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venerdì 2 Dicembre 2022




Il Frecciarossa Mario Gargiulo

Mario GargiuloNell’arco dei 90 minuti percorre su e giù più volte la sua fascia di competenza con estrema celerità tanto da lasciare sul posto gli avversari che non riuscendo a neutralizzarlo si sentono ridimensionati.

Uno dei pezzi forti del suo repertorio è la resistenza che abbinata alla forza esplosiva nelle gambe lo rende un motorino instancabile capace di macinare innumerevoli chilometri per tutta la durata dei match. Quando gioca con la maglia dei leoni è sempre determinato ed è difficile che abbia rimpianti perché prima di abbandonare il terreno di gioco potete starne certi che ha dato tutto lottando fino all’ultima goccia di sudore. Sorge spontaneo spendere parole al miele per Mario Gargiulo, terzino dell’Afro Napoli nonché autentico protagonista dell’undici di mister Ambrosino nella cavalcata trionfale del campionato di Promozione con il salto di categoria in Eccellenza. Si tratta di un leader silenzioso perché è consapevole che si scende sul rettangolo verde non per proferire parola ma per giocare con l’obiettivo di vincere. Lui, il miglior laterale destro del torneo, fa parlare invece il campo che dice sempre la verità. Mario Gargiulo non è solo il treno Frecciarossa che sfreccia con tempi di percorrenza decisamente stratosferici ma è prima di tutto un ragazzo di 17 anni educato e umile che fa della semplicità il suo marchio di fabbrica. Se ci fossero nel mondo del calcio più persone dai valori morali come il numero 2 di mister Ambrosino, questo sport sarebbe un gioco migliore.

Mario, come è nata la tua passione per il calcio?

A 5 anni volevo già andare a giocare alla scuola calcio Boys Quarto ma il presidente non disponeva di una copertura assicurativa per quella fascia d’età e allora mio padre mi iscrisse l’anno seguente.

Nella tua giovane carriera hai sempre ricoperto il ruolo di terzino destro in campo?

Quando giocavo nei Pulcini facevo il centravanti di sfondamento, poi iniziammo a fare le partite sul campo di calciotto e divenni esterno. Solo tre anni fa mi hanno trasformato laterale destro. Agli esordi se uscivo dal terreno di gioco e non riuscivo a segnare mi dispiaceva talmente tanto da essere triste, invece adesso è tutto il contrario, non devo far subire reti.

Ti saresti mai immaginato ad inizio stagione di occupare uno spazio così preminente nei meccanismi dell’Afro Napoli?

No, infatti con mio padre Francesco ho fatto una scommessa: se io avessi fatto 20 presenze lui mi avrebbe dato 50 euro come ricompensa. Direi che ho vinto.

Avverti la pressione prima di giocare?

No, grazie ai grandi calciatori con cui gioco che mi trasmettono in campo fiducia e serenità. Sul rettangolo verde sono calmo e mi limito a fare cose semplici con spensieratezza.

Oltre te chi sono i migliori giovani della rosa secondo il tuo parere?

Sicuramente Vincenzo Gentile. Anche l’anno scorso abbiamo giocato insieme nel Monteruscello. Pure lui è uno dei migliori terzini della Promozione perché è forte.

Da bambino il poster di quale calciatore avevi appeso sul muro della cameretta?

Quello di Lavezzi: del calciatore argentino ho sempre apprezzato la velocità e la grinta con cui lottava su ogni pallone ai tempi in cui militava nel Napoli.

Che sacrifici hai dovuto compiere e continui a fare per giocare a calcio?

Innanzitutto i primi veri sacrifici sono quelli dei miei genitori che mi hanno sempre accompagnato dappertutto per la realizzazione di questo sogno. Poi chiaramente ci ho messo anche del mio perché pur di giocare sono disposto a tutto. Infatti non appena esco di scuola alle 14, mi dirigo al campo di calcio per fare allenamento, poi torno a casa verso le 16.30 e da quell’ora in poi fino alle 20 studio.

Mangi molto? Qual è il tuo segreto per mantenerti in forma e correre come un pendolare lungo la fascia?

Il cioccolato l’ho tolto di mezzo e non posso farne a meno solo il lunedì e il martedì. Due giorni prima della partita mangio in modo sano: il pollo, l’insalata o il pesce.

Oltre al campionato di Promozione, quale altro torneo segui con la stessa passione?

Seguo la Serie A e spero che il Napoli quest’anno vinca lo scudetto. Mi informo anche sulle gare di Eccellenza e Serie D visto che faccio parte del mondo del calcio dilettantistico. E pensare che l’anno scorso non sapevo neanche che squadre ci fossero in queste ultime categorie sopracitate.

Con chi hai legato di più nello spogliatoio?

A parte Gentile che già conoscevo, ho un grande rapporto sia con Dodò che con Aldair Soares: entrambi mi fanno morire dalle risate e mi hanno insegnato pure qualche parola in portoghese, specie le parolacce. Per me non sono solo amici ma rivestono anche un po’ il ruolo di genitori per i loro continui consigli.

L’episodio più esilarante nello spogliatoio?

Suleman da solo al centro che balla al ritmo della canzone “Scooby Doo Papa” e tutti quanti noi in cerchio che danziamo.

La tua famiglia giorno e notte segue con amore sugli spalti tutte le tue partite, in casa e in trasferta. Ti chiedo perché questo aspetto del calcio così pieno di romanticismo non sia molto frequente negli stadi italiani.

Non me la sono mai posta questa domanda, quindi non saprei come rispondere. Di certo ho trasmesso la passione per il calcio a tutti i miei familiari. E pensare che mio padre non si interessava più di tanto a questo sport prima che io giocassi. Qualsiasi figlio che intraprende un percorso sportivo deve essere seguito dalla propria famiglia.

Lontano dai campi di calcio, qual è il tuo passatempo preferito?

Giocare a FIFA 18 sull’Xbox.

Segui altri sport oltre il calcio?

Mi piace il basket anche se non lo seguo molto e poi pratico la pallavolo a scuola.

L’anno prossimo dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica, proseguirai gli studi?

Si, voglio andare all’Università: cercherò di superare il test d’ingresso per il corso di laurea in Fisioterapia anche se so che è difficile entrarci.

Mettiamo il caso che un giorno ti chiamino sia il Barcellona di Messi che il Real Madrid di Cristiano Ronaldo ed entrambi vogliono che tu vada a giocare con loro in squadra. Quale dei due club scegli?

La squadra catalana: trovo “la Pulce” superiore al portoghese grazie alle sue doti naturali e lo considero un dono divino. Ronaldo invece ha raggiunto la sua completezza nel tempo attraverso il lavoro quotidiano di tanti allenamenti e lo definisco perciò “umano”.

A quale giocatore ti ispiri nel tuo ruolo?

Héctor Bellerín, terzino destro dell’Arsenal: è il calciatore più veloce dei Gunners e di lui infatti apprezzo la sua rapidità nel superare gli avversari. Inoltre è molto bravo a recuperare palla in fase difensiva e riesce a impostare nel migliore dei modi le azioni offensive.

Qual è il tuo punto di forza del tuo carattere?

La simpatia: sono un ragazzo vivace e mi piace far ridere gli altri.

Qual è il tuo tallone d’Achille?

All’inizio non riesco subito a far comprendere il mio carattere, cerco prima di capire chi mi sta accanto e poi mi apro.

Qual è il tuo piatto preferito?

Spaghetti con pomodoro, olive bianche e tonno.

Il 26 novembre 2017 realizzi il tuo primo goal con la maglia dell’Afro Napoli contro il Poggiomarino. Quella partita finì 5-0 per voi. Che emozione provasti quando hai visto la palla che si è insaccata nella porta di Prete?

Quando feci goal non credevo ai miei occhi: infatti guardai subito il guardalinee per vedere se fosse regolare la mia posizione ma vedendolo correre in direzione della linea di centrocampo sono esploso di gioia e ho esultato coi miei compagni.

Mi descrivi con un aggettivo l’universo Afro Napoli?

Emozionante: il tratto caratteristico di questa grande società è unire varie etnie nel rispetto delle culture altrui. Non a caso sono molto amico di Jatta: con lui mi capisco subito nonostante i nostri modi di pensiero siano diversi.

Cosa cambieresti nel mondo del calcio?

Le logiche economiche: è inaccettabile che si spendano cifre irragionevoli per acquistare il cartellino dei calciatori più forti e non. Il calcio è passione, amore e non deve essere business.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Diventare un calciatore professionista del Napoli, la mia squadra del cuore.

Oggigiorno il fenomeno del bullismo è una piaga sociale dilagante nelle scuole. Come reagiresti se nella tua classe si verificassero episodi del genere dal momento che professi gli stessi ideali dell’Afro Napoli incentrati sull’inclusione sociale?

Sicuramente cercherei di far ragionare il bullo in questione parlandogli con calma per capire i suoi problemi. Si tratta di una persona che vive all’interno di contesti violenti e impara a rapportarsi in questo modo verso i suoi pari. Penso inoltre che i bulli andrebbero pure compresi perché i loro comportamenti aggressivi sono paradossalmente dei messaggi di aiuto che ci lanciano.

Mario senti di più pressione durante una partita o un’interrogazione a scuola?

Quando le insegnanti aprono il registro e decidono di interrogarmi.

Tra i senatori della squadra chi ti ha colpito maggiormente dal punto di vista della personalità?

Luigi Velotti: il capitano si può dire che mi “accudisce” come un vero e proprio genitore, insegnandomi un sacco di cose.

Qual è stato il discorso più emozionante di mister Ambrosino?

Una volta ci disse che «quando passiamo in vantaggio in partita dobbiamo paragonare l’avversario a uno scarafaggio: la blatta al primo colpo ricevuto non muore subito perché ha bisogno del colpo di grazia. Così i nostri antagonisti hanno bisogno di essere colpiti ripetutamente per non farli entrare in partita». Questa è una metafora che mi è rimasta impressa e che non dimenticherò mai.

Una caratteristica peculiare di mister Ambrosino?

Il nostro allenatore così come capitan Velotti ha un rapporto molto speciale con noi under perché ci tratta come se fossimo suoi figli. Il mister ci fa capire gli errori tecnici da non commettere durante le partite e ci fa crescere così dal punto di vista mentale.

Chi vince la Champions League quest’anno?

Il Real Madrid di Zidane di nuovo per la terza volta consecutiva anche se nella Liga è fuori dai giochi.

Un fuoriclasse del passato che ti ha colpito per il suo grande carisma?

Carles Puyol: un calciatore fantastico nonché un autentico leader dai grandi valori morali: mi ha sorpreso un video del passato su YouTube in cui l’ex capitano del Barcellona fa da paciere in una lite tra Ronaldinho e un giocatore avversario.

Un aspetto del calcio che ti affascina da sempre?

Si tratta di uno sport collettivo e mi attira il fatto che due squadre si scontrino in campo: è emozionante perché tutti gli atleti concorrono sinergicamente per raggiungere lo stesso obiettivo, la vittoria.

Cosa ti ha colpito del presidente Antonio Gargiulo?

La sua passione smisurata per l’Afro Napoli: l’ho capito soprattutto quando visionai il documentario di Pierfrancesco Li Donni “Loro di Napoli” sull’importanza della nostra squadra multietnica. Vedere ancora oggi il presidente al fianco di noi calciatori mi fa venire i brividi e tutte le volte che ci motiva ripenso sempre a quei suoi celebri discorsi nel film.

L’Afro Napoli ha vinto il campionato di Promozione a quattro giornate dal termine disputando una stagione da record e l’anno prossimo giocherà in Eccellenza. Qual è la tua ambizione dopo il raggiungimento di questo grande obiettivo?

Firmare in bianco pur di restare al Vallefuoco. La società, la squadra e i tifosi biancoverdi sono difficili da dimenticare.

L’Afro Napoli cosa ha in più del Monteruscello, la tua penultima squadra in cui hai giocato?

Il Monteruscello è una scuola calcio importante ed è stata la prima squadra che mi ha fatto crescere dal punto di vista della mentalità. L’Afro Napoli invece è un altro mondo: attraverso questa società, nonostante giochi nel campionato dilettantistico, è come se già si entrasse nell’ottica del mondo professionistico. Sono maturato in modo esponenziale lavorando qui con persone più grandi di me.

Si sa che nel mondo del calcio chi vince risulta antipatico. Ti sei accorto che l’Afro Napoli dà fastidio alle rivali per questo motivo?

Ho notato questo particolare nella partita in trasferta contro il Quartograd. L’avversario si lamentò degli errori arbitrali a nostro favore ma non andò affatto così: vincemmo semplicemente quel match con merito dimostrando di essere superiori.

Sei un tipo social?

Dipende: su WhatsApp mi connetto a tutte le ore, su Instagram ci passo del tempo mentre Facebook non mi piace particolarmente e lo utilizzo solo per cambiare ogni tanto l’immagine del profilo o condividere qualche link.

In che modo vorresti essere ricordato per sempre dai tifosi dell’Afro Napoli?

Come un buon giocatore dalla grande correttezza dentro e fuori dal campo e che ha dato tutto per questa maglia con professionalità, cuore e coraggio.

Mario come ti vedi tra 17 anni?

Con una bella famiglia: una donna al mio fianco che mi ama e due splendidi figli, un maschio e una femmina. Mio figlio quando crescerà dovrà giocare sicuramente a calcio.

Alessio Bocchetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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