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“L’altro nello sguardo dell’altro”

Un progetto teatrale multiculturale che dà valore alla differenza

teatro sociale“Com’è bella la razza umana” dice Miranda nella Tempesta di Shakespeare messa in scena insieme a 5 ragazzi africani ospiti ad Avellino nell’ambito del progetto d’integrazione attraverso formazione e teatro dal titolo Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro realizzato dall’associazione Teatrale Aisthesis; C.U.L.T. Factory, Centro per gli Studi Teatrali Transculturali di Bellizzi Irpino e la coop. En Kai Pan di Napoli.

Dal mese di maggio 2017 è in corso sul territorio campano un progetto nato da un’idea della drammaturga Stefania Bruno e del regista, attore e formatore Luca Gatta, direttore di C.U.L.T. Factory, con l’obiettivo principale di favorire l’integrazione dei giovani migranti africani presenti in Campania, utilizzando il teatro come territorio privilegiato per l’incontro tra culture diverse, previa la reciproca sospensione di qualsiasi pregiudizio etnico, sociale o religioso. Elaborando una suggestione dell’antropologo Piergiorgio Giacchè, infatti, è nata l’espressione “l’altro nello sguardo dell’altro”, che sintetizza la necessità che le diverse comunità che convivono su un territorio, spesso ignorandosi a vicenda, si guardino reciprocamente riconoscendosi una irriducibile alterità. No ai pregiudizi e all’esclusione, quindi, ma no anche all’inclusione forzata nei propri modelli culturali e, di contro, no all’esotismo e alla tendenza ad appiattire l’universo complesso e diversificato delle popolazioni africane su un’unica immagine rassicurante. La visione transculturale del teatro, che l’Associazione Teatrale Aisthesis persegue in tutti i suoi progetti, in questo caso si traduce nella ricerca di un terreno di espressione in cui culture e linguaggi diversi convivano senza che l’uno assorba l’altro. Anche la ricerca teatrale di Luca Gatta è orientata da anni sul confronto con l’altro in una prospettiva transculturale, mentre la coop. En KaiPan è nata allo scopo di favorire l’emancipazione dell’individuo attraverso la formazione, l’arte e il lavoro.

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Protagonisti di questa esperienza cinque ragazzi – Anne Belobo (Camerun), Mamadou Keita (Mali), Lamin M. Darboe (Gambia), Bakary Kone (Mali) e Coulibaly Amidou (Costa d’Avorio) – che dal mese di giugno, lavorano presso le sale di Cult Factory ogni giorno, dalle 10.00 alle 18.00 seguendo due laboratori, uno di scrittura creativa e drammaturgia condotto da Stefania Bruno in partenariato con Lalineascritta-laboratorio di scrittura creativa, e uno di espressione corporea e teatro con Luca Gatta, che si sono uniti per comporre lo spettacolo “Dentro La tempesta” tratto da “La tempesta” di Shakespeare che debutterà il 28 settembre all’interno del festival internazionale di Commedia dell’Arte “I viaggi di Capitan Matamoros- Storie di Migranza” a Napoli dal 13 al 30 settembre.

La storia di questo progetto non è facile, dopo due anni di ricerca di finanziamenti l’associazione ha deciso di auto produrlo includendolo all'interno di C.U.L.T. Factory, progetto cofinanziato nell’ambito del Piano di Azione e Coesione “Giovani no profit” del Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale.  C.U.L.T. Factory è un centro studi e un laboratorio transculturale sulle arti performative (Cross Cultural Theater Laboratory) che promuove l’educazione, la formazione artistica, l’espressione e la produzione creativa nel campo del teatro, della scrittura, della danza, della musica, delle arti visive e l’interesse per l’Arte, con particolare riguardo alle esigenze delle giovani generazioni. “È stato molto difficile entrare in contatto con le comunità di migranti- racconta Stefania Bruno che ha diretto il laboratorio di racconto e drammaturgia- . Ad Avellino sono state aperte molte strutture di accoglienza, ma manca una vera cordata di associazioni che si occupino di mediazione culturale, integrazione, inserimento lavorativo e quant'altro. Abbiamo provato questo inverno a entrare in contatto direttamente con i Cara, ma senza successo. Alla fine questa primavera grazie ad un'associazione, Comunità Accogliente, siamo finalmente riusciti ad avviare i laboratori all'interno dei corsi di lingua organizzati da Letizia Monaco, che è una delle persone di Avellino che per prime ha intuito la necessità di trasformare l'accoglienza in integrazione anche su un territorio così disabituato a confrontarsi con i fenomeni migratori. Dopo diversi mesi di lavoro abbiamo chiesto ai partecipanti se volessero impegnarsi in un progetto più lungo finalizzato alla messinscena e cinque ragazzi hanno aderito. In breve quello che è nato come un percorso laboratoriale è diventato una vera e propria residenza teatrale finalizzata alla messinscena di “Dentro La Tempesta”.

“Quando abbiamo cominciato sapevamo della migrazione solo quello che leggevamo sui giornali quotidianamente, ma non avevamo mai parlato direttamente con un ragazzo migrante, come purtroppo la maggior parte delle persone in Italia. Due aspetti del modo di affrontare la questione dei migranti non ci piacevano: l’abuso della parola “inclusione”, che contiene l’idea di qualcosa che avviene per forza e non per libera scelta dell’individuo e che prevede un totale assorbimento della sua specifica alterità (in senso culturale), e l’utilizzo della parola generica “migrante” per indicare migliaia di persone diverse, ciascuno con il suo volto, il suo nome e la sua storia. È come se l’identità delle persone venisse soppressa, rendendole parte di una specie di concetto astratto” spiegano Stefania Bruno, Luca Gatta e Tiziana Sellato della coop. En KaiPan.

“Quando ero piccola ho fatto sempre ridere tutti con i miei gesti comici e con il mio modo di parlare- racconta  Anne Belobu, allieva interprete-. In questo gruppo teatrale ho avuto l’opportunità di sviluppare questo talento . Sono molto commossa per questa esperienza. Mi sono impegnata fisicamente e moralmente e ho fatto di tutto per imparare di più. È stata una bella occasione per il nostro percorso d’integrazione”. Coulibaly Amidou, allievo interprete ricorda: “ La mia infanzia è stata felicissima, ho avuto la fortuna di andare a scuola e sono stato sempre vicino a mia madre. Mio padre è morto quando avevo cinque anni e mi è rimasto solo l’amore di mia madre. Alcuni anni fa ho iniziato il mio viaggio per venire qui. Ad Avellino ho frequentato il corso di lingua ogni giorno e un giorno mi è stato detto che per partecipare al corso di teatro la porta era aperta. Così ho dato la mia adesione e abbiamo iniziato il corso, grazie a Dio. Ho imparato tante cose, soprattutto sul movimento e sui gesti. Siamo molto tranquilli qui e spero che faremo molte cose insieme. Ringrazio tutti”.

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I cinque ragazzi che hanno partecipato stanno facendo un percorso d’integrazione che può avere brusche deviazioni: durante il corso del progetto Coulibaly e Lamin hanno ottenuto il permesso di soggiorno di due anni ma rischiano di essere trasferiti da Avellino, dove ormai risiedono da un anno relazionandosi molto bene con il territorio, in uno S.P.R.A.A.R.  che potrebbe trovarsi in un’altra provincia o addirittura in un’altra regione, distruggendo così tutte le relazioni che hanno costruito qui. Bakary ha dovuto da una settimana abbandonare il progetto perché ha trovato lavoro, e questo, pur rendendoci contenti, e ha obbligato lo staff a cambiare la drammaturgia dello spettacolo in fase avanzata di prove. Si è aggiunto da alcuni giorni Saliou Diuolde Diallo del Senegal, un sarto bravissimo che sta affiancando la costumista e scenografa Bianca Pacilio per il confezionamento dei costumi. Fondamentale è stata anche la partecipazione al progetto di due attori professionisti, l’avellinese Marco Rampello, attore e mimo, e la vicentina Marta Tabacco, attrice e danzatrice, che hanno preso parte al laboratorio mettendosi sullo stesso livello degli allievi in modo da favorire la crescita di ciascuno attraverso le dinamiche che il teatro in maniera naturale attiva.

“Dentro La Tempesta” sarà uno spettacolo multilingue – italiano, inglese e francese, ma anche bambara, ewandu e mandingo – la cui drammaturgia nasce dal lavoro di traduzione e, in alcuni casi, di riscrittura del capolavoro shakespeariano. Nelle parole di Luca Gatta e Stefania Bruno: “Il teatro, in questo caso, non funziona come meccanismo di sintesi, ma come spazio neutro in cui è possibile sperimentare la diversità dei linguaggi, recuperare la propria radice culturale - che rischia di perdersi nel corso della migrazione - imparare a raccontare le proprie storie in una lingua nuova, ma anche tradurre nella propria lingua d’origine le pagine di grandi classici della letteratura europea.” Al centro dello spettacolo c’è La tempesta di Shakespeare, interpolata con la versione napoletana di Eduardo De Filippo e con le scritture e i racconti personali dei partecipanti al laboratorio. Il testo è stato scelto per la sua grande densità tematica (naufragio, esclusione, rapporto con il diverso, conflitto tra natura e conoscenza, trasmissione generazionale sono tutti temi attualissimi e legati alla migrazione e alla necessità del confronto interculturale) e per il forte legame con il territorio campano, dovuto alla celebre traduzione di Eduardo De Filippo. “Ciò che ha funzionato meglio nell’unione dei due laboratori per la costruzione dello spettacolo – spiegano Bruno e Gatta-  è stato proprio il rispecchiamento dell’altro nello sguardo dell’altro da cui siamo partiti. Ci siamo ritrovati con una corte di Napoli fatta di personaggi con nomi spagnoli ma interpretata da ragazzi africani, mentre il duca di Milano, Propero, si esprime spesso in napoletano, e quando Miranda (interpretata dalla vicentina Marta Tabacco) e Ferdinando (il gambiano Lamin N. Darboe) si incontrano sull’isola innamorandosi si riconoscono come uguali. Non ci avevamo pensato all’inizio, eppure l’Europa del 1600 e soprattutto l’area del Mediterraneo su cui affaccia il Nord Africa e la Spagna erano una comunità di genti e di lingue molto simile a quella che presentiamo durante lo spettacolo. Non a caso Miranda, quando si ritrova con tutta la corte di Napoli dinanzi alla sua grotta nel finale non può far altro che dire stupita “Com’è bella la razza umana”.

I cinque ragazzi del progetto inoltre seguiranno la masterclass gratuita che si svolgerà ad Avellino, presso il teatro Carlo Gesualdo, dal 10 al 19 settembre 2017: “La dimensione transculturale della maschera – Un possibile sincretismo tra Commedia dell’Arte e Danza degli Orixà” con Luca Gatta, attore, regista e actor trainer che da più di dieci anni conduce con la sua associazione una rigorosa ricerca sulla Commedia dell’Arte, e Ana Auxiliadora Estrela, danzatrice, maestra e grande divulgatrice della cultura afrobrasiliana.” Il progetto prevede la partecipazione di un massimo di venticinque allievi, di cui dieci saranno ragazzi migranti risiedenti nella provincia di Avellino. In questo modo il progetto incrocerà il lavoro laboratoriale dell’Associazione Teatrale Aisthesis.

“Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro è, nelle intenzioni dei suoi ideatori, un progetto pilota, da prolungare nel tempo e da estendere in altre province della Campania, ampliando altresì l’offerta laboratoriale, includendo anche materie tecniche (scenografia, fonica, costumistica ecc.), in modo da favorire l’inclusione scolastica e lavorativa dei giovani migranti. Insomma il primo atto di quella che, si spera, diventerà una vera e propria scuola di teatro per l’integrazione.

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