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venerdì 20 Settenbre 2019




Bambini a Napoli: famiglie, quartieri, esigenze

Bambini a Napoli: famiglie, quartieri, esigenze

In periferia sono di più i minori a rischio e i loro genitori

bambini-a-napoliIn una città come Napoli, tanto peculiare e disomogenea, operare nell'ambito sociale presuppone una conoscenza:  di bisogni, ansie, attese. Ma cosa succede all'ideale quando è ricondotto alla scala pratica della realtà di famiglie, alla loro urgenza? Qui dove ogni vicolo, ogni quartiere ha una storia da raccontare ed è quella delle persone che ci vivono, delle madri e dei padri, dei bambini che giocano a pallone disegnando porte nel vuoto in un esercizio che è più di fiducia che di fantasia, ci sono forze che operano assieme, non sempre in maniera consapevole,  e che costruiscono il futuro della città: i bambini e gli adolescenti che saranno i cittadini napoletani di domani, i loro genitori, e i soggetti che si prendono cura di loro.

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I bisogni

I bisogni delle famiglie e dei minori

Come si fa a monitorare le necessità dei nuclei genitoriali e dei minori? La risposta ha una lunga preparazione, comincia con i Cedap, certificati di assistenza al parto. Si tratta di schede compilate alla nascita di ogni bambino dagli operatori dei punti nascita. Queste informazioni che riguardano età delle madri, titolo di studio, condizione lavorativa, stato civile, peso del neonato e modalità del parto, se incrociate ai dati del Servizio statistico del Comune attraverso i modelli Istat P4 possono fornire molte altre indicazioni che consentono l'analisi di diversi fenomeni.

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La situazione oggi

Il Comune ha avviato da qualche tempo un monitoraggio degli inserimenti e dei trasferimenti di minori, gestanti e nuclei madre-bambino in condizioni di disagio e abbandono: la volontà è quella di tenere la luce accesa sulle fragilità del territorio cittadino, di conoscere e aggiornare dati e sviluppi, ma anche quella di farsi delle domande, chiedersi quali sono le caratteristiche socio-demografiche di questi soggetti, quali le cause dell'allontanamento dalle famiglie, i tempi di permanenza, il progetto educativo. Al 10 novembre 2011, a Napoli, sono 31 i minori in difficoltà dislocati in strutture di accoglienza residenziale: 2 di loro stanno per avere un figlio; 3 di loro sono accompagnati in questo percorso dalla madre.

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Storia di Fortuna

«Quando l'ho conosciuta, Fortuna era una giovane donna, sola con tre bambini, ancora bella, chiusa tra le quattro mura di una piccola casa da dividere con una sorella malata. Era impaurita, angosciata, consapevole di avere un problema. Non riusciva a darne una definizione tecnica, non sapeva di soffrire di un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma capiva che c'era qualcosa che non andava nei suoi comportamenti». Fortuna non permetteva ai suoi bambini di toccare il pavimento per timore dello sporco; lavava e puliva ossessivamente mobili ed utensili; gettava via quanto le appariva contaminato dall'esterno, fuori dal disinfettato mondo in cui viveva lei e i suoi bambini. Poi ha chiesto aiuto e ha incontrato Serenella Adamo, psicologa e dirigente dell'Uosm D.S. 25 dell'Asl Napoli 1 Centro: «Questa giovane mamma si era già rivolta a noi pur non essendo riuscita ancora a mettere a fuoco i suoi problemi; contemporaneamente è stata segnalata ai servizi sociali l'evasione scolastica dei bambini. Avere tanti pazienti porta a non avere sempre una reale percezione dei problemi, ma in questo caso abbiamo avuto una prova che se più soggetti operano assieme è possibile sperare in una risoluzione».

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Immagina tu: una storia vera

Chiudi gli occhi e immagina tu di avere 15 anni. No, non basta tornare indietro con la memoria a quando 15 anni li avevi davvero. Per far quello che ti chiedo devi, anzi, dimenticare e al bivio del tuo ricordo adolescente prendere una strada diversa, quella che porta sui Quartieri Spagnoli, Napoli-Napoli, centro del centro, case che non vedono il mare, e tu lì, ed è quasi estate, fuori c'è il sole, lo sai anche se non lo vedi, lo sai perché il caldo si è attaccato alle pareti di casa, la casa si è chiusa su se stessa anche se la porta è spalancata sul vico, l'aria si è fatta di colpo pesante come dopo un litigio. Tu, 15 anni, i litigi li conosci bene, sai già della praticità delle mazzate, l'hai scoperto che eri bambino ancora più di adesso, sei tornato da scuola e hai visto tua madre al balcone: “Mammà, io me trattengo abbascio”. Tua madre ha risposto: “No. Saglie che he abbuscà”, sali che devi prendere la tua quota parte di botte. Mestamente sei salito. Ed ad ogni gradino, 27, li hai contati, ti sei chiesto: “Perché?”

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Le cooperative per minorenni: lavorare in un contesto a rischio

A Napoli molti operatori sociali si dedicano anima e corpo all’assistenza dei minorenni in condizioni di difficoltà emotiva e di abbandono. Le cooperative ricoprono un ruolo salvifico soprattutto nei quartieri in cui la povertà e l’ignoranza mostrano a bambini e adolescenti come unica via di sopravvivenza la strada della criminalità, cancellando le alternative. E laddove altre possibilità esistono sono in pochi a resistere allo sfruttamento e alla tentazione di guadagni facili : lavorare una settimana come barista può fruttare 70 euro in totale, una sola giornata impegnata come “palo” per lo smercio di cocaina assicura 100 euro di paga. Gli operatori lavorano su due livelli. Il primo, volto alla cura e alla riduzione del danno, si dispiega attraverso lo strappare fisicamente dalla strada e da frequentazioni malavitose i ragazzini, e nell’intervenire per modificare le relazioni dannose createsi all’interno di famiglie multiproblematiche; operazione che richiede una stretta collaborazione con l’equipe di psicologi e psichiatri delle ASL e che in alcuni casi può portare all’allontanamento del minore dalla propria famiglia d’origine. Il secondo livello comprende le attività destinate al recupero di sani rapporti interpersonali e la formazione socio – culturale : rientrano in quest’ambito le attività ludico ricreative svolte in gruppo, i laboratori di arte e di teatro, l’animazione di strada, gli insegnamenti mirati a responsabilizzare il minore al rispetto delle regole, degli altri e di sé stesso.

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Le attività degli enti religiosi

A Napoli anche la Chiesaoffre spazi e risorse per i minori. La Casa di Tonia è un centro di solidarietà e accoglienza nato per ospitare ragazze madri in difficoltà, dedicato alla memoria di una madre che scelse di avere un figlio nonostante i rischi gravissimi del parto. Marcella, responsabile dell’assistenza alle donne incinte, spiega che nessuna ha intimamente il desiderio di abortire, e che sono le difficoltà esterne a scoraggiarle; il ruolo delle operatrici e delle suore consiste proprio nell’aprire alle donne una prospettiva di fiducia, di possibilità di riuscire a crescere un figlio.La Casa di Tonia può ospitare contemporaneamente un numero massimo di sei donne.

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La passione per il lavoro e le paure per il futuro

Tutti gli operatori intervistati nel corso del reportage testimoniano di amare il loro lavoro. “Io adoro strare con i ragazzi. I ragazzi difficili hanno una potenzialità inimmaginabile. Stare con loro mi riempie ogni giorno di gioia. E credo di avere un ruolo importante: contribuisco ad educare la generazione futura, io offro ai minori un'altra strada o potenzio quella che già stanno imboccando “- dichiara con convinzione Francesca D’Onofrio de L’Orsa Maggiore. Anche gli operatori delle altre associazioni e cooperative parlano con entusiasmo della possibilità di costruire insieme ai giovani nuove possibilità, di trovare il coraggio di sperimentare e di tentare cose che sembrano più grandi di loro, come ad esempio un viaggio all’estero. O come progetti di largo respiro. Un caso esemplare è quello del progetto SO.S. Solidarietà e sviluppo a Scampia, che dal 2009 al2011 ha coinvolto oltre 2900 utenti iscritti o inseriti all’interno delle attività e ha dato lavoro a 100 operatori sociali. Va rilevato lo spirito di cooperazione tra istituzioni, fondazioni, associazioni, mondo religioso e mondo laico. Il Coordinamento prevedeva infatti l’interconnesione tra il polo Centro Hurtado, il polo Don Guanella, il polo Casa Arcobaleno,la Cooperativa la Roccia,e altri enti.La Fondazione “Con il sud”, ha versato il 75% dei finanziamenti del progetto, affiancati dal 10 % erogato dal Comune di Napoli, e dai restanti versamenti degli enti e cooperative attuatrici : il totale della spesa nei due anni è pari ad un milione e centoventitremila euro. Le aree di intervento sono state: formazione ai mestieri; borse di studio e tirocini lavorativi; lotta alla dispersione scolastica; attività ludico culturale; sostegno alle famiglie; prevenzione e contrasto alle dipendenze. Ai laboratori volti alla formazione professionale (tra le mansioni: estetista, parrucchiere, impiantista elettrico, assemblatore pc, operatore legatoria) hanno preso parte nei due anni 258 utenti. Tra i principali fattori di successo indicati nel rapporto di monitoraggio la scelta di una fascia d’età estesa, dai 16 ai 25 anni, il lavoro di sinergia tra gli enti, i tirocini lavorativi a completamento delle attività formative. La convinzione del project manager Massimiliano Migliaccio è che “le possibilità create non si esauriranno con la fine del progetto, si tratta ormai di una realtà radicata sul territorio.”

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