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Giovedì 23 Gennaio 2020




“Emuritù”, quando gli scArti e il sociale si incontrano. E si parlano

educhescional-channelNon seguire nessuna regola grammaticale, perché il vicolo ne ha già troppe. E su alcune bisognerebbe lavorare. Non avere la presunzione di spiegare tutto, perché le voci non puoi renderle più comprensibili di quello che sono. Ma puoi ascoltarle. Parte da queste due premesse il lavoro di “Emuritù - scArti per il sociale”, piccola impresa che merita tutta la nostra attenzione.

Provate a spiegare cosa significa cazzimma. O anche vrenzola. O rescenzielli. O ‘nziria. Provate a dar dignità linguistica alle vostre parole senza farle necessariamente passare per una traduzione incolore. Provate e poi ammettete che è difficile. E, subito dopo, cercate su YouTube il canale Emuritù - Educhescional Ciannèl . Quella che troverete è un’Enciclopedia di quartiere, anzi dei Quartieri, quelli Spagnoli, Napoli centro arrampicato tra via Toledo e corso Vittorio Emanuele, là dove le voci di vicolo, le espressioni, i modi di dire risuonano al di là del napoletano, in una lingua più veloce, ancora più parlata, se possibile. “Emuritù non è napoletano. Emuritù è una degenerazione del napoletano. Un linguaggio diverso. È il linguaggio che risuona nei vicoli. Emuritù scritto come si dice e detto come si sente (nel duplice senso di ascoltare e di percepire)” spiega Eleonora Dell'Aquila, una dei professionisti che ha abbracciato, anzi, che ha coccolato e fatta crescere nel tempo un’idea importante e innovativa. Insieme a lei, l’esperienza di educatori, operatori sociali, insegnanti ed artisti che da anni lavorano con l’Associazione Quartieri Spagnoli Onlus dedicando il loro impegno professionale alla realizzazione di progetti di intervento sociale ed educativo. Parliamo di laboratori di Educativa Territoriale, di Tutoraggio, certo, ma nel caso di “Emuritù” parliamo anche di un approccio che punta alla salvaguardia e alla conservazione della natura ed alla massima integrazione tra attività umana e sostenibilità ambientale per la rivalorizzazione di prodotti umani e materiali definiti come scarti. Come?  Con l’attivazione di percorsi educativi, di inclusione sociale e di formazione professionale, ma guardando i video, scorrendo la pagina facebook dedicata al progetto, non si può non notare che il primo, necessario passaggio è quello di vincere un’emarginazione della parola, di rendersi comprensibili senza necessariamente, perdere qualcosa nella decodifica. Un “Lost in translation” ai Quartieri non sarebbe possibile, perché sono altre le cose che in questa città perdiamo senza neppure accorgercene: ritrovare, allora una traduzione possibile che funga anche da “tradotta” per sfide e obiettivi importanti, è indispensabile. I ragazzi di “Emuritù” ci stanno provando con un piglio ironico che reinventa senza irridere a partire dal nome: significherebbe che si sta giurando la propria buona fede sull’eventuale morte di un altro.

Un video di Emuritù

RRF

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