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Domenica 4 Dicembre 2022




Ridare Vita al Centro Storico

I cittadini riaprono Santa Fede

santa fede liberataE’ ad una svolta di vicolo dietro l’arteria principale della Napoli storica dove ai monumenti e alle bellezze artistiche non fanno da contraltare i servizi. Dietro al salotto buono della città, là dove mancano asili, aiuole, sportelli per le donne c'è Santa Maria Della Fede. Oratorio di correzione, poi carcere per le donne, poi spazio immenso abbandonato al degrado. I cittadini lo hanno riaperto per ridargli vita.

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“La notte del 13 dicembre 2014 un gruppo di associazioni, comitati, cittadine e cittadini ha riaperto dopo decenni di abbandono l’ex Oratorio di Santa Maria della Fede, o Conservatorio di Santa Fede, in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, con una iniziativa che ha voluto interrompere il lungo oblio che ha sottratto alla vivibilità del quartiere una preziosa risorsa, tra le tante, che ancora oggi restano inutilizzate, degradate o privatizzate, percepite come ruderi e vuoti urbani in pieno centro storico; risorse indispensabili per il benessere e la vivibilità che dovrebbero colmare gli enormi fabbisogni di spazio per ogni attività collettiva,solidale e di sostegno all’economia più povera e fragile”. Questo è scritto sulla pagina fb Santa Fede Liberata e nella pagina della storia collettiva della città.
Scopo del gruppo è infatti quello di far si che il bene abbandonato si trasformi in bene collettivo utilizzando  costantemente lo spazio e avviandouna fase di consultazione popolare che possa guidare il recupero e riuso. Da quando è stato riaperto nel bene sono state organizzate delle feste popolari l’ultimo sabato del mese, inoltre cineforum, proiezioni e un’assemblea aperta a tutti l’ultima domenica del mese. La storia del luogo è donna. La fondazione fu stabilita nel 1503 nel testamento di Ferrante D’Avalos nel 1567 divenne un conservatorio per assistere donne giovani, sebbene di fatto fosse un carcere correzionale. Nel 1611 l’opera assistenziale definiva il suo ruolo quale “dare ricovero di quelle donne le quali si levano dalle occasioni di pericolo, di peccato, e procurare loro il sollievo ed il bene delle loro anime in quella maniera che i governatori parrà…” Dal 1766 si stabilirono dei criteri per cui potevano accedere al sostegno solo donne tra i 12 e i 25 anni dalla “moralità”  integra. Nel 1872 si stabilì di accogliere ragazze sia gratuitamente che a pagamento per sostenere le spese dell’Opera. Nel dopoguerra la struttura fu utilizzata da circa 150 famiglie sfollate in condizioni materiali pessime, con bagni comuni. Nel 1980 la struttura fu chiusa per i danni subiti dal terremoto e mai più riaperta. Il bene è stato donato dalla famiglia Croce al Comune di Napoli con vincolo di destinazione per usi sociali, che lo ha messo in sicurezza nel 1992, ma l’ha lasciato inutilizzato.
"Questo è un luogo liberato, non occupato -  spiega Raffale Paura del Comitato Centro Storico, diritti, salute, ambiente che da tempo lotta per attuare i diritti dei cittadini come il verde, la pulizia, la differenziata porta a porta - Per noi un bene pubblico deve essere riutilizzato e tornare al quartiere. Quando siamo arrivati abbiamo trovato quintali di immondizia che abbiamo tolto, ma la ristrutturazione non spetta a noi. E’ il Comune che deve occuparsene, nel frattempo noi facciamo cineforum, discussioni con il quartiere, assemblee. Tutte iniziative molto partecipate. Nel momento in cui il Comune ci dice che si è stabilito di realizzare qualcosa di sociale noi andiamo via.  Abbiamo anche avuto un incontro col sindaco, che ci ha detto che non sono contrari, però non si attivano.  A noi interessa che il posto venga riutilizzato e che non ci siano speculazioni, che non venga dato a privati. Ma che venga utilizzato per realizzare servizi per il quartiere come un asilo, ambulatori. Questi sono i veri problemi, quando si parla del centro storico si parla di una bomboniera. Ma se non c’è cura delle persone le belle cose da sole non servono a nulla. C’è degrado al centro storico come in periferia".
Alla liberazione e pulizia di Santa Fede, dove c'erano ancora i rifiuti di una tipografia chiusa col terremoto, hanno contribuito le persone dell'ex Asilo Filangieri, del Presidio di Salute Solidale, di 081 e i cittadini del centro storico. "Inoltre l'artista Gian Maria Tosatti- racconta Roberto Valestra, del Comitato Centro Storico- dopo aver lavorato nell'archivio di piazza Dante, nei magazzini generali del porto e nell' ex ospedale militare ha deciso di realizzare qui l'opera site specific "quarta stagione" che farà parte delle quattro stagioni dello spirito, opere che puntano a svelare la bellezza di luoghi abbandonati. Tosatti partirà dalla lettera di una donna rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario che racconta all'amica di una giornata di sole". Santa Fede ha ancora la voce di una donna. Questa volta liberata.

Alessandra del Giudice

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