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venerdì 15 Ottobre 2021




Sosteniamo il popolo palestinese: equità e giustizia per tutti

sergioabumaz copiadi Sergio D’Angelo

Oggi si sta assistendo in silenzio alla nuova drammatica escalation di violenze in Palestina. Gli Accordi di Abramo, voluti dalla precedente amministrazione americana, hanno acuito ulteriormente le relazioni tra palestinesi ed israeliani invece che tracciare il percorso per una equa e pacifica soluzione dei due Stati per due Popoli.

I Governi europei non sono in grado di prendere posizione, l’informazione sembra incapace di raccontare il dramma di tanta violenza: vite spezzate, ordinaria follia che attraversa la nostra società con ingiustizie e disequilibri.

In quanto rappresentante del terzo settore, del dialogo e della cooperazione per contribuire a sanare le ingiustizie, ad avvicinare gli ultimi, i dimenticati agli standard di un equo benessere per tutti, mi sento pienamente coinvolto. In quanto essere umano sento ineludibile il dovere morale di dichiarare il mio sdegno per l’incapacità della politica di affermare i principi e le risoluzioni delle Nazioni Unite, sacrificando i valori etici della civile e pacifica convivenza agli interessi geopolitici che tutelano gli interessi dei pochi a discapito dei molti.

Nel mio viaggio in Palestina in rappresentanza del Comune di Napoli qualche anno fa, ebbi modo di arricchirmi eticamente nell’osservare gli sforzi al dialogo ed alla convivenza di tanti cittadini palestinesi ed israeliani, nel constatare che esiste ed esisterà sempre una parte sana di uomini e donne che credono nel progresso civile e nella convivenza e che si impegnano quotidianamente per la pace ed il reciproco rispetto. Oggi è più che mai doveroso richiamare la politica, in ogni sua dimensione territoriale, ad assumersi la responsabilità di sostenere questi uomini e queste donne.

Oggi è necessario sempre più schierarsi con gli ultimi, con il popolo palestinese che reclama il proprio diritto all’autodeterminazione, ad ascoltare le parole di religiosi che operano in quei territori come Padre Ibrahim Faltas o il Patriarca di Gerusalemme che lavorano al dialogo tra le religioni ed insieme impegnarsi per la soluzione dei problemi. Oggi, nei giorni antecedenti alla festa dell’Eid è doveroso chiedere il cessare della violenza.

Oggi è doveroso per me sostenere il Presidente Abu Mazen, di cui ebbi modo di apprezzare la visione politica per una soluzione pacifica e aperta al dialogo durante il nostro incontro al Palazzo Presidenziale di Ramallah in occasione della presentazione della proposta del conferimento della cittadinanza onoraria di Napoli, ed il popolo palestinese affinché la violenza non distrugga quei ponti di dialogo con la società civile israeliana. 

Le istanze di giustizia e pace espressive dei luoghi sacri medio orientali, i muri dell’apartheid che creano fratture e non sicurezza sono istanze comuni per l’umanità. Riguardano palestinesi e israeliani ma riguardano anche le diseguaglianze tra ceti agiati e ceti in difficoltà, riguarda i muri immateriali tra benessere e povertà, residenti e migranti, tra centro e periferie degradate delle nostre città. Il conflitto medio orientale, il conflitto tra Nord e Sud, sono il risultato di problemi non affrontati, alle criticità di un modello di sviluppo sociale e economico industriale ormai in difficoltà. La scala cittadina e quella globale si intersecano e solo l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi, senza infingimenti ideologici o di parte. Occorre cercare soluzioni condivise alle difficoltà della società contemporanea, per una Next Generation non costruita su vuoti slogan ma sulla capacità di ascoltarsi reciprocamente per affrontare insieme la soluzione dei problemi, ognuno disponibile a cedere parte delle proprie certezze a vantaggio dell’equità e della giustizia.

Non c’è soluzione ai problemi della città se non si affrontano i problemi strutturali della società globale. Non ci sarà giustizia ed equità per tutti se non ci sarà per ognuno di noi in ogni luogo a prescindere dalla fede religiosa o dall’idea politica.