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Domenica 15 Dicembre 2019




Mariano Improta, il ritratto di un grande dirigente

MarianoUn’esperienza calcistica quarantennale che denota una grande conoscenza, senso di responsabilità e spiccate doti manageriali e non solo, intarsiate da una sconfinata passione per il mondo del pallone.

Una figura di riferimento, per qualsiasi apprendista che si affaccia nel settore del calcio, che ha lasciato il segno in qualsiasi squadra per cui ha lavorato (è stato anche nel Napoli) per la sua professionalità e competenza fuori dal comune. È il ritratto spontaneo di Mariano Improta, segretario con la funzione di vicepresidente con delega alla firma dell’Afro Napoli United. Nella sua gloriosa carriera ha ricoperto svariati ruoli, dal direttore sportivo a quello generale fino all’attività di osservatore ed altro ancora. Tanti i calciatori che ha saputo valorizzare e lanciare nel calcio che conta, molte le amicizie importanti che è riuscito a tessere in questo sport, una su tutti quella con Carmine Tascone, noto scopritore di talenti, che ha portato Improta in una dimensione che è andata oltre il dilettantismo. L’esperto dirigente dei leoni, che compirà 66 anni il prossimo 6 giugno, vanta anche un prezioso record: non è mai stato esonerato né come allenatore né come dirigente in tutti i club in cui è stato e quindi quando ha deciso di intraprendere una nuova esperienza nel suo cammino lo ha sempre fatto in maniera indipendente. Ora la sua seconda pelle è il biancoverde e per capire la caratura del personaggio basti pensare che non appena Mariano decide di ritornare da ex nelle piazze in cui ha operato ognuna di loro è riconoscente nei suoi confronti e tutto questo per uno passionale come lui non ha prezzo. Ripercorriamo tutte le sue tappe parlando anche dell’universo Afro Napoli, un argomento a lui molto caro.

Credi che l’Afro Napoli debba ancora dimostrare qualcosa a tre giornate dalla fine del campionato?

Io penso che l’Afro Napoli sia una delle migliori squadre per gioco espresso ed organizzazione al di la dei risultati. E questo è merito di mister Ambrosino e del suo staff tecnico che sono il fiore all’occhiello in Eccellenza. Ritengo che nessuna squadra finora incontrata ci abbia mai sopraffatto. Quando abbiamo perso lo abbiamo fatto solo per nostri demeriti. La nostra è un’ottima rosa il cui premio doveva essere quello di ottenere i playoff. A onor del vero in tutti questi anni ho visto pochi allenatori far giocare bene la propria squadra come fa Ambrosino.

Lei alla Virtus Ottaviano è stato nella stagione 2017-2018. In che modo si affronta la sua ex squadra?

Nella stessa maniera in cui abbiamo fronteggiato la Frattese la settimana scorsa e qualsiasi altro avversario finora in campionato ovvero con voglia di vincere, ferocia e determinazione. Quello che dico è testimoniato anche dalle nostre prove superbe contro le squadre più blasonate del girone A. Non ci siamo mai snaturati in campo giocando sempre secondo le nostre caratteristiche a prescindere dall’antagonista di turno.

Perso ormai il treno dei playoff qual è l’obiettivo della squadra?

Dobbiamo chiudere bene il campionato dimostrando di poter entrare nel novero delle squadre più forti del torneo. Come neopromossa il nostro quinto posto attuale è un risultato di tutto rispetto e rappresenta un onore se si pensa che, nel girone A, l’Afro Napoli è a ridosso delle migliori compagini che hanno speso tanti soldi in estate per competere ad alti livelli.

Mi saprebbe indicare un aggettivo che sintetizzi la società multietnica?

Reputo l’Afro Napoli una società serena: ad esempio quando abbiamo perso non c’è mai stato nessun risvolto negativo all’interno dello spogliatoio e ciò è sinonimo di solidità e professionalità da parte del club e della squadra. Solo per questo meritavamo qualcosa di più del quinto posto. Viviamo qualsivoglia sentimento con raziocinio perché il nostro presidente Gargiulo è una persona equilibrata e tranquilla.

Mariano Improta visto da vicino che uomo è?

Mi reputo una persona educata, sincera e testarda a cui piace lavorare e che alcune volte diventa anche impulsiva.

Quali sono sempre stati i suoi più grandi interessi?

Il calcio e la politica all'università erano e sono tuttora la mia passione. Avendo giocato poco a calcio a 26 anni decisi di iscrivermi al corso per Allenatori per saperne di più su tattiche e preparazioni atletiche. Poi il caso volle che nel mese di ottobre del 1979 un caro amico e collega di ufficio, Alessandro Rosolino, mi propose di aiutarlo con la società per cui era impegnato e così mi ritrovai sulla panchina della S.S.C. Kennedy del presidente Mario Averga. La prima gara disputata fu Kennedy-Salvator Rosa del campionato Under 21 Regionale ed allora la squadra si allenava ai Camaldoli.

Ad un certo punto nel suo percorso calcistico c’è da segnalare l’incontro speciale nel 1989 con Carmine Tascone, il grande scopritore di talenti.

Tramite un amico in comune, Pasquale Lucignano, conobbi Tascone una sera fuori lo “Chalet Ciro” a Mergellina. Dovevamo cedere sia il titolo che i calciatori del Villaricca. Dopo alcune ore di discussioni incentrate su delle trattative Tascone mi propose di lavorare con lui nel periodo estivo durante la sessione di calciomercato. Così incominciai a lavorare presso i suoi uffici all'Hotel Terminus. Poi in seguito ci trasferimmo in un altro ufficio, aperto tutto l’anno, presso l'aeroporto di Capodichino. E voglio ricordare con orgoglio che ancora oggi durano tante altre amicizie speciali, quelle con Lanzillo, Picarone, Salvato, Simonetti e tanti altri.

Poi cosa è successo nel suo cammino? C’è una cosa di cui lei va fiero?

Iniziò un percorso significativo. All’epoca non erano ancora comparsi all'orizzonte i procuratori dei calciatori. Un grande vanto era che le società di calcio, dalla categoria professionisti a quella dei dilettanti, si rivolgevano alla Promotion Soccer (ex Calcio Promotion s.r.l.) per cedere, comprare calciatori e ingaggiare allenatori.

Quali erano le metodologie adeguate di quel tempo che si utilizzavano per scovare giovani promesse?

Durante tutto l'anno agonistico si girava sui campi per i raduni, per visionare calciatori o per fare relazioni su gare di campionato. Con Giuseppe Santoro, attuale team manager del Torino e in passato ex di Napoli, Inter e Watford, e Pasquale Lisetto abbiamo visionato migliaia di calciatori e squadre. Oggi l’attività di scouting si fa al computer, invece ai nostri tempi era la sintesi delle nostre argute osservazioni, valutazioni ed analisi sui giovani talenti attraverso fogli prestampati e schemi pensati da noi stessi. Impossibile dimenticare il maxi raduno annuale organizzato dalla Promotion Soccer dove presenziavano Moggi, Sogliano, Onofri, Perinetti, Iacobucci e la maggioranza delle società di serie A, B e C.

Tanti traguardi è riuscito ad ottenere nel corso della sua grande carriera come le vittorie dei campionati, ben 4 negli ultimi 6 anni…

Sì, questi successi restano scolpiti nella mia mente. A livello giovanile con la Promotion Soccer ogni anno si vinceva in una categoria giovanile o addirittura in due categorie. Ma gli anni più che mi sono rimasti nel cuore sono quelli di Sessa Aurunca con la Sessana. In due anni dalla Promozione alla fase nazionale per l'accesso alla serie D. L’unico rammarico fu la finale persa al 118esimo minuto del secondo tempo supplementare contro la Vibonese.

Dopo la breve parentesi al Savoia e i successi a Ponticelli e a Ottaviano, è arrivato il momento di approdare all’Afro Napoli United.

Se sono qui gran parte del merito va al direttore sportivo Pietro Varriale che ogni estate, quando ci sentivamo per telefono, mi ripeteva sovente che se avessi deciso di lasciare la Virtus Ottaviano lo avrei dovuto contattare. Ed eccomi all’Afro Napoli, un club per cui ho sempre mostrato grande ammirazione perché sposa un progetto che si rifà ai miei ideali culturali e politici. All’ennesima proposta di Pietro non ho rifiutato e dissi di incontrarci.

Che impressioni le ha fatto il presidente Antonio Gargiulo non appena l’ha conosciuto?

Ho avuto modo di parlare per cinque minuti con lui sulle tribune del campo del Vallefuoco nel periodo in cui la squadra faceva la preparazione. Del presidente mi hanno colpito la competenza, la pacatezza e l’organizzazione, tutte caratteristiche che mi fecero condividere sin da subito il progetto multietnico. Inoltre ringrazio Antonio Gargiulo per avermi dato tanta fiducia delegandomi come vicepresidente alla firma del contratto. All’Afro Napoli mi sono integrato perfettamente: si tratta di un ambiente dove si può parlare di tutto e non ci sono eccessi drammatici per una sconfitta né tantomeno si riscontra un’esaltazione collettiva per una vittoria. Questa società merita il meglio: dal presidente ai dirigenti fino allo staff di Salvatore Ambrosino con cui si è instaurato immediatamente un ottimo feeling. E poi aver rincontrato “Tyson” sul mio cammino è stato il massimo.

Data la sua lunga esperienza calcistica in che modo si può far crescere una società come l’Afro Napoli? Qual è la strada che si deve tracciare?

Io credo che il percorso di questo club sia già stato delineato e prevede che si punti sempre di più in alto. È normale poi che tutte le società ogni anno pretendano di migliorare il proprio organico, anche la Juventus ad esempio lo ha fatto quest’anno e lo farà nella prossima stagione. Il nostro direttore sportivo Pietro Varriale sa quello che deve fare. Quest’anno ci sono mancati quel pizzico di cattiveria agonistica e concentrazione contro formazioni medio-piccole ma non dimentichiamoci che il nostro tasso tecnico è pur sempre alto.

Alessio Bocchetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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