
“Ora pensano di fare uscire questi ragazzi dal sistema di protezione perché sarebbero turbolenti. Ma sulla base di quali valutazioni si decide una cosa del genere, senza un avvocato o un mediatore a sentire la controparte? Si creerebbe un precedente per cui verrebbero puniti tutti quelli che rivendicano diritti". Qaddorah ha trattato con i migranti. Di lui si fidano, è riuscito a convincerli a scendere dall’autobus e a lasciare l’albergo. Due camioncini per le valige, con le auto hanno accompagnato le persone. Ma dove portarli? Ci sono due donne incinte, dei bambini. Per loro
hanno pagato un albergo, per gli uomini e i bagagli non c’è stato che dormire in strada. “La gestione regionale dell’emergenza è assolutamente inadeguata”, attacca l’assessore comunale alle Politiche
sociali Sergio D’Angelo, “l’assessore Cosenza ha più volte rifiutato la nostra collaborazione e questi sono i risultati. Ma noi non possiamo accettare che una situazione del genere si verifichi nella
nostra città. Resta, dunque, necessario un confronto immediato con la Protezione Civile, al fine di scongiurare situazioni analoghe e garantire il rilascio del permesso di soggiorno umanitario agli oltre 2000 profughi presenti sul territorio”. Il Comune di Napoli ha proposto di trasferire le donne in una struttura di prima accoglienza a Marcianise, ma degli uomini non può occuparsi. E allora rimangono anche le donne, col timore che, separandosi dai loro mariti, potrebbero non incontrarsi più. E allora un’altra notte in strada, perché qualcuno si accorga di loro e decida finalmente cosa fare.

Mario Leombruno e Luca Romano

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