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Giovedì 1 Dicembre 2022




Velotti, o capitano! Mio capitano!

Velotti 3Ci mettono sempre la faccia nel bene e nel male. Il destino li sceglie prematuri in mezzo alla folla comune, li forgia nella forma mentis dell’altruismo e della responsabilità cosicché diventino gli eletti delle scuderie calcistiche. Indossano la fascia con onore, il sole di primo mattino irradia le loro azioni di sano ottimismo e i loro cuori di romanticismo.

Di chi stiamo parlando? Dei capitani di calcio, autentici pilastri pallonari di una vita sportiva sana e decorosa. Si tratta inoltre di figure speciali intarsiate di rettitudine che fanno della disciplina e l’impegno la loro migliore arma di seduzione per essere credibili nei confronti dei rispettivi compagni di giuoco. Chi rappresenta tutto questo nel mondo Afro Napoli è Luigi Velotti, difensore centrale, classe ’90, dai piedi buoni e dalla mentalità vincente ma soprattutto dotato del senso della collettività tanto da essere stato riconosciuto capitano sin dal suo primo giorno in biancoverde, nell’agosto del 2016, per volere dello spogliatoio. Un attestato di massima stima nei suoi riguardi che ci fa capire come la fascia di capitano dimori sul braccio di colui che è in possesso di alti valori morali e dimostra piena maturità a prescindere dall’età o dal numero di anni trascorsi in una squadra. Un giorno quando per capitan Velotti sopraggiungerà l’ora del ritiro dall’attività agonistica siamo pur certi che lui potrà raccontare a suo figlio Mario di 2 anni e mezzo di essere stato il simbolo di una corazzata invincibile che soggiogava gli avversari praticando il culto della vittoria a suon di record.

Come è nata la tua vocazione per il calcio?

In verità fino all’età di 6 anni ero un appassionato di animali perché mio zio possedeva delle terre e lì c’erano sia le galline che i cani. Il calcio all’epoca non sapevo neanche che cosa fosse. La passione per questo sport è iniziata quando gli amici delle mie sorelle più grandi giocando nel garage di casa un giorno mi chiesero di rimpiazzare uno di loro.

Quale calciatore del presente o del passato è il tuo idolo?

Ronaldo il Fenomeno: i suoi gesti tecnici mi facevano letteralmente impazzire. Quando è giunto in Italia per giocare con la maglia dell’Inter seguivo molto le partite della squadra nerazzurra. Nel mio ruolo invece Sergio Ramos, bandiera nonché capitano del Real Madrid: è un giocatore formidabile che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale. E’ forte sia coi piedi che di testa, non gli manca mai la cattiveria agonistica e di lui apprezzo la sua completezza.

Che effetto ti fa essere capitano di una squadra meravigliosa come l’Afro Napoli?

Per me è un grande onore rappresentare questi colori sin dal mio primo giorno di insediamento. All’inizio di questa stagione mister Ambrosino e tutti i miei compagni hanno voluto che io continuassi ad essere il loro capitano anche se in squadra annoveriamo leader storici come Babù, Dodò e Aldair. Quando è possibile gliela cedo a questi ultimi due la fascia come è giusto che sia dal momento che si trovano qui da più di tempo di me.

Finora hai segnato 5 goal in campionato. Qual è per te la rete più significativa?

Sicuramente quella contro lo Stasia Soccer all’andata che ci regalò la vetta solitaria in classifica. Anche se la partita più difficile in cui ho segnato è stata in casa del Vico Equense: sbloccai il match su palla inattiva con un colpo di testa all’inizio del secondo tempo.

Essere difensori si nasce o si diventa?

Io quando ero piccolo ho fatto l’attaccante poiché fare goal è la caratteristica che più ci accomuna al calcio. Poi pian piano sono diventato centrocampista e solo con la squadra San Sebastiano Calcio Mazzeo ho sperimentato il ruolo di difensore centrale.

D’Errico – Gargiulo – Velotti – De Fenza – Gentile. 22 partite disputate e solo 7 goal subiti. E’ il miglior pacchetto arretrato con cui tu abbia mai giocato?

Dire di si, sono numeri importanti e speriamo di riuscire a mantenere questo rendimento fino alla fine. Siamo fortunati di poter disporre di under così forti che sono di categoria superiore e che fanno invidia a tutte le società. Poi a De Fenza non lo scopro di certo io: è un calciatore che ha vinto tanti campionati importanti ed è fenomenale sia dentro che fuori dal campo. Il suo carisma mantiene vivo lo spogliatoio.

L’Afro Napoli è una miniera di vittorie e sta viaggiando a ritmi impressionanti. Qualsiasi avversario contro di voi gioca la partita della vita.

Anche se il nostro cammino è in discesa tutte le rivali quando ci affrontano vogliono mettersi in bella mostra ed è giusto che sia così anche perché nessuna di loro ci apre le porte della vittoria. Come dice mister Ambrosino «qualsiasi nostro avversario cerca la propria gloria per poi aprire il giornale il giorno dopo e leggere che hanno fermato la capolista».

Dal tuo primo giorno di insediamento con la maglia dei leoni, un anno e mezzo fa, a oggi. Cosa è cambiato in tutto questo tempo?

All’epoca ci allenavamo di sera e l’Afro Napoli aveva bisogno di esperienza perché era reduce dai campionati di Prima, Seconda e Terza Categoria. Il cambiamento radicale di mentalità avvenne nel mese di dicembre con Francesco Montervino (ex capitano del Napoli): è stato importante per noi calciatori e per la società e grazie a lui abbiamo appreso la voglia di vincere. Poi quest’anno con l’arrivo di mister Ambrosino abbiamo fatto il salto di qualità: già dal primo giorno di ritiro si vedeva che il nostro era un gruppo compatto. Il nostro tecnico è la ciliegina sulla torta ed è il nostro punto di forza: dalla qualità dei suoi allenamenti si capisce la sua grande competenza tecnica.

Tu sai sia difendere che impostare la manovra dalle retrovie con lanci lunghi per gli attaccanti. Quanto conta in una squadra annoverare un calciatore con le tue stesse caratteristiche?

Ogni allenatore ricerca un preciso assetto tattico: mister Ambrosino vuole esplicitamente che la sua retroguardia non sappia solo difendere ma attaccare. Non a caso le trame di gioco in ogni partita partono quasi sempre dai piedi miei o da quelli di De Fenza. I nostri punti di forza sono proprio la visione di gioco e la tecnica.

L’Afro Napoli è una delle società più serie della Campania?

Assolutamente si: dal primo momento che ho incontrato a pranzo il presidente Gargiulo e il vicepresidente Fasano sono rimasto folgorato dal progetto di questo club. Infatti non appena tornai a casa dissi a mia moglie che avrei firmato per questi colori. Se sono qui un grazie lo devo a mister Montanino che mi ha portato al Vallefuoco. La dirigenza merita palcoscenici importanti perché è composta da persone serie che rispettano i contratti stipulati coi calciatori.

Che rapporto hai con il patron Gargiulo?

Meraviglioso: la sua passione per il calcio è incredibile. Non è un presidente, ma un amico, un padre, un fratello, un tifoso, è tutto. A noi calciatori ci tratta come se fossimo dei suoi figli e non ci fa mancare nulla. Per qualsiasi minimo problema che abbiamo lui fa di tutto per mettersi a disposizione, anzi è fin troppo buono. Noi vorremmo sempre vincere come nostra riconoscenza nei suoi confronti.

Come vivi il pre-partita e quali sono i tuoi rituali?

Quando nel calcio arrivano i risultati funziona tutto alla grande, c’è meno stress e ci sono meno problemi. Cerco di trasmettere la mia determinazione alla squadra incitandola ad entrare subito in partita. Prima di entrare in campo recito una preghiera e poi vado in bagno e mi sciacquo i testicoli.

Mi racconti il Velotti uomo e non calciatore.

Sono un tipo a cui non piace la vita mondana. Mi definisco un pantofolaio e preferisco trascorrere del tempo con la mia famiglia e invitare i miei amici sul divano di casa a vedere le partite. Io col calcio non stacco mai, osservo in tv qualsiasi match, dalla Terza Categoria alla Champions League, per poi posare lo sguardo sui tabellini dal momento che ho tanti amici che giocano. Inoltre leggo tanti quotidiani sportivi e non sin da quando ero bambino.

Qual è la persona più importante della tua vita?

Mio figlio Mario di 2 anni e mezzo: la sua nascita ha cambiato la mia esistenza e mai avrei pensato che potessi vivere un’emozione così forte. Anche lui è un tifoso appassionato dell’Afro Napoli.

Come si fanno a trovare altre motivazioni nel vostro gruppo alla luce della vittoria imminente in campionato?

Non è facile trovare nuovi stimoli quando una squadra come la nostra ha 14 punti di vantaggio sulla seconda a 8 giornate dalla fine. Il mister ci dice sempre che dobbiamo migliorare i nostri record, fare tanti goal e non prenderli. Tra l’altro nessuno di noi non vuole perdere neanche nelle partite di allenamento.

C’è mai stato un momento della tua vita calcistica in cui ha pensato di mollare tutto?

Gettare la spugna proprio no, ma non sono mancate alcune delusioni nel mio percorso. Dopo aver vinto un campionato di Serie D avevo firmato un contratto con l’Ebolitana per giocare in C ma a fine agosto il direttore di questa società mi disse che non sarebbe stato possibile per delle ovvie ragioni e ci rimasi male. Ritrovarsi senza una squadra è stata dura. Solo in seguito l’esperienza nell’Atletico Nola in Eccellenza mi ha ridato la voglia e la passione che mi hanno sempre contraddistinto.

Come festeggi le vittorie?

Andando subito sotto la curva dei nostri splendidi tifosi che non ci fanno mai mancare il loro prezioso sostegno.

Chi ti sostiene nei momenti critici?

La mia famiglia, in primis mia moglie Simona: lei mi è sempre stata accanto nei momenti più difficili, ad esempio per una giocata riuscita male da cui è scaturito un goal o per un’espulsione, aiutandomi a superarli. Lei mi ha sempre fatto tornare il sorriso.

Come giudichi le tue prestazioni in questa stagione?

Personalmente mi sento forte dal punto di vista mentale al di là dei goal e non posso che ringraziare di questo miglioramento mister Ambrosino. Dopo il recupero dell’infortunio alla caviglia da metà settembre in poi avrò sbagliato pochissimo se non niente.

In cosa devi migliorare?

Forse sulla concentrazione che a volte cala e quando succede posso far danni. Su questo aspetto sono migliorato e sono attento fino alla fine di ogni match.

Il calcio cosa ti ha dato?

Tanto. Ringrazio l’Afro Napoli prima di tutto perché mi ha garantito un posto di lavoro e credo che sia la notizia più importante.

Il calcio cosa ti ha tolto?

Un po’ di amicizie perché perdi del tempo libero a furia di tanti ritiri con la squadra.

Cosa ti piace fare quando non giochi e non ti alleni?

Di solito finiti gli allenamenti mi riunisco coi miei amici al bar e giochiamo a carte.

Qual è il tuo ricordo più bello da calciatore?

Il goal che feci a tempo scaduto con la maglia del Volla contro il San Giorgio nella semifinale playoff. Potevamo solo vincere in quella circostanza e la partita si chiuse 2-0 per noi.

Cosa ti piace del calcio?

L’adrenalina che sale per un goal, il sapore dolce di una vittoria, e la condivisione di forti emozioni con i tuoi compagni di spogliatoio.

Un pregio e un difetto del tuo carattere?

Sono disponibile con tutti e se un mio amico ha un problema cerco sempre di risolverlo. Però c’è anche chi se ne approfitta fin troppo e a lungo andare questa mia caratteristica potrebbe rappresentare un limite.

L’Afro Napoli si può considerare un’azienda o una famiglia?

Una grande famiglia: il 90% dei giocatori vuole venire a giocare nell’Afro Napoli: chiunque arriva a giocare con questa maglia difficilmente vuole andare via.

Ai tifosi cosa prometti in caso di vittoria dell’Afro Napoli in campionato?

Ormai manca poco all’obiettivo e quando lo conquisteremo sono pronto a tingermi i capelli di bianco e verde, i nostri colori di appartenenza.

Alessio Bocchetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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