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Mercoledì 5 Ottobre 2022




Est(ra) Moenia: apriamo un dibattito pubblico

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Potrebbe risultare persino appassionante la battaglia fratricida all’ultimo sangue, che si sta combattendo fra gli industriali napoletani sulla rigenerazione urbana di Napoli Est e su una parte rilevante della Città Metropolitana.

Avvincente stabilire se abbia ragione Naplest et Pompei della Faraone Mennella, che rivendica la primogenitura e denuncia il plagio parlando di “doppione”, oppure Est(ra) Moenia fondata da Ambrogio Prezioso. Sarebbe un racconto capace di inchiodare il lettore fino all’ultima pagina, fra probiviri, scomuniche e repliche di incostituzionalità, se solo non ci fosse un grande assente: i cittadini.

Rigenerazione urbana è una bella espressione, evoca un’idea di pulizia e candore ritrovato, un’edilizia sostenibile, un territorio rigenerato, infrastrutture, spazi verdi e molte altre cose suadenti, soprattutto se l’idea è applicata a un contesto paesaggisticamente incomparabile ma fortemente degradato come quello che include la periferia orientale di Napoli, ma anche l’antica Pompei e i territori circostanti nel progetto di Napoli Est et Pompei. È pretenzioso però pensare di discuterne pubblicamente, avendo come interlocutore la città e i suoi abitanti, soprattutto quando si fa riferimento a concetti nobili come valore sociale, o battaglia alla povertà educativa?

Intendiamoci, reputo positivo che finalmente emerga una visione.

Che si faccia strada la consapevolezza di una progettualità necessaria per Napoli, città fin troppo immobile che perciò da anni non riesce a recuperare a una nuova funzione delle porzioni molto rilevanti del territorio cittadino svuotate di senso dai processi di deindustrializzazione. Che si pianifichi una trama di investimenti privati e risorse pubbliche.

Tuttavia rigenerazione urbana è un termine che nasconde insidie e che non di rado assume i tratti della gentrificazione, ovvero di un dispositivo che recupera i territori ma ne allontana la popolazione originaria, che riqualifica con meccanismi di selezione per censo. 

Reputo perciò necessario che il dibattito assuma una forma pubblica e partecipata, con le istituzioni, in primis il Comune di Napoli, ad adempiere alla loro funzione di tutela e salvaguardia degli interessi collettivi.

Questo mi appassiona decisamente di più della pur avvincente guerra fratricida degli industriali napoletani.

Sergio D’Angelo, presidente di Gesco e consigliere comunale di Napoli 

 
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