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Mercoledì 18 Settenbre 2019




Usura, il business della crisi

Usura, il business della crisi

In Campania 40mila le imprese strozzate

soldiE’il fenomeno criminale del tempo di crisi. L’usura con un fatturato di 40miliardi di euro è diventata l’attività economica più redditizia nel Paese. Movimenta una quantità di denaro 4 volte superiore al racket. Colpisce famiglie, commercianti, piccole e medie aziende. Secondo il rapporto annuale di Sos Impresa che incrocia i dati di denunce, indagini e processi dal 2008 il numero degli usurai è quasi raddoppiato, passando da poco meno di 25 mila a oltre 40mila (più di duemila quelli “noti” in città). E in questi tre anni ha fagocitato circa 200 mila imprenditori che sono stati costretti al fallimento, 40mila nella sola Campania.

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La storia/1 “Gli insospettabili che aiutavano il mio strozzino”

“Tutto è cominciato per un investimento andato male: ottocento milioni di lire per creare un import-export di crostacei vivi. Dopo alcuni mesi mi accorsi che gli altri soci sfruttavano l’azienda per traffici poco chiari con Grecia e Tunisia così decisi di lasciare perdendo tutti i soldi. Ne uscii pulito, ma pieno di debiti”. E’ l’inizio per Domenico, imprenditore edile flegreo, di dieci anni da incubo nelle mani di uno strozzino. Toccato il fondo della disperazione ha denunciato e si è costituito parte civile in un processo ancora in corso a Napoli. E’disposto a raccontare a condizione dell’anonimato. La sua è una storia paradigmatica che evidenzia alcune costanti del rapporto usuraio.

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La Storia/2 “In Banca ci suggerirono di rivolgerci a quella persona”

La famiglia del marito di Marisa l’ha tirata su con il sangue di tre generazioni la sua impresa in provincia di Napoli. Pulizia, giardinaggio e servizi di supporto per una grande industria e in più un parco autotrasporti con numerosi camion. Nell’’84 l’attività a conduzione familiare diventa una S.r.l., nell’88-‘89 ha 50 dipendenti e un fatturato da capogiro. La famiglia è onesta, rifiuta gli appalti truccati, non fa una vita sfarzosa e reinveste tutto nell’impresa; il terreno era proprietà della nonna, la casa se la sono passata di padre in figlio. Ci sono i dipendenti da pagare, prima di tutto. Ma la grande industria cui è legata entra in crisi e inizia a pagare con 160-170 giorni di ritardo il lavoro già svolto: “Ci mise in ginocchio-racconta Marisa-. Così ci rivolgiamo alle banche per dei prestiti di 100 milioni al mese: i nostri dipendenti e le loro famiglie dovevano pur mangiare, non potevano aspettare 2 o 3 mesi. Ma quel prestito lo pagavamo con interessi del 25 percento, un tasso usuraio, tanto è vero che quando è uscita la legge sul limite del tasso dei prestiti abbiamo fatto causa alla banca, senza però riuscire a vincerla perché intanto la nostra impresa era fallita”.

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Il magistrato: “Quanto scopriamo è solo la punta di un iceberg”

agendaE’ quasi sempre su vecchi quaderni dai fogli ingialliti che si legge la drammatica storia di chi si è visto distruggere pezzo dopo pezzo la vita dagli usurai. Date e cifre a molti zeri che raccontano di minacce e violenze mentre il nome del cliente da strozzare è ridotto a due iniziali. “Li ritroviamo nascosti in un cassetto o in bella vista, immancabili ad ogni perquisizione”, ci spiega la dottoressa Anna Maria Troncone, Pubblico Ministero alla Procura di Nola, si occupa di reati finanziari e ha sostenuto l’accusa in molti processi per usura: “Aumenta il giro di affari, ai vecchi cravattai si sostituiscono coletti bianchi, ma i metodi restano gli stessi di sempre”. Anche da quei quaderni ci si può fare un’idea di quanto sia esteso il fenomeno: “Molto più – dice la Troncone - di quello che normalmente si possa immaginare, in gran parte resta sommerso e anche gli organi investigativi ne hanno una conoscenza parziale”.

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I numeri del fenomeno e le associazioni che lo contrastano

Difficile stabilire dati certi sull’ usura, quanto emerge attraverso le inchieste giudiziarie scopre solo la punta di un iceberg. Una delle caratteristiche genetiche del fenomeno è proprio la riservatezza della vittima, la scelta di non denunciare. C’ha comunque provato Sos Impresa, l’associazione di Confesercenti nata a sostegno delle vittime, a elaborare una stima realistica incrociando il numero di denunce, operazioni delle forze dell’ordine, processi e esame dei registri contabili sequestrati. Quello che ne emerge è l’immagine di un Paese strozzato (fonte, XIII rapporto “L’Italia incravattata”): negli ultimi tre anni le vittime di usura in Italia sono circa 200 mila, con una media giornaliera di 1.300 reati al giorno, 50 ogni ora. Una morsa che ha provocato la chiusura di 1800 imprese. E il dato nella nostra regione suona ancora più allarmante con una stima di 40 mila vittime di usura. Da segnalare la crescita dell’usura di mafia, un aspetto inedito: dal 2008 le operazioni censite che hanno visto coinvolti esponenti dei clan sono aumentate del 52 percento.

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Intervista/1 Luigi Cuomo: “Oggi l’usura è l’affare delle mafie”

luigi-cuomo“Il cravattaro tradizionale poteva appoggiarsi al camorrista per accrescere la sua capacità intimidatoria. Per operare doveva a volte pagare una sorta di tassa al boss del territorio in cui operava e in cambio poteva servirsi dell’appoggio dei suoi affiliati per riscuotere i suoi crediti. Oggi è direttamente la camorra a investire, e a investire molto in questa attività, imponendo nuove regole e nuovi obiettivi”. E’su questa mutazione genetica del fenomeno usura che insiste Luigi Cuomo, coordinatore regionale di Sos Impresa, l’associazione di Confesercenti nata a sostegno delle vittime di racket e usura. “Negli ultimi dieci anni sono sempre di più i clan che compaiono nelle cronache giudiziarie per questo tipo di reato. Sulla base del nostro monitoraggio soltanto le operazioni usuraie scoperte che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate di oltre il 50 per cento”.

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Intervista/2 Padre Rastrelli: “Bisogna prevenire curando il vizio”

padre-rastrelli“Non ci interessa che si facciano le denunce, noi ci limitiamo ad aiutare chi finisce nelle mani degli usurai”. Quello di Padre Rastrelli, Presidente della Fondazione Giuseppe Moscati, che da tantissimi anni sostiene famiglie e piccoli commercianti oberati dai debiti, è un approccio particolare al fenomeno usura. La si considera originata da comportamenti “devianti”. E pur rivendicando la paternità della legge che istituisce i fondi a sostegno delle vittime non incoraggia le denuncie. Anzi: “Gli usurai vogliono andare all’inferno? Ci vadano. Quando uno denuncia, le denunce o finiscono in archiviazione, o in derubricazione o in colpevolizzazione del denunziante, allora io domando con quale coscienza possiamo incoraggiarle?”

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Intervista/3 Rosario Stornaiuolo: “Le finanziarie con interessi da paura”

rosario-stornaiuolo“Dietro molte finanziarie autorizzate si nascondono tassi usurari”, accusa Rosario Stornaiuolo, presidente di Federconsumatori Campania. L’usura nella sua analisi è quasi un passo obbligato per famiglie che sono in primo luogo strozzate da cartelle esattoriali e da un sistema bancario che sempre meno da accesso al credito. “Una situazione nazionale che a Napoli diventa più grave a causa di disoccupazione, povertà e diminuzione della spesa sociale”.

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