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Mercoledì 7 Dicembre 2022




Dodò, la classe al potere!

Dodo«Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione».  Un pensiero tratto dal film, Amici miei, del maestro di cinema Mario Monicelli, sintetizza le peculiarità essenziali del classico numero 7 nella storia del calcio: coloro che ricoprono questo ruolo sono giocolieri imprendibili sulla linea del fallo laterale, sfruttatori di praterie di contropiede, artigiani del cross e specialisti nell’uno contro uno.

Raccontare la vita di Dos Santos Soares Ailton Jorge in arte Dodò soffermandoci solo su queste caratteristiche in campo sarebbe superfluo a onor del vero. Il funambolo capoverdiano, classe ’90, oltre ad accarezzare la palla come solo i veri esteti del calcio sanno fare, è anche una persona spontanea perché dice sempre quello che pensa col suo modo di parlare metà napoletano e metà italiano. Il calciatore si è già saputo ritagliare un ruolo di primo piano in questa prima parte di stagione scintillante dell’Afro Napoli contribuendo in maniera determinante al primato in classifica della squadra con 7 goal complessivi (5 reti in campionato e 2 in Coppa Italia). Abbiamo avuto il piacere di intervistare l’attaccante esterno al ristorante “Il Poggio” dove ci ha raccontato alcuni suoi aneddoti con grande semplicità.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo del calcio?

«Da piccolo giocavo a Capoverde, nel settore giovanile della squadra Batuq. Questa società ogni anno svolgeva dei tornei sia in Francia che in Portogallo e tali occasioni costituivano vetrine importanti perché si ammiravano lì i giocatori più forti. All'epoca facevo il terzino e vedendomi giocare gli osservatori mi presero. Sono arrivato qui in Italia all'età di 18 anni per raggiungere mio zia e mio cugino (Aldair Soares, un altro giocatore dell’Afro Napoli) con l'obiettivo di crescere come calciatore».

Quali sono le rinunce e i sacrifici che hai dovuto fare per diventare calciatore?

«Marinavo la scuola pur di andare a giocare. Non ho mai smesso di correre da bambino neanche la domenica. E prima di ogni partita mi svegliavo insieme con Aldair Soares alle 5 del mattino sempre per effettuare la corsa. Ancora oggi mi alleno anche a casa, da solo, facendo flessioni e addominali».

A chi ti ispiri quando giochi?

«Le mie azioni personali traggono sempre ispirazione da tre top player che hanno segnato la storia di questo sport: Ronaldinho, Cristiano Ronaldo e Neymar. Del primo mi è sempre piaciuto il suo calcio spettacolo impreziosito da una straordinaria tecnica individuale. Del secondo ammiro la sua completezza perché sa fare tutto. E invece del calciatore del Psg mi attrae il suo stile di gioco quando irride l'avversario con estrema facilità. Il giorno prima di ogni partita guardo le loro prodezze su internet per cercare di emulare le loro gesta in campo».

Tu sei un calciatore dalla tecnica sopraffina. Che emozioni provi quando sgroppi sulla fascia, compi giocate spettacolari e salti gli avversari con disinvoltura come fossero birilli?

«Sicuramente tutto ciò è molto appagante: io però non giudico le mie prestazioni perché penso che mi può valutare solo chi mi osserva in campo. In questa categoria, la Promozione, è facile per me saltare l’avversario: mi sento il più forte anche se a volte non mi applico come vorrei».

Dopo la rassicurante vittoria contro il Poggiomarino, vi sentite artefici del vostro destino per la vittoria finale in campionato?

«Non vorrei essere presuntuoso nel dire che siamo i più forti considerando che la squadra di quest’anno è composta da molti giocatori esperti. Il loro contributo è notevole e non ci dimentichiamo che siamo una macchina da goal per il bel calcio che esprimiamo. Se giochiamo come sappiamo non ce n’è per nessuno».

Qual è un tuo punto di forza ed un tuo punto debole in campo?

«Il mio pregio è la velocità, unita al dribbling, e cerco di sfruttarla sempre al meglio. Il mio difetto è che a volte sono egoista:  in alcuni frangenti della partita dovrei passare di più la palla ai compagni».

L’Afro Napoli in cosa si distingue dalle altre squadre?

«Il suo marchio di fabbrica è l’organizzazione societaria, la migliore in assoluto. Ogni anno è cresciuta gradualmente, dal primo torneo amatoriale a oggi, in Promozione. Nella dirigenza biancoverde ci sono persone competenti e serie che amano il calcio fino in fondo: basti pensare al presidente Gargiulo che guarda ogni partita della sua squadra con amore e passione . Invece altre società pensano più al business che all’essenza di questo gioco».

Qual è il tuo obiettivo personale con la maglia dell'Afro?

«Arrivare a 20 goal in stagione, ho fatto una scommessa con il presidente: se la vinco mi regala i biglietti aerei di andata e ritorno per Capoverde».

Alessio Bocchetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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