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Giovedì 17 Ottobre 2019




Quindici famiglie campane sostenute da un team di esperti

A due anni dal lancio, i primi risultati del progetto SQUISS

mario-sicignanoCosa succede in una famiglia in cui uno o entrambi i genitori sono affetti da patologie psichiatriche? Alla condizione di disagio dei più grandi si aggiunge spesso l'incognita della disgregazione del nucleo familiare perché i più esposti ai pericoli sono i bambini. Per dare una risposta al rischio dell'allontanamento, forzato o volontario, dei minori, al timore dell'esclusione sociale e dell'abbandono scolastico due anni fa nasceva il progetto pilota SQUISS.

Quindici famiglie campane sostenute da un team di esperti operatori e volontari per la creazione di una rete di aiuto e conforto con l’ausilio di tutta la comunità. Associazioni e organizzazioni del Terzo settore, amministrazione pubblica, scuole del territorio, parrocchie, unità operativa di salute mentale e gruppi di famiglie uniti per aiutare sia i minori, fornendo loro sostegno materiale e affettivo, sia i genitori sofferenti psichici attraverso la creazione di nuove prassi di intervento. Di questo processo virtuoso, realizzato dall’associazione culturale “La Rotonda onlus”, in partenariato con l'associazione di volontariato “Hermon” e la cooperativa sociale “Koinòn”, il patrocinio della Seconda Municipalità del Comune di Napoli, il supporto delle ASL territoriali e il contributo dei fondi protocollo di intesa fondazioni bancarie e volontariato nell’ambito delle attività promosse dal CSV Napoli, parliamo oggi con Mario Sicignano, presidente di "ParteNeapolis", cooperativa Sociale partner dell'iniziativa il cui acronimo sta per Sviluppo, Qualità, Utilità ed Innovazione nei Servizi Socio-sanitari.

Quale era l'idea alla base del progetto?

Fin dalla sua ideazione e successiva progettazione, ci siamo posti l’obiettivo della sperimentazione di servizi socio-sanitari innovativi che fossero in grado di agire in maniera globalizzata su famiglie con figli che hanno al proprio interno problematiche legate alla salute mentale. L’obiettivo, generalmente individuato nel sostegno alla famiglia, questa volta si è declinato nell’intervento contro il pericolo di disgregazione familiare e nel sostegno a limitazione del disagio complessivo. In tal senso, le azioni specifiche sono rappresentate dall’utilizzo di strumenti come l’assistenza materiale alla famiglia, la facilitazione all’orientamento e all’accesso ai servizi ed alla rete di assistenza sanitaria e sociale, l’individuazione di luoghi estemporanei di accoglienza e di socializzazione.

Salvaguardare il nucleo affettivo della famiglia pur agendo sulla sua quotidianità attraverso un percorso di accompagnamento: quali difficoltà avete incontrato nel perseguire questo scopo?

Il lavoro si è rivelato da subito particolarmente complesso in quanto il tema è profondamente delicato ed il target di riferimento è spesso caratterizzato da una multiproblematicità che richiede una diversificazione di professionalità ed un alto livello di specializzazione. A tal proposito, la scelta della composizione dello staff di lavoro si è dimostrata vincente proprio per la sua multidisciplinarietà e per la presenza di personale altamente qualificato (psichiatri, psicoterapeuti, assistenti sociali, educatori, psicologi, ecc.). In merito all'attività dedicata ai minori, il principio cardine del progetto è consistito nell'evitare la costruzione di ghetti dove ospitare i ragazzi, ma creare le condizioni per inserire gli stessi ragazzi in altri contesti più eterogenei. Questa scelta comporta una difficoltà oggettiva in termini di organizzazione del servizio di accompagnamento e affiancamento dei ragazzi nelle molteplici attività in cui sono coinvolti: bisogna tener presente che si tratta di femmine e maschi, di età diverse, con diverse attitudini e desideri.

C'è un'esperienza rappresentativa che ci può dare la cifra del lavoro svolto?

Le esperienze maturate in questo progetto sono tante e tutte forniscono un contributo interessante meritevole di approfondimenti e riflessioni; in questa sede, a titolo esemplificativo ci piace ricordarne una tra tutte, quella di T., un ragazzo di 13 anni il cui padre, oltre che affetto da patologia psichiatrica, è tossicodipendente e agli arresti domiciliari; la madre è detenuta presso la Casa Circondariale di Pozzuoli. Nei colloqui preliminari è emerso che il ragazzo, ritirato dalla frequenza scolastica regolare, era tuttavia inserito in un programma di sostegno ad opera di una cooperativa sociale operante a Napoli; dopo successivi colloqui con l’assistente sociale di riferimento di detta cooperativa e dopo attenta analisi delle spinte motivazionali del ragazzo, si è deciso di non sovrapporsi al progetto già in atto e i nostri sforzi operativi si sono così rivolti all’ambito del sostegno alla coppia genitoriale. Grazie a tale lavoro e alla contemporanea attivazione della rete di supporto è stato possibile ottenere lo stato di semilibertà per la madre con affido lavorativo presso il consorzio Proodos di Napoli.

Il progetto che si concluderà a breve ha visto coinvolti due territori campani molto diversi tra loro: è possibile dare dei dati sulle diverse realtà e sulle famiglie coinvolte?

L'iniziativa è stata realizzata in due territori con caratteristiche profondamente diverse: il centro storico di una metropoli ed un comune della provincia avellinese. Le aree in questione, nello specifico, sono: la Seconda Municipalità del Comune di Napoli, territorio urbano a forte densità abitativa, e Mercogliano, comune confinante con Avellino, che presenta una connotazione più rurale ed una diversa organizzazione sociale e dei servizi. E’ tuttora in fase di elaborazione una ricerca/azione che permetta una comparazione originale ed innovativa rispetto alle problematiche esistenti ed alle modalità di intervento; evidentemente l’obiettivo finale, partendo dallo scambio di buone pratiche, consiste nella creazione di un modello di intervento replicabile in diversi contesti territoriali. Non si può parlare di risultati migliori nell'uno o nell'altro caso, ma certamente i dati finora registrati nell'area napoletana, dov'è focalizzata buona parte dell'intervento, sembrano essere particolarmente confortanti. Infatti, il progetto, generatore di buona prassi, ha indotto i Servizi del territorio - ad esempio l’Unità di Salute Mentale - ad una visione olistica rispetto all’intero nucleo familiare con un’attenzione non più limitata ai singoli componenti ma di tipo sistemico. Si è prestato così interesse non solo alle sofferenze dei singoli - un atteggiamento eccessivamente tecnicistico che enucleasse singoli aspetti sintomatologici da un contesto non conosciuto o non considerato - ma anche, e soprattutto, alle risorse positive che l’intero nucleo familiare potesse mettere in campo per garantire l’equilibrio ed il benessere di tutti i membri. Questa ottica a 360 gradi ha così incluso tra le risorse anche le spinte positive, seppur limitate, del membro “malato”, considerato quindi e a ragione come elemento di arricchimento e non di svuotamento nel bilancio “energetico” della famiglia.

Quali sono i progetti futuri e di accompagnamento alla genitorialità?

L'esperienza in corso con SQUISS ci fa dire che il modello ipotizzato è vincente solo se si riesce a dare sostenibilità all'iniziativa. I servizi sociali in genere richiedono programmazione e devono ridurre al massimo lo spazio dell'estemporaneità. Una traccia di lavoro che stiamo seguendo con molto interesse è quella che fa riferimento a tutto ciò che riguarda la conciliazione dei tempi di vita e lavoro (L. 53/00).

Cosa manca a Napoli per far vivere bene o meglio le famiglie?

Attenzione verso le fasce deboli della popolazione: ciò significa servizi funzionanti, investimenti seri, finanziamenti certi, abolizione assoluta delle gare al ribasso, mantenimento degli impegni economici in tempi certi e rapidi. Programmazione vuol dire valorizzazione delle risorse del territorio, incluse le risorse umane.

rrf

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